gayrussLa follia del mondo contemporaneo ci ha reso avvezzi a qualsiasi tipo di stravaganza e ormai capita raramente di rimanere esterrefatti davanti a un evento, una notizia, un comportamento che riconosciamo essere inusuale quando non addirittura irrazionale. Non è dato sapere se anche il governo russo confidasse nell’alto grado di assuefazione della gente alle stranezze globali, il giorno in cui ha deciso di approvare a livello federale la legge che vieta la “propaganda omosessuale” e le relazioni sessuali “non tradizionali” in tutta la Russia.

Una decisione che ha portato questo immenso paese molto vicino all’Europa indietro di decenni, riaprendo il dibattito sui diritti della comunità LGBT a livello internazionale. Accade così che mentre gli stati dell’America Latina facciano parlare di sé non solo per i molti miracoli economici, prima annunciati e poi smentiti, ma anche per un’inaspettata apertura nei confronti degli omosessuali – tramite il riconoscimento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, come è avvenuto di recente in Argentina, Brasile e Uruguay – la Russia abbia legalizzato l’omofobia, arrivando a prevedere la creazione di un meccanismo che possa consentire in un prossimo futuro la sottrazione dei figli alle coppie omosessuali.

Un provvedimento destinato ad avere molte ripercussioni anche sulla vita culturale del paese che dovrà rinunciare ad alcuni dei suoi esponenti artistici più amati e internazionalmente riconosciuti, come dimostrano le prime fughe all’estero di alcuni intellettuali, giornalisti e artisti dichiaratamente omosessuali. Nell’attesa che la musica di Tchaikovsky sia vietata per legge in quanto gay – e perché magari ascoltando le sue composizioni, le ragazze e i ragazzi russi potrebbero subire un’influenza “negativa” – i dettagli sulla vita sessuale del grande compositore sono stati alacremente e silenziosamente eliminati da alcune opere teatrali e cinematografiche, attualmente in lavorazione, sulla vita e sull’ascesa artistica del maestro. A ciò si aggiunge la quasi buffa notizia del divieto imposto da un tribunale di Mosca di realizzare le celebrazioni del gay pride per i prossimi cento anni.

Da qui alla negazione di alcuni diritti fondamentali il passo è davvero breve. Come qualcuno molto saggiamente ha detto, sembra sul serio che non ci sia mai limite al peggio.

 

Vittoria Azzarita è caporedattrice di Tafter Journal