A partire dal 21 Febbraio la Tate Modern di Londra ospiterà una grande retrospettiva dedicata a uno dei più importanti protagonisti della Pop Art, Roy Lichtenstein.
Nato a New York nel 1923, dopo le sue prime esperienze artistiche negli anni ’50 fortemente influenzate dall’arte americana, e che muovevano dall’astrattismo di derivazione cubista ed espressionista,  approda nel 1961, con “Look Mickey”, a un nuovo processo di sperimentazione artistica.

L’opera, che accoglie gli spettatori all’inizio del percorso espositivo, dà l’avvio alla sua fase pop, introducendo un rinnovato stile, del tutto personale, derivante dalla rivisitazione di forme e motivi appartenenti all’universo dei fumetti. La scena rappresentata prende ispirazione da un libro per bambini del 1960, “Donald Duck Lost and Found”, Lichtenstein amplia e semplifica l’immagine, caratterizzata, così come i suoi successivi lavori, da colori brillanti e da una estrema chiarezza lineare. L’uso della tecnica fumettistica, legata anche alla grafica pubblicitaria, risulta essere un mezzo ed un espediente artistico di accusa alla società consumistica e alla produzione di massa, l’adozione stessa della puntinatura, tipica dei fumetti, mira a imitare il processo di stampa, ma è in realtà realizzata accuratamente a mano dall’artista.
La mostra partita a settembre dall’Art Institute di Chicago, dopo essere stata a Washington, proprio alla National Gallery, a cui Lichtenstein donò “Look Mickey”, arriva ora a Londra, mentre in estate concluderà il suo tour a Parigi presso il Centre Pompidou.

Sarà possibile ammirare 125 opere, tra dipinti, sculture, disegni e collage che permetteranno di ripercorrere la carriera dell’artista.  A differenza della precedente retrospettiva, tenutasi al Guggenheim di New York circa vent’anni fa, che si era concentrata per lo più sulle tele e sulle sculture, questa mostra presenta un notevole numero di disegni, circa 50.

Si tratta della prima esposizione personale, organizzata in collaborazione tra l’Art Insitute di Chicago e la Tate Gallery di Londra, dopo la  morte dell’artista, avvenuta nel 1997. Ideata e studiata per circa sei anni dai curatori James Rondeau e Sheena Wagstaff, che hanno condotto un’appassionata ricerca e un’accurata selezione delle opere più significative del percorso del pittore newyorkese, rappresenta la più autorevole e completa retrospettiva di Roy Lichtenstein.

Quattro sono i decenni di attività esaminata, quattordici le sezioni tematiche in cui sono suddivise le opere, alcune delle quali vengono qui esposte per la prima volta, poiché appartenenti a collezionisti privati e alla famiglia dell’artista. Fra le tante vale la pena ricordare la serie “Artist’s Studio”, composta da quattro tele, riunite in questa occasione dopo circa quarant’anni. I quattro dipinti rivelano l’attenzione che Lichtenstein ebbe nel corso di tutta la sua carriera per la storia dell’arte, reinterpretata attraverso il suo linguaggio grafico. L’arte dei grandi artisti del passato, da Matisse a Picasso, da Monet a Van Gogh, fino all’epoca medievale, diventa soggetto protagonista dell’opera di Lichtenstein accanto ai motivi provenienti dalla vita quotidiana, come se anche la cultura iconografica venisse divorata dalla società del consumo insieme agli altri frammenti di realtà.

La forza delle immagini di Lichtenstein sta nell’immediatezza del messaggio e nella sua semplicità, che però non deve ingannare; l’operazione estetica e l’indagine formale, orientate a coinvolgere lo spettatore, sfidano le convenzioni e racchiudono un intento dissacrante e critico del mondo contemporaneo.
La mostra “Roy Lichtenstein: A Retrospective” vi aspetta alla Tate Modern di Londra fino al 27 Maggio, o a partire dal 3 Luglio al Centre Pompidou di Parigi; a voi la scelta Big Ben o Tour Eiffel?