Intervistiamo Orazio Spoto e Gionata Pistoni, rispettivamente Business Unit Director e Account Manager di Mobiquity, unità di Industree Group dedicata a servizi consulenziali in ambito mobile, sviluppo di applicazioni e mobile site. Abbiamo fatto loro alcune domande sul mondo delle apps, software scaricabili su smartphone che permettono di fruire di vari servizi professionali e ludici.

Quali sono i dati del mercato mobile in Italia?

O.S. In Italia, così come in altri paesi, il mobile è il secondo mezzo di comunicazione più diffuso, dietro solo alla televisione. Cito Stefano Portu dell’Espresso, che allo IAB Seminar 2011 ha sostenuto che lo smartphone diventerà il telecomando delle nostre vite. Un dato che fa riflettere: nel 2014 si stima che gli accessi in rete da dispositivi mobile supereranno quelli da computer.

Statistiche molto interessanti mostrano che se solo il 14% degli utenti ha un iPhone, questi creano circa la metà del traffico totale generato: tale prospettiva cambia notevolmente la valutazione della posizione degli altri brand e dei sistemi alternativi. C’è uno scostamento tra dati quantitativi e qualitativi che influisce sulle scelte strategiche e di sviluppo che consigliamo ai nostri clienti: per esempio, su quale store posizionarsi?

Quali sono le competenze indispensabili per lavorare nel settore?

O.S. E’ possibile rispondere a questa domanda analizzandola da un’altra prospettiva: quali ‘ingredienti’ sono necessari per sviluppare un’app di successo? Secondo l’esperienza che abbiamo maturato in Mobiquity e in Industree Group occorre prima di tutto avere un’ottima conoscenza del mercato. L’esempio fatto prima degli iPhone conferma: un’analisi superficiale spingerebbe a disinteressarsi dell’iPhone a causa della quota di mercato più esigua. Legato a questo discorso ci sono anche altri temi: per esempio, quanto l’applicazione è fruibile e facile da utilizzare? Se la grafica è ottima ma l’ergonomia e l’usabilità del dispositivo sono basse, l’app non avrà successo: gli utilizzatori si aspettano strumenti friendly e che non diano problemi. Infine ci sono vincoli tecnici, causati dall’obsolescenza tecnologica e dal ciclo di vita dell’applicazione (1-1.5 anni).
Ancora, la conoscenza del codice è fondamentale: senza buoni sviluppatori e grafici non è possibile progettare prodotti di qualità e successo. Ma d’altra parte, vediamo negli store molte apps sviluppate da bravissimi professionisti, che però mancano totalmente della parte creativa.
E’ questa la terza caratteristica fondamentale, la creatività. Senza idee e un buon concept è impossibile differenziarsi, soprattutto in questo momento di forte crescita del settore. A queste tre conoscenze sono legate altrettante capacità trasversali: di interfaccia, di esperienza d’uso e di relazione.

Come riuscire a riunire tutte queste competenze?

G.P. E’ molto difficile trovare tutte queste sei competenze in un’unica persona: il nostro è un ambiente lavorativo fortemente interdisciplinare e dove si lavora prevalentemente a progetto, in cui il team e la sua gestione contano tanto. Prendiamo per esempio il creativo: se non si confrontasse tutti i giorni con ergonomi e sviluppatori, non rispetterebbe sistematicamente una serie di vincoli fondamentali per sviluppare l’app e venderla sul mercato con successo, il suo sforzo sarebbe inefficace. Tutto il processo organizzativo che porta dalla concezione dell’app al suo rilascio nello store richiede lavoro in team e confronto continuo.

Le aziende riconoscono il valore delle apps?

G.P. C’è una sensibilizzazione sempre maggiore da parte dei clienti verso prodotti e servizi mobile. La loro è inizialmente una necessità percepita: soprattutto dirigenti e responsabili di marketing-comunicazione stanno capendo sempre più che devono esserci, anche se il più delle volte non comprendono ancora il perché. Notano semplicemente che i consumatori vanno sullo store e usano le app per fare tante cose diverse, dallo svago al lavoro vero e proprio: fare ‘finta di nulla’ potrebbe essere rischioso, meglio investire parte del budget nel digitale.

Durante gli incontri con i clienti spieghiamo poi loro che la presenza negli store non è strategica in termini assoluti, ma a seconda della loro specificità e degli obiettivi di breve/lungo termine: immagine, awareness, offerta di servizi aggiuntivi etc.; e (lo ripetiamo sempre) non è detto che sia necessario per tutti esserci!

Nota: questo è articolo è pubblicato su www.ticonzero.info