Si chiama Graph Search ed è un motore di ricerca (sebbene questa definizione è stata più volte smentita) di cui possono usufruire gli utenti del più diffuso social network a livello globale: l’annuncio lo ha dato proprio il giovane Ceo di Facebook nel quartier generale di Menlo Park Mark Zuckerberg e il suo avvento era stato mantenuto segreto sino a poche ore fa. Motivo? La nuova creazione del padre dei social network presenta le stesse funzionalità e scopi dei maggiori motori di ricerca tradizionali, in particolar modo Google, che non sembra aver sottovalutato il pericolo.

Per capire quali sono queste caratteristiche, vediamo come funziona Graph Search:

è un motore che ricostruisce, tramite domande e suggerimenti, i rapporti tra amici e conoscenti del social network. Si ricerca attraverso parole chiave o semplici domande e, servendosi delle informazioni contenute nei nostri profili, in pochi secondi arrivano le risposte cercate. Le categorie secondo le quali le informazioni verranno classificate nella ricerca sono: fotografie, luoghi , persone, interessi. Un modo rapido per capire quali sono gli utenti tra la lista dei nostri amici, o in quella “di amici degli amici”, che condividono i nostri stessi interessi, che hanno già visitato prima di noi i posti dove vorremmo recarci, o le foto pubbliche presenti nel web. Una ricerca circoscritta all’interno della piattaforma che tuttavia potrebbe limare il predominio di Google in qualità di motore a cui rivolgere le proprie domande generiche.

La funzionalità della nuova creazione di Zuckerberg sono spiegate nella pagina dedicata disponibile in italiano, in cui è presente anche un video riassuntivo. Sono anche illustrate le modalità per preservare le proprie informazioni sulla privacy: il rischio più temuto, infatti, da parte degli utenti è proprio quello che, attraverso questo semplice incrocio di dati, si possa risalire facilmente a foto, informazioni personali che ci riguardino e delle quali non volevamo fornire dettagli. Per adesso, tuttavia, lo strumento non è ancora disponibile nel nostro paese ma è usufruibile solo in versione beta negli Stati Uniti e in lingua inglese. Tempi certi per l’arrivo in Italia non ce ne sono, ma se siete ansiosi di provare le nuove funzionalità in anteprima è possibile iscriversi ad una lista di attesa.

Non vi è certezza neanche sul successo del nuovo strumento: utilità e benefici potrebbero trarne gli operatori commerciali e nel campo del turismo per ricerche di mercato e per gli studi di marketing e pubblicità al fine di sondare le preferenze degli utenti, seguendo l’ormai assodata funzione del social come strumento indispensabile per capire gli umori e su quali prodotti investire; tuttavia non è altrettanto prevedibile come reagiranno gli utenti comuni, se apprezzeranno le funzionalità di questo strumento oppure se il timore che la propria privacy venga lesa e minacciata prevalga sulla curiosità di scoprire quali interessi si hanno in comune con la community.

Non bisogna dimenticare, infatti, i recenti fallimenti degli ultimi cambiamenti grafici che il sito ha apportato: il diario, per citare proprio l’ultimo arrivato, non è stato molto apprezzato dagli utenti. Non a caso sembra che questo strumento verrà probabilmente rimosso per far in modo che l’account ritorni nella grafica precedente. Rimanendo in tema di motori di ricerca, inoltre, non sembra che gli utenti di Facebook apprezzino molto la possibilità di essere ritrovati tra le parole chiave: avrete notato forse che in molti sono introvabili, digitando il semplice nome nel campo di ricerca Google, questo perché le impostazioni della privacy consentono questa opzione. E se questa nuova funzionalità di Facebook avesse lo stesso effetto di chiusura nei confronti della community e spingesse gli utenti a blindare ancor di più il proprio profilo per timore di violazioni? Chissà se tutte queste modifiche stiano realmente giovando alla popolarità del social network oppure ne stiano minando la credibilità e il numero degli utenti.