rotterdamAlcuni capolavori di Picasso, Monet e Matisse, rubati nell’ottobre 2012 al museo cittadino Kunsthal di Rotterdam, sarebbero stati bruciati da Olga Dogaru, la madre di Radu Dogaru, indagato insieme ad altri due connazionali romeni per il furto delle opere.
Secondo il direttore del Museo di Storia Naturale della Romania, Ernest Oberlander-Tarnoveanu, qualora la distruzione dovesse essere confermata, la donna rischierebbe anche di essere accusata di “crimini contro l’umanità”.

Ma a dire il vero parlare di violazione di diritti umani o di crimini contro l’umanità sembrerebbe eccessivo, anche se si tratta indubbiamente di atti gravissimi contro il patrimonio artistico e culturale olandese. Infatti, i crimini contro l’umanità si distinguono dai crimini comuni in virtù dell’inserimento del reato nel contesto dell’attacco contro la popolazione civile nel quadro di una politica criminosa diffusa o sistematica voluta o tollerata dalle autorità statali o da un’autorità con poteri simili a quelli dello Stato, come nel caso di sterminio, deportazione, torture, ecc.; definizione, peraltro, confermata dall’art. 7 dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale.

Anche se non si conoscono precedenti in tal senso, varrebbe la pena di verificare se vi siano norme del codice penale romeno o olandese che sanzionino atti di distruzione di opere d’arte dal quale derivino perdite per il patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale oppure se vi siano norme che puniscano chiunque occulti o distrugga il “corpo del reato” (nel caso di furto di opere d’arte, le opere stesse).

 

Silvia Stabile è avvocato esperta in Diritto della Proprietà Intellettuale e Diritto dell’Arte, partner dello Studio Legale Negri-Clementi