Siamo vicini alle prossime elezioni politiche che decideranno le sorti del nostro Paese. Dopo anni di bipolarismo, seppur imperfetto, ci troviamo dinnanzi all’incognita Monti, che scende in campo come espressione di un nuovo centro, dopo mesi di governo tecnico.
Non entrando nei meriti propriamente politici, è bene interrogarsi sul destino del Ministero del Turismo, nato con il dicastero di Michela Brambilla, cui bisogna riconoscere l’impegno di aver messo in luce un settore prima di allora lasciato in secondo piano, a dispetto dell’attuale ministro Gnudi, che denota un certo lassismo.

E’ bene tuttavia che, qualunque sia il partito che otterrà la maggioranza alle urne il 24 e 25 febbraio, il Ministero del Turismo rimanga in piedi, con tutti i suoi apparati territoriali. Preoccupano voci secondo cui alcuni schieramenti intendono invece abolire tale organo di governo, che dovrà piuttosto acquisire maggiore forza ed autonomia, giungendo anche a divenire un ministero con portafoglio, guidato da una personalità capace e autorevole.
E’ infatti nostra convinzione che, affinché l’Italia torni a crescere, è necessario promuovere le Pmi, la cultura, l’occupazione giovanile e il turismo, appunto.
A tal proposito, invitiamo chiunque siederà al dicastero dello sviluppo economico a tener in maggior conto cultura e turismo, grandi assenti nel Decreto Sviluppo.Concentriamoci allora sul tema dell’intangibile e del valore economico che esso può assumere, poiché nel nostro paese poche volte gli viene riconosciuto.

 

Stefano Monti è direttore editoriale di Tafter