L’incendio alla Città della scienza: l’ultimo atto di un malato dolente

Trascorse poco più di 24 ore, il sito della Città della Scienza di Bagnoli a Napoli non è ancora accessibile per via del terribile incendio divampato nella notte di lunedì.
Sede di un museo interattivo dedicato ai fenomeni e alle scoperte scientifiche, polo scientifico all’avanguardia, luogo di promozione culturale e incubatore d’imprese giovanili, la Città della Scienza era nata nel 2001 dall’evolversi di un progetto sviluppato negli anni ’90 dalla Fondazione IDIS e dal suo ideatore, lo scienziato Vittorio Silvestrini.

Utilizziamo il passato perché nulla di tutto questo rimane oggi. Un vasto incendio ha distrutto quattro dei cinque padiglioni dello Science Center italiano.

Sorta sulle spoglie di una vecchia fabbrica chimica, motivo per cui già in fase di costruzione è stata oggetto di vertenze legate all’inquinamento ambientale del sito prescelto, il polo scientifico-museale era parte di un più ampio progetto di riqualificazione dell’area ex-industrializzata di Bagnoli. Questa la ragione che spiega la notevole importanza che lo science center ha rivestito per il capoluogo campano, importanza confermata da un iniziale forte afflusso di contributi regionali e programmatici.

Con un fatturato di 9 milioni di euro nel 2005, il cui culmine ha raggiunto i 12 milioni nel 2009, la Città della Scienza ha beneficiato fino a tale anno di contributi regionali che oscillavano tra i 3 e i 3,8 milioni di euro annui e di contributi provenienti dai fondi strutturali compresi tra un minimo di 700 mila euro e un massimo di 9 milioni di euro. Ma non solo.

Altri dati e altri progetti confermano la scelta forte da parte dell’amministrazione campana, comunale e regionale, di riqualificare l’area di Bagnoli, investendo nella cultura, nell’eccellenza scientifica e nel turismo.

Tra il 2006 e il 2008 sono stati spesi quasi 8 milioni di euro per il risanamento dell’area e si era andata affermando la possibilità che fosse il litorale di Bagnoli a ospitare la tappa campana delle pre-regate della “America’s Cup” nella primavera 2013, proprio in vista di una sua maggior valorizzazione.
All’improvviso più nulla. Il progetto di spostare l’“America’s Cup” a Bagnoli è stato abbandonato, ma soprattutto dal 2010, il flusso di contributi, regionali e comunitari, è venuto meno. Nessun tentativo di risanamento regionale è stato più intrapreso, dando la viva impressione di un abbandono della strategia di sviluppo regionale Asse 7 volta a sostenere l’area di Bagnoli come volano per la promozione della Campania e del Mezzogiorno nel Mediterraneo.
Tanto si è pensato, tanto si è fatto, ma l’improvviso venir meno di un progetto forte, sostenuto nel lungo periodo da scelte strategiche e da investimenti che tanto avrebbero potuto contribuire alla riqualificazione territoriale di Bagnoli e dello stesso capoluogo campano ha interrotto tutto.
Chi ha appiccato dunque il fuoco alla Città della Scienza? Il disinteresse e l’abbandono di strategie volte alla vera e forte riqualificazione di un sito che la avrebbe meritata.

Stefano Monti è direttore editoriale di Tafter