Dopo una settimana di emozioni intense, si chiude il Time in Jazz 2012. Un festival che non è solo buona musica, ma che racchiude in sé una pluralità di argomenti e tematiche, che lo trasformano in un incontro ricco di interesse per un pubblico non solo amante del Jazz e di altre forme artistiche, ma anche attento alle problematiche della sostenibilità ambientale e delle energie alternative. Tema questo che insegue la manifestazione da quattro anni, in modo sempre più definito ed organizzato con il progetto Green Jazz, che quest’anno ha portato anche l’energia elettrica nei luoghi dei concerti attraverso un carrello fotovoltaico.

Quindi non solo musica, ma anche cinema, arti visive che si sono fuse nell’argomento del Fuoco, che ha chiuso il ciclo quadriennale dei quattro elementi primari, ciclo che ha visto l’ambiente grande protagonista in una zona della Sardegna, come quella dei comuni che fanno da corollario alla centrale Berchidda, che si mantiene incontaminata, e che così è restata, nonostante l’incursione delle numerose persone che hanno voluto godere delle sonorità avvolgenti del buon Jazz.

Paolo Fresu e l’organizzazione del Time in Jazz sono riusciti in questo intento, riuscendo a portare grandi nomi del panorama Jazz in luoghi dalla bellezza mozzafiato, dove il silenzio della fissità dei luoghi si è fuso con le note danzanti delle chitarre, dei pianoforti e della sua tromba stessa. Sono questi elementi a dare a questo Festival una marcia in più: l’intenso legame fra i luoghi ed il Jazz, il loro modo di unirsi e trasmettere una sentita appartenenza con la natura. E’ in quei suoni, che si fondono con gli odori della terra, con il cinguettio degli uccelli, col fruscio del vento, con gli spiragli di sole che penetrano fra le fronde degli alberi, che sta il suo punto di forza, la caratteristica unica di una manifestazione che ogni anno sembra crescere e migliorarsi, pur non tralasciando i suoi rapporti con le tradizioni della terra che la ospita.

E così abbiamo assistito al posarsi leggero del pianoforte di Wasilewski sulla spiaggia del paese di Budoni, al furioso urlo delle note impazzite del piano prima e della fisarmonica poi di Antonello Salis alla centrale eolica di Tula, al disseminarsi delle note leggere dell’estroso Omar Sosa e dell’eclettico Paolo Fresu nella chiesetta campestre di San Michele, al propagarsi dolce della chitarra multiforme di Paolo Angeli ad accompagnare i suoi canti antichi nel Santuario della Madonna di Castro, allo spuntare dell’alba sul Monte Limbara in compagnia del pianista Enrico Zanisi.

Il palco del paese ha ospitato anch’esso nomi di grande rilievo come Antonello Salis, Paolo Angeli, Gavino Murgia e il batterista americano Hamid Drake col loro progetto “Giornale di Bordo”, Bill Frisell col suo tributo a John Lennon, il giovane pianista armeno Tigran col suo trio, il quartetto di Arild Andersen accompagnato da Paolo Fresu alla tromba, Maria Pia De Vito col suo progetto sperimentale “Roden Crater Project”.

Solo per citare alcuni dei tanti nomi che ci hanno deliziato con le loro sonorità.

Ma il Time in Jazz non è stato solo musica. Il Centro Laber, l’ex caseificio berchiddese posto all’entrata del paese, oltre ad ospitare alcuni concerti importanti, fra cui quello di Ettore Fioravanti ed il suo quintetto, ed i dopo-concerto con musica dal vivo e dj set, è anche stato riconvertito in un centro per le arti, che è stato invaso dal progetto “PAV – Progetto Arti Visive”, una serie di installazioni, video proiezioni, dipinti, progetti fotografici. Anche il cinema ha fatto da protagonista con le selezioni di Gianfranco Cabiddu che hanno accompagnato il Festival con la tematica del Fuoco.

Insomma, questo Festival non si è fatto mancare nulla, ma soprattutto non l’ha fatto mancare alle numerose persone che hanno avuto la fortuna di parteciparvi, creando energie positive e sinergie altrettanto propizie per un impatto costruttivo fra la magia del Jazz, l’arte, il cinema e l’ambiente. Giudizio assolutamente positivo quindi. Non ci resta che aspettare l’anno prossimo, con la curiosità di scoprire quale sarà il tema dominante, ad iniziare un nuovo ciclo di questa manifestazione, che, come gli ultimi quattro elementi che lo hanno animato, diventa sempre più vibrante e piena di vita.

 

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