La tanto citata devolution è un sistema di competenze che trasferisce mansioni e prerogative dallo Stato alle Regioni. Nonostante l’apparente semplicità del suo principio ispiratore, la situazione reale in merito si profila, nel nostro Paese, piuttosto complessa e non priva di insidie.
La “periferia” delle Amministrazioni nazionali, infatti, patisce oggi una condizione di grande incertezza, che deriva proprio dalla “spinta” alla devolution, fortemente auspicata da alcune Regioni. Non tutti sanno, però, che sono poche, in realtà , le Regioni che avranno il diritto di richiedere allo Stato l’assegnazione delle risorse finanziarie indispensabili alla “copertura amministrativa” dell’intervenuta devolution. Le altre, invece, dovranno con tutta probabilità interagire con le strutture periferiche statali, loro interlocutrici, nell’ambito di quell’organismo collegiale che è stato istituito presso ogni Ufficio territoriale del Governo.
Per tale strada, dunque, si viene a realizzare quel modello diversificato di amministrazione delle politiche pubbliche suggerito da alcuni studiosi come l’unico che renda possibile, nei fatti, una “Costituzione a geometria variabile”. Secondo questo modello, la tollerabilità delle spese di gestione è a carico dell’istituzione che continua a svolgere la funzione; mentre, se nelle materie a competenza legislativa esclusiva la Regione legifera, riceverà dallo Stato quanto le può essere utile per la gestione, accompagnata da un adeguamento della sua capacità impositiva. In parole più semplici, solo alcune regioni più potenti potranno dare, in prima persona, un input allo stato; nelle altre, la maggior parte, si andranno verosimilmente a creare situazioni molto complicate.
Ma quali sono le regioni che si stanno attivando in vista di questo cambiamento istituzionale? L’unica di cui conosciamo concretamente il progetto è il Piemonte, che ha già stipulato un’intesa Stato-Regione in cui figura anche la voce Beni Culturali. Si sta lavorando alla messa a punto di un accordo di programma-quadro con il Ministero che attua l’intesa, e in quella sede si è proposto di investire 300 milioni da impiegare principalmente per le residenze di storia sabauda, ma anche per musei. La Regione investirebbe 200 milioni, attingendo ai fondi strutturali del 2001-2006; al Ministero si chiede invece di metterne altri 100 (dai fondi del Lotto o del proprio bilancio o del Cipe) e alle Fondazioni bancarie di completare l’investimento. In questo modo, in base alla stima dei Beni culturali fatta insieme alle Soprintendenze ai Beni artistici e ai Beni architettonici, sentiti anche il Comune di Torino e gli altri comuni interessati, tutte le residenze sabaude, da Stupinigi a Venaria, da Agliè a Racconigi, potrebbero essere restaurate, riordinate e rese ampiamente fruibili, costituendo un vero e proprio “pacchetto” di proposta, di immagine internazionale.
Ma a parte questo particolare caso, le regioni periferiche subiranno, probabilmente in modo feroce e intollerabile, l’effetto del decentramento. Se non si preoccuperanno di affiancare al mero meccanismo della devolution un programma di obiettivi ben preciso. In concreto, se la Puglia o la Basilicata (per fare un esempio) dovessero chiedere allo Stato il trasferimento di specifiche competenze, quest’ultimo si preoccuperebbe di prescrivere loro anche degli scopi da raggiungere. Alla Regione, dunque, non si concederebbero semplicemente maggiori poteri di gestione sui Beni culturali, con la modalità “carta bianca”, ma le si offrirebbero anche dei correttivi per meglio raggiungere le finalità che si sono poste.
Conferma dello stato di difficoltà di alcune amministrazioni periferiche, secondo le ultime indiscrezioni, sono i tagli imposti alle Soprintendenze di Modena e Reggio. Il governo sembra volerle declassare a semplice “sportello” periferico burocratico, privo di autonomia, di poteri e risorse. E ciò potrebbe accadere anche per altre soprintendenze (Arezzo, Pisa, Parma ecc…), in modo da per accentrare le decisioni su progetti e finanziamenti in città e regioni meno periferiche. In plateale contrasto con i principi del federalismo e della devolution. D’altro canto, nuove Soprintendenze sono state appena create, quali quelle di Lecce e di Lucca.
Nel contesto di questo importante e difficile processo di cambiamento, che non ha radici storiche e che, soprattutto, viene gestito con difficoltà a causa dello scontro tra governo e “pressioni” culturali locali, il 13 febbraio scorso è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il Regolamento interno (a proposito di Beni Culturali e devolution) nel cui schema, all’articolo 17, compare la “eventuale soppressione” delle Soprintendenze archeologiche di Roma e di Pompei, oltre che dei “Poli museali” di Firenze, Roma, Napoli e Venezia.
Questo Regolamento, proprio in conseguenza del suddetto articolo, prelude ad una separazione dei monumenti e dei musei dalla tutela del territorio, che passerebbe alle Soprintendenze regionali. Monumenti e musei potrebbero finire invece in una Fondazione, dove interverranno anche i privati.
Si somma a questo stravolgimento, un cambio di nomenclatura e di personale: le Soprintendenze regionali si chiameranno Direzioni regionali, avranno più poteri di prima e potranno essere dirette non solo da archeologi, ma anche da storici dell’arte o da architetti. E persino da personale esterno al ministero, da amministrativi o addirittura da manager. Dobbiamo aspettarci da queste figure una maggiore abilità nella gestione dei Beni Culturali (una gestione più dinamica e redditizia) o è maggiore il rischio di incompetenza (totale ingnoranza in storia dell’arte o archeologia)? Riprendendo il titolo di un noto intervento polemico di Salvatore Settis su La Repubblica, la domanda potrebbe essere: il manager salva o “non salva l’arte”?

La Devolution
Il termine devolution viene usato in Italia per indicare il passaggio di attribuzione di poteri su talune materie (esempio: scuola, sanità) dallo stato agli enti locali. Lo scopo di questo passaggio è di attribuire i diritti e i doveri connessi alla gestione delle materie oggetto del processo di devolution ad organi dello stato più vicini ai cittadini che di tali diritti beneficiano. Nel 2001 è stato approvata un riforma della Costituzione che ha assegnato maggiori compiti alle regioni. Nella successiva legislatura è stato presentato un ampio disegno di legge di riforma della seconda parte della Costituzione, che, come si può leggere nel sito http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/devolution/ “rimodula l’assetto delle attuali competenze legislative: da un lato, ritornano allo Stato alcune materie difficilmente frazionabili; dall’altro lato, si valorizza il ruolo delle autonomie regionali, attraverso l’attribuzione di competenze esclusive attinenti alla sanità, alla scuola ed alla sicurezza pubblica (devolution)”
(definizione tratta da Wikipedia – L’enciclopedia Libera – http://it.wikipedia.org)

Riferimenti:
www.governo.it

www.regioni.it
www.beniculturali.it
www.patrimoniosos.it