“La verità con i tuoi occhi”: mai titolo fu più adeguato per quella che doveva essere una tranquilla giornata di apertura al pubblico del complesso monumentale dei Girolamini di Napoli, per testimoniare i lavori di recupero portati avanti in questi anni, e che si è rivelata invece essere la giornata in cui la storica Biblioteca del 1586 viene sequestrata preventivamente a causa del trafugamento di preziosi manoscritti che da anni verrebbero sottratti e illegalmente riversati sul mercato nero degli antiquari.

Ad essere stato iscritto nel registro degli indagati è il direttore Massimo De Caro, che ricopre la carica dal 2011, con l’accusa di peculato (appropriazione di cosa pubblica) dopo che nelle sue abitazioni sono stati rinvenuti manoscritti e altri volumi antichi di cui si dovrà accertare la provenienza.

Un ennesimo caso di mala cultura che investe il territorio campano e che solleva numerose polemiche, soprattutto alla luce del fatto che già una petizione popolare, firmata da oltre 3.500 persone, era scattata per richiedere al Ministro Ornaghi la rimozione di De Caro dall’incarico (visto che in passato era già stato travolto in un’inchiesta su traffici illeciti di libri antichi) e l’apertura di una commissione di inchiesta ministeriale in grado di accertare le azioni portate avanti dalla passata e dalla recente gestione della Biblioteca.

“Le chiediamo come sia possibile – si legge nella petizione – che la direzione dei Girolamini sia stata affidata dai padri filippini, con l’avvallo del Ministero che ne è ultimo responsabile, ad un uomo che non ha i benché minimi titoli scientifici e la benché minima competenza professionale per onorare quel ruolo”.

La risposta del ministro che, ricordiamolo, beneficia di Massimo De Caro come consulente nel settore della cultura e dell’editoria, ha però lasciato intendere l’assoluta estraneità del MiBAC nella vicenda in quanto la nomina del direttore è di competenza della Congregazione religiosa e non del ministero.

De Caro si è ora autosospeso da direttore della Biblioteca fino al completamento di ogni indagine (ma non dal ruolo di consigliere del Ministero, che ricopre dalla legislatura precedente) e al suo posto la custodia del complesso è stata affidata a Mauro Giancaspro, direttore della Biblioteca Nazionale.

E se la notizia ha gettato un ulteriore ombra sulle tante beghe amministrative che riguardano la cultura campana, non rappresenta invece una novità per il popolo napoletano la notizia dell’appropriamento indebito di volumi storici della biblioteca da parte di chicchessia. I furti, a quanto dichiarato dalla Congregazione dell’Oratorio, sono cominciati dal 1960 e si sono intensificati soprattutto negli anni ‘80, dopo il terremoto, quando il Complesso monumentale fu occupato dai senzatetto.

Se pensiamo infatti che incunaboli antichi possono raggiungere cifre che si attestano sui 500-700mila euro, riusciremo forse a capire il guadagno sotteso a questo perverso commercio nero che si sviluppa e si alimenta soprattutto tra mercati e fiere antiquarie estere.

Ancora una volta, quindi, le strade della politica e quelle della giustizia si intersecano: a rimetterci sono i preziosissimi reperti storici e culturali di una regione sempre più depredata, nel passato come nel presente.