colquaIl 18 luglio scorso è stato annunciato l’accordo che sancisce la concessione d’uso del Palazzo della Civiltà Italiana, per 15 anni, a Fendi, società che oggi fa capo al gruppo francese LVMH. A promuoverlo è stata EUR S.p.a., l’azienda pubblico-privata che rappresenta l’evoluzione di quello che era l’Ente EUR, fondato nel 1936 in qualità di Ente Autonomo per l’Esposizione Universale di Roma del 1942.

La storia ha poi voluto che quell’anno l’Italia, l’Europa e il mondo si trovassero a combattere la Seconda Guerra Mondiale. L’esposizione non si è mai tenuta e con lei le celebrazioni del ventennio fascista; ma l’EUR, il quartiere sorto a sud di Roma, deve molto ad entrambe.
Oggi ribattezzato quartiere Europa, è stato progettato negli anni Trenta in vista del grande evento, voluto da Benito Mussolini in persona, per celebrare i vent’anni della marcia su Roma. Da sempre ha voluto rappresentare l’espansione della Capitale verso il mare.
Costruito sul modello dell’urbanistica classica romana, reinterpretata secondo l’ideologia fascista e il Razionalismo Italiano, quello che viene oggi considerato il business district della città di Roma è costellato di edifici monumentali, massicci e squadrati, in marmo bianco e travertino, dal forte valore simbolico. L’EUR è un complesso architettonico ed urbanistico denso di significato, di storia, di cultura, pensato sin dagli esordi per essere più di semplice materia, per costituire viva testimonianza di una parte del nostro passato.

L’edificio che più di ogni altro simboleggia l’operazione condotta e il modello architettonico e culturale secondo cui questa è stata sviluppata è proprio il Palazzo della Civiltà, noto anche come Colosseo Quadrato per la presenza degli archi sulle sue quattro facciate. Progettato da Giovanni Guerrini, Ernesto Lapadula e Mario Romano è una struttura dal grande eco storico e politico, densa di simbologia e significati allegorici: dall’incisione che vuole raccontare l’italianità, alle statue narranti le virtù del popolo italiano, alla scelta del travertino che, oltre a ripristinare il legame con le tradizioni dell’Impero romano, voleva sottolineare i moti autarchici del regime, fiero di esibire la propria autosufficienza economica.

Dal punto di vista amministrativo il quartiere rappresenta, a tutti gli effetti, un’anomalia. A governare il patrimonio di palazzi, musei, strade e parchi naturali, lasciati in eredità dall’ente originariamente fondato per l’esposizione del 1942, è dal 2000 EUR S.p.a., una società controllata al 90% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e per il restante 10% dal Comune di Roma.
Tale soggetto è stato creato per gestire e valorizzare il patrimonio mobiliare e immobiliare di sua proprietà, ma negli ultimi anni si è rivelato particolarmente interessato alla sua messa a reddito, perseguita tanto con l’affitto di spazi ed intere strutture, quanto con attività inerenti lo sviluppo immobiliare, l’energia e i servizi in genere.

EUR S.p.a. rappresenta a tutti gli effetti la privatizzazione di una porzione di territorio, un soggetto giuridico fuori dagli schemi che, sfruttando la forza patrimoniale dei beni che dovrebbe gestire e valorizzare e la protezione politica ed istituzionale che deriva dalla sua natura ibrida, s’impegna in forti indebitamenti e porta avanti operazioni d’investimento secondo logiche d’interesse non sempre trasparenti.
Non estranea alle critiche, la società è stata di recente portata all’attenzione dei media per l’accusa di corruzione rivolta a Riccardo Mancini, ex AD, per le assunzioni e i favoritismi in pieno stile Parentopoli e per la magistrale bravura nell’innescare giochi di scatole cinesi fra società connesse e controllate.

L’ultima operazione controversa riguarda proprio il Colosseo Quadrato, il cui uso è stato dato in concessione a Fendi per 15 anni, alla cifra apparentemente esorbitante di 2.800.000 euro annui. La griffe vuole fare della struttura il proprio headquarter, adibendo il piano terra a contenitore per un’esposizione dedicata al Made in Italy e alla creatività italiana. La società ha dichiarato di aver scelto l’edificio per valorizzare il suo legame con l’italianità e la città di Roma.
Peccato però che dal 1999 il marchio sia stato sapientemente acquisito da Patrizio Bertelli e Bernard Arnault, quest’ultimo – particolarmente interessato ai brand del Made in Italy – è proprietario del colosso francese LVMH, che controlla circa una sessantina di marchi nei settori moda e lusso, e che nel 2012 ha registrato un fatturato di 28 miliardi di euro.

Le multinazionali straniere iniziano così a farsi strada verso la nostra più grande ricchezza, il patrimonio culturale, nella cui gestione continuiamo a mostrare debolezza e mancanza di prospettive. Non c’era un modo migliore di intervenire sul Palazzo della Civiltà Italiana se non quello di darlo in concessione ad un colosso internazionale della moda? Siamo sicuri che procedendo in questo modo EUR S.p.a. possa dire di perseguire l’obbiettivo per cui è stata creata, ovvero la gestione e la valorizzazione del patrimonio affidatole?

Non la pensa così Umberto Croppi, che sulla questione ha molto da dire. Direttore generale della Fondazione Valore Italiana, in un recente intervento su Repubblica ha chiamato in causa la legge 24 dicembre 2003 n. 350, con la quale è stata istituita l’Esposizione Permanente del Design Italiano e del Made in Italy, la cui gestione è stata affidata proprio alla Fondazione Valore Italia in seguito ad una convenzione sottoscritta in data 28.05.2009 dal Ministero dello Sviluppo Economico, dal Ministero dei Beni Culturali e da EUR S.p.a.
Ebbene sì, l’esposizione avrebbe dovuto avere sede proprio nel quartiere sud ovest della Capitale, all’interno del Colosseo Quadrato.

La struttura, infatti, più volte era stata destinataria di investimenti pubblici, sia da parte del Mibac, che spese 16 milioni di euro per interventi di consolidamento e restauro quando si pensava di farne il Museo dell’Audiovisivo, che da parte della società partecipata. L’obbiettivo era farne una struttura espositiva sicura e attrezzata per ospitare attività culturali, oltre alla Discoteca di Stato.
Nel luglio 2012 anche il governo tecnico ha intuito la necessità strategica di un’iniziativa per la promozione del Made in Italy, differendo di fatto al 2014 la decisione di sopprimere la Fondazione Valore Italia, avanzata nel decreto “spending review”.

Secondo Croppi l’operazione condotta da EUR S.p.a. è di una gravità assoluta per diverse motivazioni. Innanzitutto, la convenzione sottoscritta nel 2009 è da considerarsi, di fatto, ancora in vigore e, inoltre, l’intesa è stata sottoscritta quando nella società pubblica non era ancora stato nominato uno degli organi – l’amministratore delegato. In aggiunta a tutto ciò, se anche le autorità competenti dovessero autorizzare tale procedura, si dovrebbe comunque procedere con un’evidenza pubblica e, oltretutto, procedendo in questi termini, l’investimento di 16 milioni di euro effettuato dal Mibac in passato costituirebbe, di fatto, un’indebita elargizione di denaro pubblico a beneficio di un privato.

C’è ancora un aspetto, però, assai difficile da capire. Croppi parla di una valutazione effettuata in data 26 ottobre 2007 dall’Agenzia del Territorio su istanza dell’Eur Spa che, a fronte dei 2.800.000 euro anni chiesti a Fendi, attribuisce alla porzione del palazzo un valore locativo di 4.680.000 euro annui. Se questi dati sono corretti, perché mai il canone richiesto alla griffe dovrebbe essere più basso? Saremo mica innanzi alla svalutazione di una delle nostre più eloquenti testimonianze di civiltà a favore di una multinazionale straniera?

Quel che è certo è che ancora una volta il management italiano della cultura ha dimostrato di vivere dell’espediente e mancare di prospettive. Che sia semplicemente un limite delle figure preposte alla gestione e alla valorizzazione del patrimonio o piuttosto la spia di una vulnerabilità che ci rende particolarmente appetibili agli occhi dei colossi internazionali?