Nella moderna prospettiva di considerare il museo non solamente come luogo di tutela e conservazione del patrimonio artistico e culturale, ma anche come luogo sociale dotato di una serie di servizi che permettano di fruire questo luogo come una “esperienza”, la didattica è sicuramente un aspetto fondamentale che si pone come intermediazione tra le opere d’arte e il pubblico, proponendo una formazione attiva rivolta non solo agli adulti, ma soprattutto all’infanzia e alle fasce più giovani.

Tutti i musei e le istituzioni culturali – seppur ancora con una forte disparità tra le diverse realtà territoriali – prevedono nel loro organico un dipartimento specifico con il compito di progettare e svolgere le attività didattiche. Ma oltre ai singoli dipartimenti museali esistono delle iniziative di tipo associativo che, fatto tesoro dell’esperienza dei più grandi musei, si sono distaccate dal singolo luogo e hanno avviato una serie di attività per così dire “collaterali”, che vogliono affiancarsi e integrare le linee didattiche avviate dalle principali istituzioni. La proposta consiste in piccoli progetti da poter svolgere anche in altri ambienti quali librerie, gallerie commerciali, fiere, e anche direttamente nelle abitazioni private.

Un esempio a Roma è quello dell’associazione WorkInProject, fondata solamente nel 2011 da Giovanna Cozzi, Linda Mazzoleni e Silvia Garzilli, tre giovani storiche dell’arte specializzate in didattica del museo e del territorio, che hanno voluto creare una realtà dedicata specificamente all’arte contemporanea che, nell’opinione pubblica, resta ancora di più difficile comprensione rispetto a quella dei secoli passati. Solamente nel giro di un anno sono riuscite a creare una rete di collaborazioni che ha coinvolto, per la prima volta nella capitale, anche le gallerie d’arte contemporanea private che hanno aperto le loro porte non solamente ai collezionisti, giornalisti e addetti al settore, ma anche alle famiglie, con lo scopo di far conoscere ai “diversi pubblici” l’esistenza di luoghi dove poter vedere una mostra senza dover pagare il biglietto.

Andiamo a conoscere direttamente le nostre tre interlocutrici.

Come e quando è nata la vostra associazione, e come mai il nome “Work In Project”?
L’Associazione è nata grazie ad un momento lavorativo poco felice che mi ha portata a voler intraprendere un progetto tutto mio (Giovanna) e, fortunatamente, le mie colleghe sono state subito entusiaste della proposta!
Il nome viene dal termine anglosassone work in progress visto che per noi questo lavoro è sempre “in corso”, non è mai “concluso”, è in continuo mutamento. Abbiamo cambiato la parola progress con project perché della didattica il Progetto è il nodo centrale di tutto: senza un progetto (con i suoi obiettivi, il suo svolgimento e la sua organizzazione) non possono esserci laboratori didattici.

Quali sono gli aspetti dell’arte e della cultura contemporanea che volete far conoscere e comprendere al vostro pubblico?
Tutti. Vorremmo che i nostri pubblici imparassero a guardare all’arte e alla cultura contemporanea con occhio critico e competente in modo da potersi arricchire culturalmente ed emotivamente. Non insegniamo storia dell’arte, cerchiamo di dare i mezzi per comprendere l’arte, per trovarne le giuste chiavi di lettura, per guardare alla cultura contemporanea come a qualcosa che possa coinvolgerci tutti.
Tutto questo non è facile: l’arte contemporanea è vissuta dalla maggior parte dei pubblici come qualcosa di distante, noi cerchiamo di farla sentire vicina, così come dovrebbe essere.

Quali sono gli strumenti che utilizzate per avvicinare il vostro piccolo pubblico all’arte e alla cultura contemporanea?
Laboratori didattici, visite, seminari, workshop. Ma ciò che ci differenzia è il metodo che usiamo: partecipativo e mai statico. Per i laboratori e i workshop (con bambini o adulti) uniamo una prima parte di laboratorio teorico in cui l’operatore veicola messaggi e media discussioni che nascono dall’osservazione di opere d’arte e da domande poste in modo coinvolgente; una seconda parte di laboratorio pratico durante la quale l’assioma è quello del “fare per capire”, momento in cui i partecipanti creano un proprio elaborato originale riprendendo e facendo propri tecniche e contenuti emersi nella prima parte.
Per le visite guidate invece proponiamo visite molto interattive finalizzate ad evitare che il visitatore si annoi e smetta di ascoltare, veicolando critiche e riflessioni che non siano semplici nozioni trovate in un qualsiasi testo.

Quali sono le vostre aspettative e a che livello è secondo voi la situazione romana riguardo la didattica del contemporaneo? Potete fare qualche confronto con altre città italiane o anche internazionali?
Aspettative? Diciamo piuttosto speranze! La nostra speranza è di crescere e riuscire ad arrivare ad un più ampio raggio di pubblici possibile. La situazione romana ha diverse realtà istituzionali (vedi Maxxi, Macro, Gnam) e pochissime realtà private… esistiamo noi WIP e – che conosciamo – altre due associazioni che si occupano, in modo differente, di didattica del contemporaneo.
In altre città italiane credo sia più o meno lo stesso… molto diverso il panorama di altre città europee (ma non solo, americane…) dove la didattica museale è talmente forte, presente e alla portata di tutti che le realtà associative sono meno necessarie.

Quale è secondo voi in Italia una realtà, museale pubblica o privata, o associativa, che ritenete esemplare nel settore della didattica?
Non ragioniamo per classifiche ma, come già accennato, esistono problemi talmente sistemici del “caso Italia”, che non è facile brillare senza fondi. Ci teniamo a ricordare un caso esemplare nel settore della formazione di professionisti del campo: l’istituzione della cattedra di Didattica del territorio e del Museo all’Università di Roma “La Sapienza”, che grazie all’impegno della Prof.sa Lida Branchesi, incentiva stage e ricerche specialistiche all’estero per indagare le realtà straniere e aggiornarsi, offrendo così per l’Italia un ricco bacino di nuove figure professionali.

Tra le vostre collaborazioni ci sono diverse realtà private, tra le più riconosciute nel settore artistico contemporaneo di Roma – Galleria del Prete, Fondazione Volume!, Fondazione Giuliani, Indipendenza Studio – nonché partecipazioni alle ultime edizioni delle fiere Roma Contemporary e Affordable Art Fair, che per la loro natura più commerciale forse ben poca attenzione hanno dato finora alla didattica. Quali risultati avete ottenuto da questi progetti e come sono state accolte le vostre proposte dai vari galleristi?
Le gallerie private e le fondazioni di arte contemporanea, difficilmente accessibili al grande pubblico, ci hanno accolto molto calorosamente, felici di aprire le porte ad una utenza più vasta. In alcuni casi ci hanno contattate direttamente loro.
In questi casi l’importante per noi è far percepire le gallerie e le fondazioni come luoghi da visitare per poter accrescere conoscenze e competenze. Per quanto riguarda le fiere, siamo molto contente di aver partecipato, visto che gran parte del pubblico visita la fiera con scopi esplorativi e non commerciali. Dopo Roma Contemporary (che per la prima volta ha dedicato uno spazio alla didattica quest’anno), Affordable Art Fair ci ha contattate per la loro prima edizione romana. È stato un successo, c’è stata una grande affluenza e ne siamo state felicissime!
Tutte queste realtà sono ideali visto che si può lavorare con delle opere d’arte giovani, davvero contemporanee e che ci mettono in contatto con una realtà non istituzionale, sperimentale, magari underground.

Tra i vostri imminenti progetti c’è la collaborazione con Palazzo Incontro, in occasione della mostra “Elliott Erwitt Fifty Kids”. Si tratta della prima collaborazione con un luogo istituzionale? Quali attività proporrete qui ai vostri visitatori?
Si, si tratta del primo museo in cui entrano le WIP (ma abbiamo altri progetti in ballo) e la mostra di Erwitt che fotografa bambini è perfetta per noi! Proponiamo un laboratorio in mostra, Bambini Faccia a Faccia, per bambini di età compresa tra i 5 e i 12 anni.
Con un’operatrice si visiterà la mostra fotografica facendo riflettere su modalità e significati delle opere. Ci saranno dei momenti pratici in cui, durante la visita, i bambini dovranno scattare delle fotografie polaroid agli altri partecipanti al laboratorio per poi mettere a confronto lo sguardo di Erwitt sui bambini e lo sguardo dei bambini sui bambini stessi! Crediamo ne usciranno riflessioni ed elaborati davvero interessanti.
Inoltre Palazzo Incontro è stato molto collaborativo e felice di questo nuovo progetto per loro (non hanno ancora mai avuto laboratori all’interno del museo) e hanno concesso la gratuità dell’ingresso ai partecipanti al laboratorio e l’ingresso ridotto agli accompagnatori.

Qualche suggerimento o la proposta didattica che vi piacerebbe presentare a tutti i dipartimenti didattici, associazioni e addetti al settore del contemporaneo?
Di proposte didattiche che vorremmo presentare ce ne sono ma siamo un po’ gelose delle nostre idee e delle nostre proposte, preferiamo non dichiararle.
Un suggerimento per i musei, del tutto utopico ma ovvio e scontato, sarebbe di INVESTIRE PIU’ FONDI nei propri dipartimenti didattici e di non ESTERNALIZZARE i dipartimenti stessi.