Si celebra con cadenza regolare dal 2000, anno in cui è stata istituita, la Giornata Mondiale del Rifugiato, un’occasione in cui vengono raccontate e rese note le cifre di uno dei fenomeni più tragici del nostro secolo. Perché lo status di rifugiato, riconosciuto anche a livello giuridico dalle organizzazioni internazionali, non è mai una condizione che viene scelta o eletta. A diventare rifugiato ci si ritrova improvvisamente a causa di tragici fattori esterni che costringono ad abbandonare la propria terra: si tratta di persone obbligate ad allontanarsi dal proprio paese a causa di discriminazioni razziali, religiose, politiche, guerre o carestie che, per sfuggire alle persecuzioni nei loro confronti richiedono asilo agli stati stranieri per trovare protezione. Il fenomeno dell’immigrazione forzata è sempre esistito nell’arco dei secoli ma, a seguito della seconda guerra mondiale, nel 1950 l’Onu ha istituito un vero e proprio organismo, l’Alto Commissariato per i Rifugiati (United Nations High Commissioner for Refugees, UNHCR) per tutelare coloro che necessitano di richiedere asilo politico. Il concetto giuridico di rifugiato, infatti, compare per la prima volta nel 1951 all’interno della Convenzione redatta il 28 luglio 1951 e definisce coloro che hanno ricevuto dallo stato che li ospita un riconoscimento a livello legislativo.

 

Le cifre snocciolate dal rapporto annuale dell’alto commissariato sulla evoluzione del fenomeno lo scorso anno sono sconfortanti: nel 2011 sono stati 4 milioni e 300mila coloro che hanno abbandonato forzatamente la propria casa per rifugiarsi all’estero. Si tratta del dato più alto registrato negli ultimi 12 anni, stima che si è aggravata in particolar modo a seguito della recente guerra in Libia. La maggior parte di questi è rimasta all’interno del proprio paese, mentre 800 mila sono coloro che hanno trovato rifugio nei paesi confinanti.

Ogni anno, sono diverse le iniziative organizzate in Italia dalle istituzioni e dalle associazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica su una problematica sempre attuale. Come ormai accade da qualche anno, a Roma nella notte tra il 19 e il 20 giugno il Colosseo si è illuminato: sulle pareti del celebre anfiteatro è stato proiettato tutta la notte il logo dell’alto commissariato dell’Onu. Stasera l’appuntamento invece è spostato al cinema Kino Village dove verrà proiettato il film “Mare Chiuso” di Andrea Segre e Stefano Liberti, patrocinato da Amnesty International.

 

A Napoli la campagna di sensibilizzazione durerà l’intera serata del 20 giugno: si inizia dal pomeriggio con la proiezione in piazza di un documentario per continuare sino a sera con un concerto di musica tradizionale del Mediterraneo accompagnata da un aperitivo multietnico.

 

Tutti gli eventi per questa giornata sono consultabili sul file dell’agenzia UNHCR