La scorsa settimana si è tenuto a Torino il Week-end delle Arti Contemporanee (WDAC), la più importante tre giorni che la città dedica a questo tipo di produzione artistica. Il WDAC vanta una proposta culturale che vede il proprio epicentro in “Artissima”, la fiera-mercato giunta ormai alla sua 19° edizione, ma che è arricchita da una serie di eventi che con il tempo hanno acquisito un’importanza sempre maggiore. Sembra, infatti, che la chiave del successo di questo evento sia proprio la vasta offerta culturale inserita in differenti contesti del territorio cittadino. Nonostante la sua collocazione temporale (il clima torinese in Novembre non è dei più allettanti), la città vede in questa occasione l’arrivo di un turismo specializzato e non, costituito in maggioranza da giovani adulti (25-35 anni) ma che comprende in maniera omogenea tutte le fasce d’età. La manifestazione negli ultimi anni ha acquisito sempre maggiore popolarità e ha visto nel 2011 la partecipazione di circa 125.000 visitatori. Per questo motivo anche quest’anno si attende con ansia la pubblicazione del report sull’impatto socio-economico che la manifestazione ha sulla realtà cittadina. Abbiamo parlato con il Dott. Damiano Aliprandi, coordinatore del reparto Ricerca e Consulenza della Fondazione Fitzcarraldo, il quale ha dichiarato che per l’edizione del 2012 sono state fatte molte stime: “sembra che già tutti sappiano come è andata, ma i dati non saranno elaborati prima di gennaio e la loro pubblicazione è prevista per Marzo 2013.”
Ma quali sono gli impatti di questa iniziativa sulla città?
L’analisi delle ricadute socio-economiche di una manifestazione così importante si colloca in un quadro di stretta attualità (si vedano gli Stati Generali della Cultura) e permette di dimostrare ancora una volta (come se ce ne fosse bisogno) che la cultura può e deve essere considerata non solo un bene meritorio ma un vero e proprio driver di sviluppo urbano e nazionale. Per questo vanno affrontate con serietà. Così, non volendoci affidare a stime basate più su supposizioni che su rilevazioni reali, in questa sede ci concentreremo, dati alla mano, sulle osservazioni realizzate per l’edizione del 2011 dalla Fondazione Fitzcarraldo su committenza della Camera di Commercio di Torino.
Iniziamo dal versante economico: nel 2011, secondo quanto stimato, il flusso dei visitatori ha generato per la città ricavi pari a circa 3.7 milioni di euro. La maggiore voce di spesa è nel reparto Ristorazione con una spesa complessiva di circa 1.3 milioni di euro, seguono Pernottamento(€ 840.000), Trasporti (€ 584.000), Shopping(€ 554.000) e Tempo libero(€ 485.000). Come è facile intuire, le intenzioni di spesa si sono rivelate differenti a seconda della tipologia di visitatore (se residente nell’Area Metropolitana o meno) e del tipo di pernottamento (da conoscenti o presso strutture alberghiere). In particolare, la tipologia di visitatore “turista con pernottamento in albergo” del WDAC presenta una spesa giornaliera procapite pari a 168.91 euro, il doppio di quanto spenderebbe nel resto dell’anno (€ 84.61).
Per quanto questi dati siano di importanza fondamentale, occorre tuttavia precisare che la variabile economica costituisce solo una parte degli impatti che una manifestazione culturale produce sul proprio territorio. La ricaduta economica più che costituirsi come un fine rappresenta un mezzo attraverso il quale progettare interventi in grado di migliorare numerose variabili, più o meno quantificabili, ma di fondamentale importanza. Per partire da quelle più difficili da rintracciare possiamo citarne solo alcune: dalla percezione dei cittadini di vivere in un contesto culturale attivo, all’utilizzo di luoghi per favorire lo sviluppo di beni relazionali che a loro volta contribuiscono alla creazione di capitale sociale; dal miglioramento del well-being percepito fino alle possibilità di engagement e di fidelizzazione che migliorano i rapporti sia tra cittadini e istituzioni sia tra i vari cittadini; elementi, questi, che favoriscono anche la creazione di una buona base sociale di partenza per le iniziative imprenditoriali.
A questo riguardo è utile menzionare un’altra ricerca, svolta sempre dalla Fondazione Fitzcarraldo, sugli effetti che “Paratissima” (una delle manifestazioni del WDAC) ha sortito nel 2009. Paratissima si svolge in un quartiere, quello di San Salvario, fino a poco tempo fa considerato difficile. Nel report, infatti, si legge: “Gli operatori [del quartiere] sostengono che rimane ancora molto alto il livello di diffidenza su San Salvario da parte di chi non ci vive e, non conoscendo il quartiere, si basa sulle notizie dei mass media pronti ad enfatizzare qualsiasi episodio di delinquenza solo perché avvenuto nella zona” e ancora “come è stato reso evidente dall’analisi sul pubblico, la manifestazione “porta” a San Salvario un pubblico torinese che, nella maggior parte dei casi, non frequenta – o, addirittura, non è mai stato nel quartiere.” Quartieri di questo tipo sono presenti in ogni città, e attuare delle politiche in grado di valorizzarne il valore (non solo immobiliare) è un impegno che ogni amministrazione dovrebbe tenere al centro della propria agenda. Nel caso di San Salvario, in particolare, si fa riferimento nel report alla sfera dell’immaginario, che è definita dall’Unesco come “la rete interattiva di rappresentazioni mentali attraverso le quali gruppi e nazioni costituiscono le loro identità ma anche i loro pregiudizi, impedendo dunque un vero dialogo interculturale” : una variabile molto importante, che spesso decreta per queste tipologie di realtà una sorta di profezia che si auto-avvera. Per queste ragioni nell’analisi dei risultati non va tralasciata la dimensione mediatica di una manifestazione di questo tipo, sia essa di tipo tradizionale (stampa, tv) che online (siti, blog, conversazioni su Twitter). Sotto quest’aspetto si possono contare per l’edizione attuale (novembre 2012) più di 2400 notizie di cui 600 provenienti da fonte estere, circa 1500 tweet e più di 160 conversazioni online. Senza contare il flusso di dati provenienti da Facebook, Instagram, Flickr e altri social network. Il flusso di informazioni così generato contribuisce a creare una visione mentale della città che condiziona non solo la nostra percezione di essa, ma funge da vero e proprio filtro in base al quale giudicare coerenti o meno le informazioni future e può così contribuire a creare nuovi modi di guardare al proprio territorio (opportunità che non dovrebbe andare mai sprecata).