C’è Torre Orsaia, un piccolo Comune situato alle estreme propaggini della Provincia di Salerno, all’interno del territorio del Parco Naturale del Cilento, conta, secondo i dati Istat del 1998, 2.557 abitanti. Il mare non bagna Torre Orsaia e, in effetti, la sua votazione turistica (si colloca vicina a una serie di Comuni con forti flussi turistici es. Marina di Camerota, Palinuro, ecc.) non è evidente. Il paese vive, come molti altri piccoli comuni italiani, una forte emigrazione. Alla popolazione stanziale che abita Torre Orsaia si affiancano dei cittadini “nomadi” che per ragioni di studio o di lavoro abbandonano Torre Orsaia e ci ritornano soltanto nelle vacanze o nei week end.

E poi c’è un Summer Workshop dal titolo “Porta le tue idee in vacanza”. I partecipanti sono un gruppo eterogeneo di studenti di architettura, urbanistica, sociologia, antropologia che provengono da tutte le Università italiane. Per una settimana visitano il luogo che li ospita, interagiscono con la popolazione locale, discutono tra di loro, incontrano esperti del settore, sperimentano e si affannano.

Ma perché?

Primo sopralluogo a Palazzo Girardi, Torre Orsaia

Ultimo pezzo: lo Spazio Pubblico contemporaneo, tema attuale che riguarda numerosi settori delle scienze sociali con parecchie incursioni anche nel mondo artistico.
Cos’è lo spazio contemporaneo? In che modo diventa o resta pubblico. Come si creano e si consolidano gli spazi comuni o gli “spazi buoni”? Tema dibattuto anche alla Biennale di Architettura di quest’anno tutta incentrata sul “Common Ground”.
Come dice Felicita Forte del Politecnico di Milano,  esempi recenti riusciti di spazi pubblici, richiedono il riconoscimento collettivo di alcuni valori (socialità, rispetto della cosa pubblica, pedonalità) e di alcune regole d’uso.

Adesso uniamo questi 3 pezzi del puzzle e ne aggiungiamo solo un altro.

Quest’anno, dal 30 luglio al 5 agosto si è tenuta a Torre Orsaia (ecco il primo pezzo), la quarta edizione del Summer Workshop “Porta le tue idee in vacanza 2012”, ovvero un progetto in cui un gruppo di circa 50 studenti (ecco il secondo) di urbanistica, sociologia, architettura, ecc..sono stati ospitati dal Comune e in cambio hanno lasciato le proprie competenze.
Come? Studiando il territorio, approfondendo i temi su cui si focalizza il workshop  e, alla fine, producendo dei progetti che possono essere realizzati direttamente in loco, oppure lasciati nelle mani del Comune che deciderà poi cosa farne.

Inoltre, e siamo al terzo pezzo del puzzle, il tema dato è stato lo SPAZIO PUBBLICO CONTEMPORANEO. L’iniziativa è proposta e portata abilmente avanti dall’Agenzia informale di Sviluppo Locale Aste e Nodi, nata nel 2009 da un illuminato nucleo di studenti, laureati e ricercatori di diverse discipline (Architettura, Ingegneria, Urbanistica, Sociologia…) e di diverse provenienze geografiche con lo scopo di costruire un approccio complesso, capace di comprendere maggiormente le dinamiche e le trasformazioni dei territori; proponendo una chiave di lettura capace di occuparsi sia della sua struttura fisica che delle relazioni sociali che li compongono. Lo scopo di Aste e Nodi è di promuovere dei processi di sviluppo altri (informali) rispetto a quelli istituzionali, soprattutto nel sud Italia.

Lezione sotto le stelle con Fabrizio Mangoni

Infine, a condire l’intero progetto, per la prima volta quest’anno, si è inserito anche un piccolo manipolo di giovani artisti italiani selezionati attraverso un bando pubblico dall’associazione culturale Componibile62 (Napoli) che hanno dato vita ad una “residenza nella residenza” dal titolo “Non Lineare” attraverso la produzione di opere in loco che hanno puntato principalmente in direzione dell’arte relazionale. Punto di partenza per tutti il tema dello SPAZIO PUBBLICO CONTEMPORANEO.

Ora che il puzzle è composto, possiamo andare a vedere l’immagine d’insieme che ne è venuta fuori.

L’esperimento (che tanto più esperimento non è, visto che siamo alla quarta edizione) è interessante perché fa emergere una serie di spunti che ci danno speranza per le future progettazioni sia in ambito architettonico che in quello artistico.

Prima di tutto un Sindaco illuminato (ed è la seconda volta che utilizzo illuminato in questo articolo) Pietro D’Angelo che ha creduto e crede nel progetto e ha seguito i ragazzi partecipanti dal primo all’ultimo giorno. La prima cosa che ha fatto all’apertura del Workshop è stata fornire il suo numero di cellulare affinché tutti si sentissero liberi di contattarlo per chiedere qualsiasi forma di aiuto e collaborazione. Ha condotto tutti i partecipanti alla scoperta di alcuni luoghi “dimenticati” a Torre Orsaia, mostrando loro quali erano i “terreni fertili” si cui si poteva agire: Dal Palazzo Girardi, dimora storica attualmente dismessa, alla Fontana dell’Olmo, anch’essa caduta nell’oblio, al piccolo orto comunale in stato di abbandono.

Il Summer Workshop è stato seguito, oltre che dai tutor, anche da una serie di ospiti che hanno messo a disposizione le proprie competenze per le lezioni serali sotto le stelle e per monitorare lo sviluppo dei progetti.

Alcuni nomi: Prof. Pasquale Persico, Economista all’Università di Salerno, Matteo Fioravanti architetto. membro dello studio qart progetti, Daniela Lepore, Professore associato di Teoria della Pianificazione Territoriale presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, il duo artistico Bianco-Valente e molti altri. Per gli studenti è stata un’occasione per mettersi in gioco con un’esperienza vera calata in una realtà locale, oltre i banchi scolastici, oltre i case studies esemplari, oltre le “ansie da prestazione” studentesche, un modo per fare un’analisi approfondita degli spazi pubblici, e realizzare opere al loro interno concrete, non un esercizio di stile senza affinità con il contesto.

Stesso discorso vale per gli artisti che hanno puntato su opere che nascono tutte dall’investigazione della comunità. C’è stato chi ha messo in posa abitanti di Torre Orsaia per ritrarre i loro volti e racchiuderli in alcune bottiglie regalate da fortunati abitanti del luogo (stiamo parlando dell’artista Giovanni Zaccariello). Lo stesso Zaccariello ha utilizzato come installazione sonora della sua opera gli antichi canti popolari di alcune donne registrate nelle loro case.

Lavori all’interno dell’Orto Colacino

Un altro artista, Marco Formisano, ha stipulato un contratto con l’Amministrazione comunale in cui si impegna a ritornare a Torre Orsaia tra 20 anni (2032) e apporre sul documento in questione, alla presenza di due bambini coinvolti nell’operazione, una seconda firma, dove la prima vale come impegnativa e come inizio del processo artistico, che dichiari la riuscita dell’operazione e la convalidi definitivamente come opera d’arte. Di contralto il Comune si impegna, attraverso il contratto, ad essere garante del processo artistico e custode dell’opera. L’opera è una stampa di una scansione delle superfici (tramite scanner portatile) di due luoghi a cui i due bambini di Torre Orsaia, giudici e testimoni dell’opera stessa, sono particolarmente legati.

E il tanto citato “territorio” come ha reagito? Bene e male. Non si può negare che il penultimo giorno della residenza siano state recapitate lettere anonime che criticavano il valore del progetto, paragonato ad una mera vacanza concessa dal Comune ai ragazzi partecipanti. Vero è che ci si sono state persone che hanno dato una mano per pulire l’orto abbandonato, hanno cucinato per il pranzo sociale nell’orto, hanno aiutato gli artisti a dipingere, sono diventate custodi dell’orto promettendo di prendersene cura, quindi un “fare insieme” che è sinonimo di collaborazione e condivisione.
Potremmo passare molto tempo a descrivere i lavori e i progetti esposti, ma non sarebbe questo il vero senso dell’articolo, qui si vuole solo citare questo workshop come esperimento positivo che fa bene al Comune di Torre Orsaia che ora ha dei luoghi dimenticati tornati a nuova vita e progetti per recuperarne altri, agli esercizi commerciali di Torre Orsaia che ora hanno qualche soldo in più nelle loro casse, ai partecipanti che hanno fatto un’esperienza pratica che li arricchirà, ai tutor e a tutte quelle persone che hanno collaborato alla realizzazione del progetto.

Ad un livello più macro possiamo dire che progetti come questo alimentano un senso di fiducia e rispetto nelle Amministrazioni Locali e nel futuro prossimo, per la costruzione di luoghi e spazi “vicini” al cuore degli abitanti e di chi crede in queste modalità di partecipazione collettiva.

Se proprio non capitate a Torre Orsaia prima, potrete anche fare un salto tra poco meno di 20 anni, esattamente il 4/08/2032, al Comune in Piazza Lorenzo Padulo, al momento della firma dell’opera descritta sopra, mentre nell’orto potrete raccogliere i frutti dell’annata del 2012. Buon raccolto!