Tra le decine di appuntamenti proposti  dalla social media week milanese si è parlato anche di cultura e nuove tecnologie. Per i musei di tutto il mondo, Facebook e Twitter rappresentano un interessantissimo banco di prova per riuscire a comunicare in una maniera nuova il proprio patrimonio, oltre che per ingaggiare utili discussioni con il proprio pubblico sul ruolo del museo, sul concetto stesso di patrimonio e sulla ricerca.

Se i musei  iscritti su twitter sono circa 1500 (come registrato da una recente ricerca condotta dall’agenzia creativa @sumo), bisogna cercare di capire sul versante delle applicazioni quale strada si stiano percorrendo. Lo spazio museale sembra darsi all’app mania e le istituzioni che possono permettersi di destinare anche una piccola parte del budget di comunicazione investono in percorsi, visite guidate, approfondimenti, mostre virtuali e servizi di ticketing real time con l’idea di fornire un servizio migliore al visitatore. Ma tutto questo, verrà poi percepito?

All’Urban center di Milano un incontro moderato da Nicoletta de Blas del Politecnico di Milano ha visto l’ incontro tre best practice del panorama italiano.

Elena Olivero e Marta Barcaro hanno raccontato l’esperienza del progetto SCRIGNO della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino, una collezione molto ridotta di opere di arte moderna e contemporanea che sorge all’ultimo piano del complesso del Lingotto di Torino. La loro strategia è stata quella di creare un percorso che si potesse integrare a quello dell’audio guida, creando un percorso di QR code per approfondimenti biografici e critici sull’opera ed autore, costruendo la possibilità di una sorta di quaderno virtuale in cui il visitatore può lasciare commenti  e feed back anche durante la visita stessa. Nonostante  la fondazione metta a disposizione dei tablet per fruire del servizio aggiuntivo, la maggior parte dei visitatori sembra però preferire il proprio device, un po’ per timore di non saper usare nuovi strumenti, un po’ per timore di fare danni.

Molto interessante il punto di vista Paolo Paolini (coordinatore di HOC-LAB e Centro per la Valorizzazione dei Beni Culturali del Politecnico di Milano e del progetto COMFIT), che segue decine di progetti legati allo sviluppo di applicazioni nel mondo culturale in Italia e in Svizzera.  Paolini, da sviluppatore, ricorda l’opinione della direttrice del museo Herman Hesse di Lugano (una psicologa) che si è rifiutata di introdurre l’uso dei tablet in museo perché a suo parere andavano a  diminuire il grado di socialità che offre l’esperienza in museo. Un luogo come il museo, per eccellenza esperienza sociale sembra andare in conflitto con la fruizione mediata da un device, che porterebbe meno scambi tra le persone, almeno per come sono state pensate le applicazioni fino ad  ora.

Irene Rubino illustra invece l’esperienza di Palazzo Madama a Torino sottolineando l’importanza della gamification nella creazione delle applicazioni e di come sia una strada importante da intraprendere soprattutto per le nuove generazioni di nativi digitali e per l’ampio spazio applicativo offerto dai servizi educativi del museo.

Sicuramente tra le problematiche emerse con il pubblico, tre sembrano i temi caldi legati all’utilizzo delle nuove tecnologie all’interno dei musei.

Da un lato ci troviamo in un sistema legislativo che spesso, in maniera quasi paradossale impedisce la condivisione dell’esperienze museali. In moltissimi musei infatti non è possibile fare fotografie per motivi di diritti scorporati delle opere esposte (come nel caso della Pinacoteca Agnelli), creando un’assurdità e una frustrazione nel visitatore. Altre due problematiche introdotte da Paolini riguardano la poca attenzione che si presta nel sviluppare applicazioni che possano accompagnare il pubblico all’interno delle istituzioni culturali. Terzo e ultimo tema è la durata della visita, che spesso l’applicazione  dilata in maniera tale godersi tutta l’esposizione.
Riusciremo a trovare un compromesso tra visita tradizionale e multimediale? Può la tecnologia essere a supporto e non ad ostacolo della visita di un’istituzione museale?