TAFTER, in qualità di partner del bando Che Fare, vi fa conoscere da vicino i 6 finalisti del premio dedicato all’innovazione sociale. Fino a sabato 26 gennaio, uno per uno, i responsabili dei progetti finalisti ci mostrano i loro obiettivi, i loro sacrifici e le loro ambizioni nel caso risultassero tra i favoriti della Giuria. La votazione finale, si svolgerà il 27 gennaio.

Verrà data comunicazione ufficiale del vincitore martedì 29 gennaio. Siete pronti a scommettere sul vincitore?

Parliamo della Casa del Quartiere San Salvario con Roberto Arnaudo, direttore dell’Agenzia per lo sviluppo locale di San Salvario

 

Siete tra i 6 finalisti del premio Che Fare. Come è nato il vostro progetto?
La nostra intenzione è di completare, con il premio cheFare, la fase di start up della Casa del quartiere di San Salvario attraverso la realizzazione di attività che rappresenterebbero per noi il coronamento di un lavoro iniziato molti anni fa.
La nostra opinione è che – in un generale contesto di crisi della scuola, delle politiche culturali e del welfare – sia sempre più importante investire su progetti che favoriscano l’accesso e la diffusione della cultura, favorendo la crescita delle persone e l’integrazione sociale di contesti urbani sempre più frammentati.
Proprio in ragione della crisi delle politiche pubbliche, piuttosto che pensare alla realizzazione di progetti ex-novo che quasi sempre non riescono a sopravvivere all’esaurimento dei finanziamenti, pensiamo sia più utile consentire il completamento e lo sviluppo di strutture in grado di auto-generare da sé le risorse necessarie per dare continuità ad un lavoro che si articola, non come esperienza estemporanea, ma come vero e proprio servizio pubblico di prossimità.

Perché il vostro progetto è innovativo?
Perché integra radicamento sociale, capacità di ibridare funzioni differenti (culturali, formative, aggregative, etc.) e capacità auto-generativa di produrre un’offerta socio-culturale accessibile a fasce differenti di popolazione.
Perché la Casa del quartiere è una struttura di produzione socio-culturale che nasce dal basso attraverso la partecipazione di cittadini, enti culturali e associazioni e che rappresenta una risorsa complementare alla scuola e alle sempre più deboli politiche culturali ed educative.
Perché sperimentiamo un’inedita modalità gestionale, con la quale l’utilizzo di risorse economiche aggiuntive rappresenta a tutti gli effetti un investimento capace di creare nuove risorse da reinvestire nel tempo.
Perché la Casa del Quartiere rappresenta un modello fortemente trasferibile che risponde a bisogni socio-culturali fortemente presenti nelle città contemporanee e che, per questo, si sta già diffondendo a livello nazionale.

In che modo riuscirete a rendere economicamente sostenibile la vostra iniziativa?
La Casa del quartiere di San Salvario, nell’attuale fase di start up, ha già raggiunto la capacità di auto-generare risorse economiche pari al 70% dei suoi costi complessivi. Un risultato notevole, se si tiene conto che realizziamo attività culturali e aggregative a bassissimo costo per il pubblico (non si paga l’ingresso agli spettacoli e le attività formative/educative sono tutte molto accessibili) e attività sociali del tutto gratuite.  Dal punto di vista economico, il nostro obiettivo è di completare, con il premio cheFare, la nostra fase di start up gestionale, raggiungendo una percentuale di autofinanziamento pari all’80% dei costi.
Tutto ciò sarà possibile perché il modello gestionale della Casa del quartiere permette di generare risorse significative sia attraverso la compartecipazione ai costi di tutta la vastissima rete di enti no profit e cittadini che collabora con noi, sia attraverso la realizzazione di alcune attività economiche (in primo luogo la gestione di un bar-caffetteria interno alla struttura).
L’investimento previsto consiste nell’acquisto di beni strumentali, nel potenziamento dell’offerta culturale e della comunicazione pubblica e rappresenta quindi anche un’occasione di crescita della struttura e quindi dei ricavi complessivi da reinvestire su nuove attività.

Che obiettivi vi siete posti?
La finalità della nostra proposta è di costituire un modello di intervento innovativo di diffusione sociale della cultura, capace di dare una risposta alla crisi delle politiche pubbliche e delle agenzia formative tradizionali, produrre coesione sociale e autosostenersi economicamente.
Gli obiettivi sono quelli di fare crescere in qualità e quantità l’offerta culturale della Casa del quartiere, raggiungere con più efficacia target di popolazione svantaggiata, acquisire maggiori capacità di autofinanziamento e di autonomia di azione.

Dateci 3 motivi per i quali la giuria dovrebbe votare per voi.
Perchè la nostra proposta:
1. risponde ad un bisogno diffuso di cultura accessibile a tutti i cittadini, di aggregazione, di progettazione condivisa, di servizi socio culturali a cui l’Ente pubblico non riesce più a dare risposta.
2. è un buon investimento per il futuro: la Casa ha dimostrato di essere capace di attivare un meccanismo di sostenibilità virtuoso nel tempo, aumentando progressivamente il proprio grado di autonomia.
3. e perché la Casa del Quartiere è considerato un modello imitato in città e fuori ed è esportabile e replicabile anche in altri contesti.

La scheda di Casa del Quartiere di  San Salvario su Che Fare
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