Dinnanzi ai suoi quadri, in cui la gradualità della luce e dei colori ricostruiscono la vita domestica e quotidiana dell’Olanda del XVII sec., rimarrete affascinati dagli infintiti particolari e dalla vivacità dei protagonisti. Da domani sarà aperta al pubblico l’attesa mostra sul pittore Johannes Vermeer, considerato il massimo esponente della pittura olandese del XVII secolo: “Vermeer il secolo dell’arte olandese” è la prima grande esposizione a lui dedicata nel nostro paese, allestita nella cornice delle Scuderie del Quirinale.

Percorrendo le sale si percepisce l’intento di offrire al grande pubblico non solo una carrellata nutrita di alcune delle opere più famose dell’artista, ma di contestualizzare inoltre il pittore nel suo ambiente, affiancando gli analoghi capolavori di artisti con i quali Vermeer ha avuto scambi reciproci di influenze: tra questi Gabriel Metsu, Jacob Ochtervelt, Jan van der Heyden, Emanuel de Witte, Anthonie de Lorme, Daniel Vosmaer, Gerard ter Borch, Pieter de Hooch, Jacob van Loo.

L’accostamento e la contestualizzazione caratterizzano, dunque, la mostra nelle diverse sale divise per tematiche: “I soggetti sono facilmente divisi per temi figurativi ed iconografici, scelti con grande scientificità”, ci spiega la dott.ssa Sandrina Bandera, curatrice della mostra e direttrice della Pinacoteca di Brera. “ Nelle prime sale troviamo la pittura di architettura; poi una serie di sale dedicate alla rappresentazione della società del suo tempo; al piano superiore il tema del ritratto e a seguire il tema della donna che suona come espressione dell’amore in riferimento alla poesia che si pubblicava in quel periodo in Olanda, influenzata da quella petrarchesca; l’ultima sale è dedicata ad un quadro originale per il percorso dell’artista, che è “L’allegoria della Fede”, che dimostra quanto l’autore abbia continuato a studiare nell’arco della sua vita e si sia preparato su fonti antiche. La peculiarità di questa tela, contestualizzata all’interno della società del tempo, è che la protagonista viene ritratta all’interno di un ambiente borghese”.

Sono quadri cui il pittore dedicava un’attenzione e una dedizione profonda: Vermeer lavorava con lentezza e concentrazione e la sua tecnica risulta molto più elaborata di altri artisti. La luce e la rappresentazione del vero nel dettaglio sono ottenuti grazie all’utilizzo della camera oscura e di strumenti ottici; l’autore, inoltre, continuava più volte a velare le sue tele con colori costosi e duraturi nel tempo. E i soggetti borghesi ritratti all’interno delle proprie case e giardini ci trasportano nell’atmosfera dell’Olanda protestante dell’epoca e in uno stile pittorico lontano dalla formazione accademica.

Tra le opere in mostra del grande artista:

“La stradina”, “Santa Prassede” messa a confronto con l’omonimo di Felice Ficherelli, “Giovane donna con bicchiere di vino” ( che arriverà alle Scuderie del Quirinale solo il 4 ottobre prossimo), “La ragazza con il cappello rosso”, “La suonatrice di liuto”, “Giovane donna seduta al virginale” ed infine l’unico quadro a carattere religioso, “L’allegoria della Fede”.

Quotidianità, famiglia, musica e le donne sono dunque i protagonisti delle sue tele che ci trasmettono valori universali e significativi cui l’autore era molto legato, come la dedizione e l’attenzione nel proprio lavoro, in controtendenza con un mondo borghese e frenetico che intorno a lui stava cambiando per diventare sempre più orientato al commercio.

L’esposizione rimarrà aperta sino al 20 gennaio.

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