Gli esperti di Boston Consulting hanno evidenziato come nel bacino del Mediterraneo la crescita del turismo è stata pari a +7,7 per cento tra 2000 a 2010, e le previsioni dicono che crescerà ancora del +4,8 per cento, ma per l’Italia la crescita è stata solo del 2 per cento. È noto inoltre che fino al 2000 l’Italia era la prima destinazione in Europa, leader per capacità attrattiva rispetto ai propri principali competitor, mentre oggi si posiziona solo al terzo posto dietro Francia e Spagna.
Ma quali sono le linee di intervento previste nel Piano strategico del turismo per invertire la tendenza? Rispetto alle prime anticipazioni, reazioni positive, ma anche alcune delusioni.
Rottamazione degli hotel: per il ministro del turismo 34mila imprese sono “troppe, troppo vecchie, piccole e non competitive”. Ma se è vero che il comparto alberghiero italiano ha bisogno di un rinnovamento, è necessario osservare che piccoli hotel, B&B, agriturismi (circa il 70% dell’offerta italiana) sono stati una risorsa per lo sviluppo turistico e un fattore distintivo e competitivo per il Paese.
“Meglio ragionare sulla qualità e non sulle dimensioni” ha commentato Claudio Albonetti, presidente di Assoturismo-Confesercenti. Sarebbe quindi importante concentrarsi sulla riorganizzazione del settore ricettivo, non costruire giganti della ricezione. Per contribuire all’ammodernamento delle imprese ricettive il Governo potrebbe intervenire creando le condizioni affinché possano svilupparsi forme di aggregazione, introducendo, ad esempio, agevolazioni fiscali che favoriscano processi di fusione e di riorganizzazione a livello gestionale.
Si potrebbe inoltre ipotizzare una misura che favorisca la ricongiunzione fra proprietà dell’immobile e relativa gestione, e non lavorare per la semplificazione delle procedure per consentire un più facile cambio di destinazione degli immobili, come ipotizza il Piano strategico del Turismo. Occorre, infatti, agevolare interventi di ristrutturazione dell’offerta alberghiera esistente e che fino ad ora ha resistito, anche se a fatica, alle regole del mercato. In Italia, infatti, il 40% degli hotel a tre stelle, che rappresentano oltre il 50% dell’offerta complessiva, è locato a piccoli gestori che devono competere sul mercato con affitti elevati, immobili obsoleti e inadeguati all’esigenze dei clienti, ma senza possibilità di fare migliorie per adeguare gli standard del servizio.
Sempre in riferimento al settore alberghiero, il piano di Gnudi si pone come obiettivo di rendere più omogenea e uniforme la classificazione delle stelle, in modo che gli alberghi abbiamo le stesse caratteristiche in tutta Italia. È sicuramente un punto fondamentale, infatti, il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri pubblicato nella GU del 11/02/09 aveva già provveduto in questo senso definendo le tipologie dei servizi che dovrebbero fornire le imprese turistiche nell’ambito dell’armonizzazione della classificazione alberghiera, rispetto alle quali le Regioni avrebbero dovuto adeguare i loro standard.
Inoltre, tra le priorità del Piano strategico del turismo troviamo una buona notizia: la riforma dell’Enit. Gli esperti di Boston Consulting evidenziano, infatti, come l’Enit, “non solo ha un budget limitato, ma soprattutto non ha le professionalità necessarie”. L’Enit, in particolare, dovrebbe diventare “fabbrica di prodotti ed avere una strategia fortissima sul digitale, ma non ha le competenze. Così come è oggi, l’Enit può essere chiuso”. I punti principali della riforma dell’Enit prevedono quindi che oltre a divenire una Spa dovrà puntare sulla commercializzazione, più che sulla promozione.
Queste alcune anticipazioni delle sette linee di intervento e cinquanta azioni definite nel Piano e che dovrebbero indicare la strada che intende rimetterci in carreggiata nella competizione internazionale sul turismo. L’obiettivo, ha dichiarato il Ministro, è di “incrementare l’impatto del turismo sul Pil reale da 134 a 164 miliardi e che nel 2020 il turismo arrivi a creare 500mila posti di lavoro”. Il Piano Strategico Nazionale sul Turismo entro metà novembre passerà all’esame del Consiglio dei Ministri.