Che il tema più sentito da parte della società civile in questo primo decennio del 21esimo secolo sia la mancanza di un posto di lavoro sicuro e la possibilità di crearsi un futuro stabile non è una novità. Negli ultimi anni questa problematica da piaga sociale incisiva e preoccupante tuttavia si è trasformata in un’autentica fonte di visibilità, non solo a livello politico ma anche per i mezzi di comunicazione. Se un tema riesce a fare breccia nell’opinione pubblica è sulla bocca di tutti e quindi basta solo citarlo per fare notizia ed attirare l’attenzione. Sembra questo l’atteggiamento assunto nei confronti del disagio giovanile per una disoccupazione dilagante che affonda le speranze della nuova forza lavoro. E così a fronte dei dati del rapporto Employment Outlook 2012 secondo il quale i disoccupati nell’area Ocse sono arrivati ad essere 48milioni e che in Italia hanno raggiunto la soglia del 10% ( per quanto attiene il dato della disoccupazione giovanile il tasso arriva al 30%), alcune iniziative hanno trasformato l’aurea di negatività del fenomeno in una potenziale ricchezza da sfruttare, soprattutto sul piano della comunicazione.

Forse facendo zapping in televisione vi sarete imbattuti nel nuovo reality “The Apprentice”, mandato in onda sul canale Cielo tv. Il format del programma prevede la sfida tra diversi giovani imprenditori che si contendono tra loro il posto di assistente del team manager della Formula1 nonché fondatore del Billionaire Flavio Briatore. Un reality, dunque, volto a valorizzare la figura del self made business man, così diffusa nella mentalità di altri paesi come l’America ma poco perseguita in Italia, dove si predilige, invece, il posto fisso e sicuro. Il format del programma, infatti, ricalca quello dell’omonimo reality già passato nelle televisioni inglesi ed americane, riportando tuttavia alcune peculiarità del tutto italiane: nel modello previsto dalla BBC, ad esempio, i giovani manager si sfidano per portare avanti il proprio progetto imprenditoriale e il vincitore si aggiudica il finanziamento necessario per avviarlo. In Italia il premio, come abbiamo visto, è un po’ differente probabilmente per alzare gli ascolti coinvolgendo il magnate brizzolato. La struttura, dunque, non si equivale del tutto, ma in entrambi i casi i protagonisti sono i giovani e la loro volontà a tutti i costi di crearsi un lavoro che non c’è.

Un altro esempio di quella che può essere definita una spettacolarizzazione della disoccupazione giovanile è l’ultima campagna pubblicitaria del concorso Unemployee of the year, promossa dalla Fondazione Unhate dell’azienda Benetton. A presentare il contest, davanti ad una schiera di giornalisti, è stato lo stesso presidente Alessandro Benetton, il quale ha definito quest’iniziativa, in cui protagonisti assoluti sono i giovani disoccupati, encomiabile e da prendere a modello da parte di altre fondazioni. Il contest si propone di premiare 100 progetti in campo artistico, sociale ed imprenditoriale, creati da giovani senza lavoro di tutto il mondo. I file contenenti le idee dovranno essere caricati sul sito della fondazione e votati dalla community al fine di decretare il 31 ottobre 2012 un vincitore. Un’iniziativa dagli intenti nobili apparentemente, almeno sino alla scoperta del premio finale per i vincitori: non è previsto né un posto di lavoro in Benetton né in nessun altra realtà prossima al progetto presentato. In palio, invece, la Fondazione Unhate offre 5.000 euro in denaro per creare il proprio progetto imprenditoriale: un fondo dunque per avviare una start up.

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C’è da chiedersi se, prima di avviare il contest, alla fondazione abbiano fatto davvero bene i conti: ad esempio, nell’ultimo rapporto sulle start up in Italia, al fine di sostenere il budget indispensabile per le diverse iniziative è stato persino istituito un “Fondo dei Fondi”, in cui far pervenire il maggior numero di finanziamenti privati, proprio in previsione della necessità di un capitale, non di certo esiguo, necessario alla partenza dei progetti.

Il contest Unemployee of the year si prefigge dunque di creare lavoro con investimento minimo, ma anche qualora si riuscisse nell’intento, l’incognita è se, senza ulteriori finanziamenti per il progetto, la neo impresa potrà o meno andare avanti e mantenere quindi stabile il lavoro creato.

Forse la verità è che il tema delle disoccupazione sta diventando troppo “di moda” e che viene usato indistintamente per promuovere iniziative non sempre risolutive. Se realmente l’obiettivo del contest Benetton era quello di garantire un’occupazione, già un primo passo falso è stato quello di reclutare (e quindi anche stipendiare) attori modelli per la campagna pubblicitaria e non chiedere di fare da testimonial agli stessi partecipanti al contest.

Forse un’iniziativa più incisiva per combattere questa piaga e da prendere ad esempio potrebbe essere quella organizzata dal cast dello spettacolo Full Monty che ha aperto un contest pubblico per reclutare attori. Non si tratta di un’audizione aperta a professionisti dello spettacolo o a studenti della scuola di recitazione: il requisito per essere selezionati è quello di aver perso il lavoro nel comparto tecnico- industriale da almeno 24 mesi. Il vincitore finale avrà diritto ad contratto vero e proprio per entrare a far parte del cast e girare l’Italia in tournèe. I protagonisti dello spettacolo saranno Paolo Calabresi, Gianni Fantoni, Sergio Muniz, Paolo Ruffini, Jacopo Sarno, e Pietro Sermonti e l’ambientazione della storia sarà la zona periferica ed industriale di Torino. Un adattamento peculiare nel nostro paese forse non scelto a caso a giudicare dalle cronache sconfortanti che giungono da quest’angolo del Piemonte in questi giorni. Per sostenere l’iter di selezione dovrete sottoporvi ad un colloquio attitudinale, una prova d’improvvisazione e infine verificare le vostre attitudini al canto e alla danza.

Se siete interessati a partecipare questo è il sito internet dello spettacolo e per informazioni dettagliate questi sono i contatti:

info@peeparrow.com

Tel: 06.39745568