I dati parlano chiaro: il 30% del traffico online worldwide è rappresentato dall’industria del sesso e i termini più digitati sui motori di ricerca sono legati a questo comparto, che ogni anno muove un business di oltre 100 miliardi.
Siti come Xvideos, il più grande e conosciuto sito porno del mondo generano oltre 4,4 miliardi di visite ogni giorno, cioè più di Youtube o di qualsiasi organo di informazione online.
Non stupisce quindi, a livello sociale ed antropologico, come ogni social network di successo abbia il suo oscuro lato B rappresentato dalla sua versione pornografica: ne sono un esempio YouPorn, Pornterest o Faceporn dove ogni giorno milioni di utenti pubblicano e condividono immagini e video sessualmente espliciti.
Sarà forse la voglia di apparire, il disagio sociale o il frutto di un’era tecnologica sempre più mirata verso l’hard, fatto sta che ogni anno aumentano a dismisura gli utenti in cerca di sesso online, disposti anche a pagare (in forma anonima, certo) una fee per abbonamenti, profili premium e accessi riservati in grado di garantire una porta aperta verso la pornografia 2.0.
E se pensate che tutto questo sia a dir poco deplorevole, avrete pure le vostre ragioni, ma in qualche caso potrete ricredervi.

Il fenomeno del momento è infatti l’abbinamento tra sex and charity, sesso e beneficenza che, a dispetto di quello che potrebbe essere ritenuto non propriamente “etico” sta facendo il giro del mondo, approdando anche in Italia.

L’ultima start-up nata proprio a settembre ad opera di una coppia di ragazzi italiani si chiama Come4.org e si prefigge di utilizzare il materiale pornografico condiviso in rete a scopi sociali. Come funziona? Sul sito gli utenti possono postare video o immagini a sfondo sessuale che altri utenti sono in grado vedere solo dietro pagamento di una tariffa standard. Con questo denaro, Come4 si prefigge di raggiungere degli scopi benefici alleandosi di volta in volta con associazioni interessate al progetto.
In questo momento, ad esempio, la fondazione Asta Philpot ha sposato la causa e si prefigge l’obiettivo di aiutare persone con disagi fisici e/o mentali ad avere una vita normale, anche a livello sessuale.
“Non ci interessa legittimare i contenuti per adulti con la charity – chiarisce Marco Annoni, uno degli ideatori della piattaforma – ma vogliamo creare uno spazio nuovo, ispirato dal basso che consenta di usufruire del materiale pornografico senza scendere a compromessi con un’industria che ha canoni etici di business non accettabili”.

E se Come4 è il primo esempio italiano di “sesso a scopo benefico”, in altre parti del mondo il fenomeno è già bello che avviato.
In Norvegia, ad esempio, è attivo dal 2004 il sito “Fuck For Forest”, nato da un’organizzazione erotica ed ecologica no-profit. Al grido “Do not hide love, share love!” (che richiama il ben più vetusto “fate l’amore, non fate la guerra”), gli attivisti di FFF pubblicano sul sito immagini e video in cui sono ritratti a fare sesso in mezzo alla natura. Con lo stesso procedimento, cioè chiedendo del denaro per visualizzare i contenuti, sono riusciti a racimolare oltre 100 mila dollari nel primo anno di attività, raccolti con lo scopo di proteggere le foreste pluviali dal disboscamento.
Ovviamente problematiche etiche si pongono eccome, tanto che né il WWF, né la Rainforest Foundation Fund norvegese hanno accettato i loro fondi, che sono stati dirottati quindi verso una campagna a favore delle comunità indigene in Costa Rica.

Non solo le associazioni strutturate si cimentano però in questo genere di raccolte: anche i singoli, infatti, si danno da fare come possono. Nel 2007, una prostituta cilena ventisettenne, Maria Carolina, ha organizzato una raccolta fondi personale da destinare a Telethon impegnandosi nell’ardua impresa di fare sesso per 27 ore di fila. Per ogni ora di rapporto chiedeva 200 euro: alla fine della sua improbabile maratona, i fondi sono stati destinati a un’associazione che accudisce bambini poveri e disabili in Cile.

Last but not least: il Giappone, dove l’ultima settimana di agosto si è svolto un festival dal titolo “Erotica will save the world”  una kermesse a luci rosse al cui interno viene praticato l’Oppai Momi, una pratica già molto conosciuta nel paese (visto che si tiene anche in molti pub accompagnata da abbondanti bevute) che consiste nel palpeggiare il seno di porno star a pagamento.
Dieci palpazioni, una donazione. Anche in questo caso, il ricavato è stato devoluto all’associazione STOP!AIDS, organizzazione no profit che si occupa della sensibilizzazione, prevenzione e ricerca sull’AIDS.