Fedele compagna di vita, una salutare droga quotidiana, un’amica che sa dare consigli e sa tirarti su di morale nei momenti più difficili… Si potrebbero usare queste e mille altre definizioni per parlare della musica, la forma d’arte più piacevole e utilizzata del mondo, l’unica a parlare un linguaggio universale che non conosce barriere e differenze di alcun tipo. Di fronte a un buon brano musicale siamo tutti esseri umani e proviamo tutti delle emozioni, belle o brutte che siano.

Come ogni forma d’arte, anche questa è andata incontro a una costante evoluzione di stili, di contenuti, di ricezione, di comunicazione, ma anche di servizi. È innegabile che l’innovazione investa anche questo mondo sterminato, di cui è difficile definirne i contenuti. Viene allora spontaneo chiedersi a che punto sia arrivato questo processo evolutivo oggi, sia perché mai come in questo periodo il mondo della musica è messo in discussione, sia perché la risposta alla domanda non è così scontata come può sembrare in apparenza.

A proposito dell’evoluzione stilistica, basta lanciare uno sguardo ai decenni immediatamente precedenti al nostro per scoprire che, quasi per convenzione, ogni decade ha incoronato un genere musicale specifico: l’elettro-pop negli anni ’80, il pop e la dance negli anni ’90, la musica commerciale agli inizi del nuovo millennio e così via. Definizioni opinabili, perché in fondo è sempre difficile tracciare le linee di confine tra uno stile e l’altro e anche perché è impossibile parlare di un taglio netto tra i decenni nel passaggio da uno stile all’altro. La gradualità dei cambiamenti e le progressive contaminazioni hanno sempre giocato un ruolo fondamentale nella musica.

Questa che stiamo vivendo sembra essere un’epoca se non dominata, almeno pervasa dallo spirito della cosiddetta EDM, sigla dietro la quale si nasconde la definizione di musica dance elettronica. Un acronimo onnicomprensivo, che non raccoglie solo i generi più suonati e apprezzati nelle discoteche (house, techno, trance, dubstep, etc), ma anche variazioni stilistiche molto più rilassanti e d’accompagnamento, come la chill out, l’ambient e la lounge. Sembra che mai come in questo periodo il pubblico senta la voglia e la necessità di qualcosa di nuovo e di originale e la EDM, proprio grazie alla sua globalità e varietà, riesce a soddisfare in pieno questa esigenza.

 

Lo ha capito per tempo la rivista Forbes, che ha dedicato una delle sue prestigiose classifiche dei più ricchi al mondo ai DJ e produttori impegnati in questo delicato tipo di musica. Non solo, perché sull’onda di questa attenzione, evidenziata anche dal numero crescente di pubblico a festival ed eventi speciali (come la cerimonia annuale degli IDMA, i premi dedicati ai produttori dance), i DJ sono oggi considerati le rockstar del nuovo millennio. E non bisogna necessariamente storcere il naso di fronte a un tipo di musica che può sembrare difficile da ascoltare e che qualcuno paragona a “semplice rumore”… Anche la “fredda” elettronica è capace di suscitare forti emozioni (ascoltare An Angel’s Love di Alex M.O.R.P.H. per averne la conferma): basta solo non avere pregiudizi!

Accanto alla naturale innovazione degli stili, anche il mercato musicale è in trasformazione. Spesso si sente dire erroneamente che quello degli ultimi anni è un mercato in crisi, che non ha retto il peso del file sharing da quando il Web ha iniziato a entrare nelle nostre vite in modo sempre più prepotente. Nulla di più sbagliato… I dati IFPI (International Federation of the Phonographic Industry) parlano chiaro: nel 2011 i ricavi discografici a livello mondiale (nel digitale) sono cresciuti dell’8.5% e il numero di download è in aumento ovunque (+10% negli Stati Uniti per i singoli e + 19% per gli album; +8% in Gran Bretagna per i singoli e +27% per gli album; + 23% in Francia per i singoli).

Sarebbe più giusto dire che il mercato musicale sta subendo una evoluzione: la formula delle grandi case discografiche che si spartiscono tutte le fette del settore è scomparsa e ha lasciato il posto a un sistema in cui anche le labels indipendenti cercano di ritagliarsi uno spazio, talvolta anche con un discreto successo. Il Web non ha ridotto le possibilità di acquisto del pubblico; al contrario, ha ampliato le possibilità di conoscere anche artisti minori ed emergenti e stili musicali considerati “di nicchia”. Se le grandi case discografiche sono in crisi è anche perché non hanno saputo captare il vento di cambiamento che spirava dal Web e non hanno voluto investire in modo massiccio sulle nuove generazioni. Basti solo pensare alla giovanissima e talentuosa Adele, regina di vendite degli ultimi due anni (il suo ultimo album, “21”, secondo della sua carriera, ha superato le 20 milioni di copie), nata dal nulla e oggi diventata una delle cantanti più famose, premiate e amate dal pubblico e dai colleghi di tutto il mondo… E la sua casa discografica è la XL, etichetta indipendente nata nel 1989 in Gran Bretagna.

L’innovazione non risparmia neanche il settore dei servizi. Riprendendo i dati IFPI, anche qui si registra una crescita del volume di abbonamenti dei portali di streaming on demand, come Deezer e il ben più noto Spotify, molto utilizzato da musicisti e case discografiche e che arriverà presto anche in Italia. Inutile citare, poi, i numerosi social networks dedicati ai musicisti, come MySpace (un tempo punto di riferimento del settore, ma oggi obsoleto e largamente superato dai più noti colleghi), Jamendo, WMW e le tante altre vetrine che gli emergenti possono sfruttare per farsi notare da qualche manager o label discografica.

L’ultima frontiera del servizio musicale sul Web, in tema di new media e produzione, è quella del crowdfunding. Uno dei primi portali ad aver investito su questo modello di finanziamento è stato Sellaband, nato nel “lontano” 2006, mentre in Italia da circa un mese e mezzo ha fatto il suo ingresso in campo Musicraiser. Il meccanismo di funzionamento è simile ed estremamente semplice: un artista che intende sviluppare un progetto musicale (un album, un EP, un videoclip o un concerto) ma non ha i fondi necessari per farlo, può chiedere agli utenti di finanziare con microdonazioni il suo progetto, promettendo, in cambio, un qualcosa, sia esso un download gratuito della musica che verrà creata, un biglietto omaggio per un concerto, una T-Shirt e altro (l’importanza del premio dipende dalla somma donata). Un modello di successo, questo del crowdfunding, che fa proseliti ovunque, non solo nel mondo della musica… Basti pensare alla piattaforma americana Kickstarter, che vede nascere ogni giorno progetti di ogni tipo finanziati dal pubblico.

Basta davvero poco per innovare, ma bisogna sempre essere velocissimi: l’innovazione corre e la musica lo fa insieme a lei, cercando di tenere il passo. Molte sono le novità che hanno interessato il 2012 che si sta chiudendo e c’è da scommetterci che molte altre ce ne saranno nei prossimi 12 mesi che ci aspettano. Quello che abbiamo visto è solo l’inizio… La strada delle novità musicali, tanto negli stili quanto nel mondo dei servizi Web, è ancora inesplorata.