Il banco non è male.
Legno grezzo, di quelli che ti fanno i gomiti e non solo, se non stai bene attento a come ti muovi.
Del resto, il saloon deve portare con lui una certa quale eredità in cicatrici.
L’esperienza è importante: da qualche parte lungo la Frontiera si dice che sia il proiettile di ogni colpo andato a segno.
Ma non siamo qui per parlare delle lunghe cavalcate in equilibrio sul confine, quanto di quello che siete venuti a bere: che sia per ristorarvi o per dimenticare, poco importa.
Questo vecchio cowboy sarà sempre qui, pronto a riempirvi i bicchieri e sempre in attesa del prossimo brindisi.

 

 

 

Moonrise kingdom
di Wes Anderson

Da gustare come: gin lemon. Con molto limone.
Se avete bisogno di: una fiaba dallo stile profondamente altezzoso ma dal grandissimo cuore.
Di cosa si tratta: siamo nel pieno degli anni sessanta in un’isoletta che pare uscita da un romanzo, e Sam e Suzy – lui boy scout orfano e vessato dai compagni, lei ragazzina sola in una famiglia che ha ormai smarrito la voglia di comunicare – si innamorano perdutamente e decidono di trasformare il loro desiderio in una vera e propria fuga.
La ricerca dei due ragazzini sconvolgerà le esistenze degli adulti che tanta fatica fanno a comprendere un gesto disperato e profondamente romantico che sarà destinato anche a cambiare le direzioni prese dalle loro vite fino a quel momento.

 

Ruby Sparks
di Jonathan Dayton e Valerie Faris

Da gustare come: un daiquiri alla frutta. Quella che volete.
Se avete bisogno di: primavera, voglia di buttarsi ed una storia d’amore, con tutti i pro e contro del caso.
Di cosa si tratta: tornano in sala gli autori del meraviglioso ed amatissimo al Saloon Little Miss Sunshine con una commedia dolceamara scritta dalla sorprendente Zoe Kazan – nipote del mitico Elia – ed interpretata dalla stessa accanto al suo compagno nella vita reale Paul Dano. Una visione dell’amore che smuove riflessioni e voglia di tenerezza, una versione più leggera del miracolo che fu, qualche anno fa, Eternal sunshine of the spotless mind.
Se c’era davvero bisogno di una conferma del talento di questa coppia di registi, presto detto: dalle risate alla commozione, qui c’è tutta la loro delicata forza.

 

 

 

Lo Hobbit
di Peter Jackson

Da gustare come: una crema al whisky, corposa e piacevole.
Se avete bisogno di: magia ed avventura come quelle che ci riempivano gli occhi al Cinema da bambini.
Di cosa si tratta: torna dopo un silenzio fin troppo lungo Peter Jackson, novello Spielberg autore di una delle saghe cinematografiche più amate e celebrate di tutti i tempi, Il signore degli anelli, con quello che, di fatto, è il suo prequel.
Una gestazione complicata – e l’abbandono di Del Toro, regista scelto inizialmente dallo stesso Jackson – che speriamo possa ripagare tutti i fan regalando al mondo di nuovo l’emozione epica che le avventure di Frodo e della Compagnia dell’anello avevano regalato: questa volta toccherà alle peripezie di Bilbo fino al ritrovamento dell’anello riempire cuori ed occhi degli spettatori.

 

La parte degli angeli
di Ken Loach

Da gustare come: una Guinness, o una qualsiasi birra dal carattere forte.
Se avete bisogno di: una riflessione sociale profonda senza il peso di una realtà che non da troppe speranze.
Di cosa si tratta: dopo le polemiche che hanno caratterizzato il suo rifiuto al Torino Film Festival torna in sala Ken Loach con questo ibrido tra dramma e commedia che torna a mostrare al pubblico i temi più cari all’impegnatissimo regista anglosassone, da sempre attento alla fotografia della gente della strada, lavoratori ed outsiders.
La vicenda del giovane Robbie e le sue speranze per il figlio appena nato Luke sono una fotografia importante anche per quello che potrebbe essere il futuro dei nostri figli.
In tempi di crisi, direi che una visione è quasi necessaria.

 

Ralph Spaccatutto
di Rich Moore

Da gustare come: una bibitona gigante. O, se proprio volete alcool, vodka e Red Bull.
Se avete bisogno di: un film d’animazione che metta d’accordo grandi e piccini e scuota un genere che ha attraversato un anno certamente di transizione.
Di cosa si tratta: ambientato nel mondo dei videogiochi “d’altri tempi” che farà tanto Ritorno al futuro per tutti gli ex ragazzi cresciuti negli anni ottanta, Ralph Spaccatutto promette di essere l’unico, vero rivale di Brave nella corsa alla statuetta come miglior film d’animazione di quest’anno.
Una risposta intelligente, ironica e divertente alla Pixar ed una delle pellicole di genere più attese in quest’ultima parte dell’anno qui al Saloon: in fondo, la memoria delle vecchie sale giochi e dei titoli tutti pixel di un ventennio fa gioca ancora brutti scherzi in materia d’affetto a questo vecchio cowboy che, come Ralph, sogna spesso e volentieri di passare dalla parte del bandito a quella dell’eroe, almeno per una volta.

 

Per tutti gli altri film, da mandar giù fino all’ultima goccia, mi trovate anche sul blog White Russian