Ci siamo, il giorno che riassume anni ed anni di oblio e reticenze, occhi chiusi e levate di spalle, è giunto. Parliamo dell’ultima asta riguardante un “bene”, una proprietà davvero grossa ed imponente: la reggia di caccia di Carditello, in provincia di Caserta. Una reggia borbonica che fu vanto di caccia prima, ma poi fu una scommessa o meglio una visione che potremmo definire pre-razionalista: un sito in cui poter far coincidere il piacere paesaggistico dei regnanti con le ultime tendenze pre-industriali di distretto europee.
Questa Reggia, di campagna, fu nient’altro che la nostra “Venaria” sabauda del Regno di Napoli. Ma ha avuto sicuramente vita e destinazione diversa. Correggo: destinazione nulla. Proprietà di un ente di diritto pubblico ormai destinato a scomparire sommerso dai debiti con banche, si ritrova oggetto da monetizzare attraverso vendite. Nel frattempo, l’oblio e la desolazione di non servire a nulla se non per depredazioni e furti. Si erge ormai come un fantasma nelle campagne di quella che fu la Terra Felix, la più fertile d’Europa, tra cumuli di rifiuti legali ed illegali. Lì dove i Borbone vollero marcare il più possibile l’azione umana eseguita per rendere produttivo ed a regime ciò che difficilmente poteva essere: da paludi e regi lagni, pianura fertile e di lavoro. Quale sfida oggi, quale futuro per questo territorio una volta produttivo?
In Piemonte negli anni si è creata l’idea politica di dare un grande progetto, seppur oneroso per le casse statali italiane, ad una reggia e al suo territorio: Venaria nel giro di anni, oltre alla ristrutturazione e restauro, è diventata un polo museale ed espositivo di primo piano e una istituzione di alta formazione per la conservazione ed il restauro. Un esempio di come una grande idea politica sia diventata realtà in un territorio. Che fare per Carditello? Tanti gridano al restauro, al tirar fuori la reggia dalle grinfie di possibili privati. Molti hanno gridato a possibili confluenze malavitose in un territorio saturo di mafia. Molti politici promettono le loro attenzioni, ma ad oggi poco si è fatto se non passerelle, di più: la Regione Campania prima ha indicato uno stanziamento di soldi, poi nulla. Non si è sentito forte un discorso, che noi auspichiamo: un progetto politico non per la reggia, ma per tutto il territorio che rappresenta. Un’idea politica di cosa fare lì. Ma un’idea politica talmente forte da essere portata avanti anche col passare degli anni. I partiti e i politici loro espressioni vorranno cimentarsi? Ci saranno le qualità per esprimere questo?
Sono interrogativi a cui non sappiamo rispondere, ma sappiamo che per valorizzare e rendere futuribile qualcosa su un territorio bisogna partire dal genius loci. La chiave sta in quello che è stata questa terra: felice, dove l’economia è stata legata alla ruralità ed al paesaggio. La “maremma napoletana” potrebbe avere una sua Reggia. Ma bisogna che un’intera comunità ci creda e remi insieme, perché il tempo dei soldi a pioggia per restaurare senza senso e senza che sia unicamente per avviare una leva, un processo virtuoso e di autonomia, ma tanto per dare contentini fini a se stessi, è finito.

 

Nabil Pulita è Membro Segreteria Legambiente Campania