L’assetto politico del nostro Paese è stato storicamente segnato da una forte frammentazione. Comuni, Signorie e Stati Regionali, nella loro evoluzione, hanno contribuito a coniare un sistema di valori, un profilo identitario e una ricchezza culturale che, sedimentatisi, sono confluiti nello spirito italiano, plasmandolo indelebilmente.
La condizione a cui si vuole far riferimento con il termine frammentazione, nel corso dei secoli, è riuscita a modellare l’ economia della penisola, incentivando lo sviluppo di tradizioni produttive altamente specifiche e specializzate. Questi bacini di conoscenze e competenze fortemente variegati hanno trovato piena espressione nella fioritura dei distretti industriali, le cui dinamiche ancora oggi contribuiscono a forgiare la qualità del Made in Italy.

Al di là di rappresentare un limite, la frammentazione ha bensì costituito uno stimolo per l’imprenditoria locale, spronando al miglioramento continuo e rilanciando la spinta competitiva. La produzione italiana ha saputo, così, trovare una sua specifica definizione in un ampio spettro di settori, dall’abbigliamento all’alimentare, dall’arredo all’automazione, specializzandosi in innumerevoli categorie merceologiche.Nel fronteggiare un mondo imprenditoriale dominato da queste dinamiche, poter gestire autonomamente una moneta nazionale, stampandola o svalutandola razionalmente a seconda delle necessità, aveva un ruolo doppiamente strategico.E’ stato questo potere, infatti che, combinato alla rete di relazioni fra le banche e le fondazioni bancarie, ha saputo promuovere lo sviluppo imprenditoriale dell’Italia.

E’ importante notare, però, come non siano stati solo positivi i risvolti prodotti dalla frammentazione sulla penisola: a pagare maggiormente le conseguenze sono infatti, ancora oggi, il settore della cultura e quello del turismo, sempre più interrelati. La stessa condizione che, indirettamente, ha posto le basi per il vantaggio competitivo delle nostre piccole e medie imprese ha più volte minato la capacità di abbracciare una visione d’insieme in due settori chiave per la crescita economica contemporanea. Sviluppare un’offerta culturale e turistica di ampio respiro, guardando oltre i confini territoriali in una prospettiva sistemica di livello regionale e nazionale, è fondamentale per promuovere il nostro Paese e il suo patrimonio sui mercati globali.

La costruzione di una rete efficace fra una serie di attrattori e territori solo apparentemente lontani deve diventare una priorità se si vuole sostenere una riconversione efficace e sostenibile della nostra economia. In questo senso, è opportuno fare un’attenta riflessione anche sui distretti culturali. Se da un lato queste aggregazioni hanno il merito di mettere in rete gli attori locali, le risorse e le competenze distintive, dall’altro rischiano di frenare l’adozione di una logica più ampia, che sappia condurre ad una valorizzazione integrata e diffusa del sistema Paese.

Stefano Monti è direttore editoriale di Tafter