Ha girato il video della sua canzone “I was here” all’interno della sala dell’Assemblea delle Nazioni Unite, prestando così la sua celebrità alla cause umanitarie dell’Alto commissariato per i Rifugiati: spetta, infatti, alla cantante Beyoncè quest’anno il ruolo da testimonial per il World Humanitarian day, iniziativa volta a riscoprire la solidarietà e la fratellanza, organizzata e promossa dall’Onu, il 19 agosto 2012. Il 19 agosto del 2003 esplodeva, presso la sede Onu di Bagdad un camion bomba condotto da un terrorista kamikaze, che uccise 22 persone. Una strage che da allora viene commemorata ogni anno dalle Nazioni Unite che è riuscita a trasformare un evento doloroso e carico di angoscia in un’iniziativa volta a dare speranza e conforto a tutti coloro che nel mondo ne sono privi. Un’intera giornata che si pone come obiettivo quello di non rimanere immobili di fronte alle sofferenze vicine o lontane che siano dal nostro paese ma di reagire apportando il proprio contributo. Non si tratta di mettere in scena gesti eclatanti e clamorosi, perché per dare una mano a chi ne ha bisogno e per dimostrare la propria solidarietà sono sufficienti pochi e semplici gesti, talmente naturali che a volte vengono dimenticati perché travolti dall’euforia quotidiana.

 

 

 

 

La cantante americana ha quindi regalato il suo brano che ha così ribattezzato l’iniziativa del 2012: attraverso un filmato presente nel sito dedicato I was here.org, Beyoncé invita ognuno di noi a mettere in pratica quei piccoli gesti che possono cambiare la vita quotidiana di molti. Un video con l’obiettivo di lanciare un appello mondiale per aderire e per registrare poi la propria personale esperienza nel sito dedicato. Dunque, ognuno di noi ha tempo sino a domenica prossima per raccontare una storia personale di solidarietà ed aggiungere la propria voce a quella di altre milioni di persone.

 

 

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I suggerimenti presenti nel sito per aderire sono diversi ma ognuno può contribuire con i propri consigli e arricchire così la lista. Gli esempi sono diversi: basta fermarsi un attimo e guardarsi intorno e scoprire che la persona anziana vicino a noi ha bisogno solo di un po’ di compagnia; oppure che l’ospedale davanti al quale passiamo per andare al lavoro tutti i giorni è pieno di persone in cerca di una parola di conforto; o che la nostra città brulica di associazioni che ricercano volontari per portare avanti le proprie attività; o che l’oggetto che siamo in procinto di buttare nella spazzatura, forse potrebbe essere utile al nostro vicino e che regalandoglielo gli doneremo al contempo un sorriso; o che lo stesso sorriso lo potremmo riscoprire nel volto di un senza tetto a cui preparare un panino per pranzo.
I modi per rendersi utile con il prossimo e riscoprire il valore della solidarietà sono infiniti, e sicuramente una sola giornata non è sufficiente per sensibilizzare l’opinione pubblica. L’iniziativa è solo uno spunto e uno stimolo per ognuno di noi, al fine di riscoprire il valore della fratellanza e dall’aiuto reciproco che non sia circoscritto alle 24 ore della giornata dedicata.