Walter Tobagi, giornalista del Corriere della Sera moriva a trentasette anni il 28 maggio 1980 a Milano, ucciso a colpi di pistola da un commando di terroristi delle Brigate Rosse. Iniziò la sua carriera da cronista già negli anni del liceo e, prima di lavorare per il Corriere, scrisse sulla colonne dell’Avvenire e dell’Avanti.

Durante i cosiddetti anni di piombo si interessò approfonditamente del mondo delle organizzazioni terroristiche e della lotta armata: analizzando il fenomeno, attraverso le sue inchieste giornalistiche e interviste, riuscì a sfatare diversi miti a riguardo ( rintracciò diversi segnali di dissenso all’interno delle organizzazioni stesse) e a percepire il pericolo che il movimento potesse radicarsi all’interno delle fabbriche, tra gli operai. Oltre agli articoli Tobagi pubblicò sette libri incentrati sul mondo dei movimenti studenteschi e sindacali. Proprio queste sue indagini sugli ambienti in cui ebbe origine la lotta armata lo portarono a divenire a sua volta vittima di un omicidio da parte della Brigata XXVIII marzo, i cui componenti ( figli della borghesia milanese) vennero processati ma non tutti vennero incarcerati.

La tecnica giornalistica e il suo metodo di eseguire e portare avanti le inchieste in modo scrupoloso e attento è divenuto un vero e proprio modello per coloro che vogliono intraprendere la stessa carriera. La scuola di giornalismo di Milano ha preso il suo nome per onorare la memoria di un cronista che, formandosi sul campo, è divenuto un simbolo di professionalità e diligenza. La figlia, Benedetta Tobagi ha seguito le orme del padre diventando anch’essa giornalista.