Quale modo migliore di affrontare il mezzogiorno affamato di San Pantaleo, paesino frazione di Olbia, dove si raccoglie il pubblico dei primi appuntamenti del Time in Jazz 2012, se non con lo spettacolo “Food Sound System” di Donpasta?

Il suo miscuglio di cucina, racconti popolari e musica fa da ospite perfetto alla manifestazione che si preannuncia come un originale coacervo di diverse esperienze sensoriali, che non si limitano solo a quella musicale.
Questo eclettico artista, accompagnato da Raffaele Casarano (sax, elettronica),  Marco Bardoscia (basso, effetti), con l’accompagnamento speciale di Paolo Fresu, ci accompagna in un percorso che, non solo solletica il bisogno di una perfetta soddisfazione uditiva, quanto anche di perfetti assortimenti di cibo e tradizione narrativa.

Entriamo, seppur inconsapevoli, nel percorso concettuale della gastrofilosofia di Daniele di Michele (aka Donpasta), che, trasportandoci in una dimensione multisensoriale, ci spinge a fondere gli odori ed i sapori della cucina sia con le godurie uditive della buona musica, sia con il coinvolgimento più puramente intellettuale dei racconti quotidiani, delle storielle tradizionali.
Da citare, in questo senso, la frase che lo accompagna da sempre, eredità della nonna: “Se hai un problema.. aggiungi olio”…

Tanti sono gli aggettivi usati per definirti: dj selecter, economista, appassionato di gastronomia, poeta, filosofo, stralunato… In che modo essi si fondono a formare il tuo profilo artistico?
Un pò tutti e nessuno. Niente di questo faccio per professione. Quello che mi è successo è che mi sono ritrovato un pò per sbaglio un pò per missione a fare donpasta, cui piace mangiare, bere, ascoltare musica, fare festa e incazzarsi contro le follie della contemporaneità.

Cibo, racconto popolare e musica. Un coinvolgimento multisensoriale e multimediale. Come è nata questa idea?
Per sbaglio, direi! Facevo il dj e  per gioco iniziai a cucinare una pasta allo stesso tempo. Poi scrivendo di musica, per spiegare Coltrane, mi venne in mente la parmigiana e così mi accorsi di aver da sempre in me questo legame tra cibo e musica.

Parlaci di questo progetto di “gastrofilosofia”. Quali sono i concetti di metafisica applicata su cui pone le basi?
Di metafisico non c’è nulla. Tutto è molto concreto, stando e parlando di cucina. Racconto delle cose per me fondamentali: i piatti di stagione, il rispetto dei tempi di cottura, la mia allergia ai microonde e ai surgelati, il mio odio per la televisione accesa mentre si mangia, il voler bene a qualcuno preparando qualcosa di buono.

Quindi Se hai un problema, aggiungi olio? Parlaci di questo assunto della tua gastrofilosofia. Che derivazioni ha? e in che modo trova le sue applicazioni nella vita reale?
E’ una frase che mi disse mia nonna per spiegarmi la parmigiana. Mi fece ridere. Ha un che di involontariamente sensuale…

United food of Rome, Toulouse… Ci dobbiamo aspettare altri United Food of? Parlaci del tuo progetto Cook’ n’ roll Cyrcus, legato alla città di Toulouse e dei tuoi progetti futuri.
Lavoro da un pò sul meticciato in cucina. Questo progetto gira un pò per il mondo, prossimamente Parigi e New York. Convinto che le cucine si conservano grazie agli incontri, alle sovrapposizioni di conoscenze, mi immergo nelle città e chiedo a gente di origini diverse di raccontarmi la loro storia attraverso la loro cucina. Ne vengono fuori piatti meravigliosi. Il mondo è più meticcio di quanto si creda.
Per quanto riguarda i miei progetti fututi, ecco un’anticipazione: a febbraio uscirà il mio manifesto per una cucina militante per stampa alternativa! Stay tuned!