La Direzione Generale per la valorizzazione del MiBAC ha effettuato, dal 21 novembre al 14 dicembre 2012, un questionario volto alla comprensione delle reali esigenze dei cittadini italiani riguardo i servizi offerti dai principali musei statali promuovendolo, forse in tempi di scarsità di risorse dedicate alla comunicazione, sul sito della DG valorizzazione (non il sito principale del MiBAC) e su social network come Facebook e Twitter.
Fatto sta che gli italiani hanno risposto: 7.043 i sondaggi arrivati, di cui solo un centinaio provenienti da utenti interni all’amministrazione ministeriale.
A prima vista i risultati ottenuti non mostrano degli evidenti cambiamenti rispetto a rilevazioni effettuate negli scorsi anni, ma andiamo comunque a capire quali le esigenze di oltre 7 mila italiani in tema di musei:

Gratuità e rapporto qualità prezzo: il primo dato sicuramente interessante è che quasi il 76% degli italiani ritiene sia giusto pagare un biglietto di ingresso per usufruire dei servizi museali. E’ un dato che rafforza la consapevolezza ormai acquisita che hanno gli italiani del loro patrimonio culturale che sono disposti a sostenere anche economicamente tramite il pagamento di un biglietto.
Certo è che questo risultato non dice molto se non misurato poi alle risposte ottenute da un’altra delle domande sottoposte agli utenti ovvero “Ritiene che il prezzo del biglietto sia adeguato a quanto i musei offrono?”: ora, qui l’analisi è interpretabile in diverse maniere: la direttrice generale per la valorizzazione, Anna Maria Buzzi, tiene a precisare che i visitatori sarebbero quindi disposti a pagare di più per entrare nei musei ma questo in realtà non è pienamente vero, soprattutto se si vanno ad incrociare queste percentuali di risposta con quelle più approfondite in cui gli utenti dichiarano apertamente che vi è una effettiva carenza nei nostri siti culturali rispetto a pannelli esplicativi, percorsi di visita, difficoltà di raggiungere i luoghi culturali con mezzi pubblici e soprattutto orari di visita che non consentono una fruizione abituale dei luoghi culturali.

Fasce a riduzione di prezzo: uno degli aspetti che meriterebbe proposte politiche immediate in fatto di pricing è il dato relativo ai pensionati che, da una ricerca condotta anche 2 anni fa dal prof. Hinna , intervenuto alla presentazione, sono disposti a non usufruire del biglietto gratuito over 65 (spostando quindi la gratuità del biglietto alla fascia 19-29 anni, in difficoltà economica dalla disoccupazione lancinante e target mirato da far affezionare alla cultura).

Orario prolungato: più dell’85% degli intervistati ha mostrato la necessità di visitare i musei in orari diversi rispetto a quelli abituali. Nello specifico, gli orari di prolungamento richiesti vanno dalle 20 alle 22 (41%) e fino alle 24 (44%). Una questione non da poco se si considera che questi dati il Ministero li conosceva già da tempo ma da altrettanto tempo non riesce a garantire neppure i normali orari di visita a causa del blocco delle assunzioni dei custodi.

Insomma, quello che gli italiani vogliono, forse, il Ministero lo aveva già capito da tempo ma mancano politiche gestionali e organizzative forti affinché i desideri degli italiani si trasformino in realtà.
Poveri italiani, quindi, che dichiarano di voler pagare anche di più il biglietto d’ingresso ai musei statali a patto di trovarsi di fronte a dei servizi adeguati non sapendo invece che l’art. 2 ai commi 615.616 e 617 della legge 244/07 non consente la riattribuzione del denaro proveniente dai biglietti d’ingresso all’istituzione stessa.
Un esempio su tutti è rappresentato dagli introiti dei Musei Vaticani: su oltre 2 milioni di euro guadagnati in un anno (2011) quanto è rimasto al Museo? Appena 600 mila euro.
Sareste ancora disposti a pagare di più per vistare una mostra sapendo che quel denaro non verrà utilizzato per la conservazione, la tutela, la valorizzazione delle opere d’arte esposte ma andrebbe a coprire buchi di bilancio sparsi qua e là nelle casse dello Stato?
Ben vengano le consultazioni pubbliche, dunque, purché portino a dei risultati concreti però: non possiamo continuare a far cadere negligenze e lacune di servizi sulle tasche degli italiani che, forse ingenuamente, credono ancora di poter contribuire, da soli, a migliorare le sorti del sistema culturale italiano.