TAFTER, in qualità di partner del bando Che Fare, vi fa conoscere da vicino i 6 finalisti del premio dedicato all’innovazione sociale. Fino a sabato 26 gennaio, uno per uno, i responsabili dei progetti finalisti ci mostrano i loro obiettivi, i loro sacrifici e le loro ambizioni nel caso risultassero tra i favoriti della Giuria. La votazione finale, si svolgerà il 27 gennaio.

Verrà data comunicazione ufficiale del vincitore martedì 29 gennaio. Siete pronti a scommettere sul vincitore?

Parliamo della Fondazione di Comunità Locale Rione Sanità con L’Altra Napoli Onlus, promotrice del progetto


Siete tra i 6 finalisti del premio Che Fare. Come è nato il vostro progetto?
Il progetto di costituzione della Fondazione di Comunità Locale Rione Sanità, nasce dall’importante esperienza vissuta dal 2006 da un gruppo di soggetti no-profit al Rione Sanità di Napoli. Il Rione Sanità è senz’altro conosciuto per le notizie di cronaca nera e per i dati che lo rendono una periferia nel centro storico di Napoli: un quartiere con enormi tradizioni culturali, dove convivono oltre 32mila persone in poco più di 2 kmq, con un elevato tasso di microcriminalità e di disoccupazione giovanile (oltre il 60%). Una comunità locale fragile, un ghetto, che nonostante ciò conserva uno straordinario capitale umano e un inestimabile patrimonio storico-artistico.
Dal 2006 una rete composta da cittadini, associazioni no-profit – tra cui L’Altra Napoli Onlus – cooperative sociali, coop. di produzione lavoro, parrocchie e piccole fondazioni, portano avanti nel quartiere un intenso lavoro di recupero del territorio, attraverso progetti di riqualificazione ambientale, riapertura e valorizzazione dei beni storico-artistici affidati ai giovani del quartiere, promozione di imprese sociali, assistenza ai minori a rischio attraverso iniziative dal forte impatto culturale.
Questo network del terzo settore è riuscito in soli sei anni a realizzare oltre 15 progetti – raccogliendo circa 4,5 milioni di euro esclusivamente da finanziatori privati – che stanno cambiando in maniera significativa l’immagine e la realtà del quartiere. Grazie alle tante iniziative affidate ai cittadini ed in particolare ai giovani, oggi oltre 70 persone lavorano in questo circuito virtuoso fatto di orchestre giovanili, accademie di teatro, Basiliche e Catacombe paleocristiane, case di accoglienza per minori, aree verdi restituiti al quartiere.
Sono esempi di tutto ciò, progetti come la riapertura delle Catacombe di San Gennaro affidate ad una cooperativa di giovani del quartiere che, dopo un periodo di formazione e di start-up, sono riusciti ad aumentare in un solo anno gli ingressi delle catacombe del 300%, oppure l’Orchestra Giovanile Sanitansamble, un’orchestra sinfonica formata da 46 bambini del Rione Sanità che da cinque anni studiano assieme ai loro maestri ed è arrivata ad esibirsi in teatri importanti come il San Carlo e suonare l’inno nazionale per il Presidente Giorgio Napolitano.
Oggi questa rete mira alla costituzione di una Fondazione di Comunità Locale con la duplice mission di fundraising e grantmaking.

 

Perché il vostro progetto è innovativo?
Il progetto di Fondazione di Comunità Locale Rione Sanità intende dotare le realtà locali del quartiere di una infrastruttura sociale – un organismo basato sull’aggregazione e sulla collaborazione dei soggetti appartenenti della comunità di riferimento – in grado di attrarre risorse, di valorizzarle attraverso una oculata gestione patrimoniale e di investirle localmente in progetti di carattere sociale.
La Fondazione di Comunità Locale Rione Sanità sarà a tutti gli effetti un organismo nato dal basso, quale espressione dalla comunità locale che si organizza e si attiva per lo sviluppo del proprio territorio.
L’elemento più significativo è rappresentato dalla possibilità data alla collettività di investire nel proprio futuro, attivando risorse proprie per realizzare interventi in favore del recupero e dello sviluppo del proprio territorio.
In questi termini, significa che la Fondazione sarà un ente capace di leggere e comprendere i bisogni e le esigenze espresse dal territorio, coinvolgere i suoi cittadini nel processo di valorizzazione, diffondere una cultura del “bene comune”, immaginare e realizzare nuove iniziative di sviluppo territoriale – con particolare attenzione verso l’arte e la cultura, attrarre risorse dall’esterno.
La Fondazione promuoverà inoltre la sperimentazione di piattaforme web orientate alla costituzione di comunità partecipate. Le piattaforme civiche, infatti, consentono una diretta partecipazione delle persone alla vita civica delle proprie comunità, fornendo loro strumenti tipici dei media sociali, che incentivano e rafforzano i legami sociali a livello locale.

 

In che modo riuscirete a rendere economicamente sostenibile la vostra idea?
Il patrimonio della Fondazione sarà costituito dalle donazioni raccolte in tre differenti fasi. Una prima fase riguarderà la fidelizzazione dei finanziatori che hanno sostenuto i progetti finora realizzati e le donazioni dei singoli cittadini. Con l’eventuale aggiudicazione del premio Che Fare, sarà possibile raggiungere la cifra di 500.000 €, e presentare il progetto della Fondazione alla Fondazione con il Sud che, dopo un processo di valutazione, provvederebbe al raddoppio del patrimonio.
Raggiunto il capitale iniziale di 1 milione di euro, si programmerà una strategia di fund raising che avrà l’obiettivo di raccogliere in un arco di tempo di 7 anni, altri fondi per circa 1,5 milioni che, anche in questo caso, la Fondazione con il Sud raddoppierà per costituire un patrimonio di 5 milioni di euro.

 

Che obiettivi vi siete posti?
La Fondazione – attraverso una logica di economia solidale e di coworking – sarà in grado di promuovere l’intrapresa giovanile, investendo sulla formazione e sullo lo scambio di risorse e competenze, a tutela anche dell’identità culturale del territorio.
Essa ha pertanto come obiettivo iniziale quello di raccogliere e costituire un patrimonio la cui redditività sarà permanentemente destinata al finanziamento delle attività di promozione e di sviluppo socio-culturale del territorio: maggiore l’incremento del patrimonio, maggiori gli investimenti sociali in tale direzione.
I principi costitutivi della Fondazione saranno orientati verso la nascita di un’istituzione comunitaria partecipata, indipendente ed autonoma, mirata al raggiungimento di risultati e obiettivi concreti e localmente rilevanti.
Con l’approvazione del Bando Che Fare, sarà inoltre istituito dalla Fondazione un fondo dedicato: “Che Fare_qui”, rivolto al sostegno di interventi di social innovation.

 

Dateci 3 motivi per i quali la giuria dovrebbe votare per voi.
Il progetto è fondato su tre assi:
– reale partecipazione e coinvolgimento diretto dei cittadini: far partecipare attivamente i residenti è fondamentale per ottenere risultati duraturi; sono i cittadini a pianificare il proprio futuro.
– indipendenza e autonomia da istituzioni pubbliche o private: dopo una storia di 6 anni fatta di risultati e ricadute importanti per il Rione Sanità, tanto da farne un caso nazionale di recupero territoriale attraverso l’arte e la cultura, non vi era altra alternativa che guardare al futuro e puntare le basi per la propria auto sostenibilità.
– riproducibilità e replicabilità futura: il progetto vuole mettersi in rete e rendere disponibile le sue esperienze per tutti coloro che volessero gemmare un’esperienza simile in altri territori.

 

La scheda della Fondazione di Comunità Locale Rione Sanità su Che Fare
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