“Fanno casette di sabbia e si baloccano con vuote conchiglie.

Intessono barchette di foglie secche e sorridendo le fan galleggiare sull’immensità del mare.

I bimbi giocano sul lido dei mondi. Non sanno nuotare, non sanno gettar le reti.

I pescatori di perle si tuffano per raccogliere le perle, i mercanti veleggiano sulle loro navi,

mentre i bimbi raccolgono sassolini e poi li gettan via.

Non cercano tesori nascosti, non sanno gettare le reti.[…]

La tempesta erra per il cielo dalle molte vie,

naufragano i bastimenti nell’acqua dalle molte vie,

la morte è in giro e i bimbi si baloccano.

Sulla spiaggia di mondi infiniti è il gran convegno dei bimbi. “(1)

“Because of his profoundly sensitive, fresh and beautiful verse, by which, with consummate skill, he has made his poetic thought, expressed in his own English words, a part of the literature of the West”.

Questo il commento della Nobel Academy all’attribuzione del premio a Rabindranath Tagore; straordinario pensare che egli fosse un indiano e non esattamente un inglese. Era il 1913 e il Nobel per la letteratura andava per la prima volta a un non occidentale, per i versi poetici di Gitanjali (parola indiana composta da git = canzone, e anjali = offerta, di fatto significando una offerta in canti ). Tagore aveva già nel 1901 fondato una scuola per bambini in India, a Santiniketan (2), da cui irradiò la sua concezione innovativa di scolarizzazione ed educazione, che gli consentì di penetrare meglio nei movimenti sociali, culturali e politici del tempo. Si batté per il ritorno alle origini della cultura indiana attraverso una riforma scolastica progressista, rappresentando allo stesso tempo la quintessenza del misticismo orientale per gli occidentali.

Nelle parole di Tagore, ricche di immagini e sentimenti provenienti da una complessità del tutto estranea e distante, sconosciuta e misteriosa, l’occidente ritrovava inaspettatamente se stesso.
Come allora, adesso l’occidente si trova di fronte a vaste mutazioni, economiche, spirituali, etiche. Abituati come siamo agli slogan pubblicitari, ai richiami degli imbonitori, al fatto cioè che tutto, per attrarre la nostra attenzione, debba essere urlato, infiocchettato e ridotto a messaggio unidirezionale, abituati a fidarci di questo lavoro di postproduzione per credere nell’affidabilità di un progetto, nella sensatezza del suo contenuto, siamo disarmati di fronte al mondo oggettivo, quello che parla attraverso linguaggi multipli e idiomi diversi, quello che lancia messaggi infiniti, di cui possiamo comprenderne pochi, quello che sussurra dietro un sorriso, che nasce multiculturale per davvero, quello che si trova apparentemente lontano da noi.

Ripercorrendo il desiderio costruttivo di Tagore, c’è un nuovo posto in India, Pittmangarh, dove già 200 bambini provenienti da condizioni di partenza che possono compromettere seriamente il loro svilupp formativo, sono avviati all’istruzione grazie alla Helping Hands for India, una Onlus indipendente e neutrale, fondata da occidentali e orientali, insieme. Un progetto consapevole che si muove su più dimensioni. Tra i fondatori, lo Yoga Alliance (network internazionale per la formazione dei docenti di Yoga) attraverso il World Conscious Yoga Family, e l’ Anand Prakash Ashram di Rishikesh.

Helping Hands for India è composta da professionisti di diversa provenienza, del tutto indipendenti, che offrono il proprio lavoro affinché possano beneficiarne i bimbi, nelle loro case tra i propri affetti, dando loro istruzione, cibi e giochi.

Quando ti porto giocattoli variopinti, mio bimbo, comprendo perché c’è tanto sfoggio di colori nelle nubi, nell’acqua, e perché i fiori sono colorati così vagamente- quando ti regalo giocattoli variopinti, bimbo mio. ” (3)

Dimostrando come la consapevolezza e la sostenibilità di un progetto di questo tipo passi necessariamente anche attraverso risorse materiali, oltre l’istruzione, sono stati acquistati dei terreni, che vengono coltivati dalle famiglie dei bambini. Con i proventi di questo lavoro si contribuisce all’edificazione della scuola stessa, in perfetta ottica fair trade.

La sua costruzione è cominciata a settembre. Immersa nella natura, è una struttura architettonica ecocompatibile che, come tutto quello fatto dal Helping Hands, traghetta coscienziosamente la tradizione nel futuro, utilizzando cioè materiali del luogo, ripetendo le architetture tradizionali, cercando quindi di essere di minor impatto possibile con il sostrato ambientale. In una parola, ecosostenibilità. Non di minore importanza, l’acquisizione di una sorgente d’acqua, risorsa indispensabile e scarsa, specie in zone ad alto rischio di desertificazione, specie ora che il problema della crisi dell’acqua potabile c’è. E’ importante non dimenticare chi siamo e quello che possiamo dare, perché ci racconta ciò che abbiamo, e da dove veniamo. Sono passati 100 anni: è ora il nostro momento per specchiarci nella vita di chi c’è accanto, e, lasciando ancora a Tagore la chiusura:

Quando me ne andrò di qui, la mia ultima parola sia, che ciò che ho visto è insuperabile.” (4)

 

Note:

1 R. Tagore, LX. Gitanjali, Carabba Editore, Lanciano, 1914.

2 che nel 1921 venne sviluppata e allargata agli studi universitari. Divenendo una delle più centrali

università indiane annovera nel corpo docenti Indira Gandhi e Amartya Sen.

3 R.Tagore, LXII. Gitanjali, Carabba Editore, Lanciano, 1914

4 ibidem. Canto XCVI