La condizione dei detenuti nelle carceri italiane è notoriamente pessima. Il sovraffollamento, che riduce in modo drammatico gli spazi vitali di ciascun recluso, ha raggiunto livelli record. Un’indagine dell’Istat stima che al dicembre 2011 la media della carceri italiane era di 146 detenuti su 100 posti letto, con la situazione peggiore registrata in Puglia dove si contano 182 detenuti ogni 100 posti letto. Non a caso, pertanto, l’Italia è stata recentemente condannata dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo a risarcire sette detenuti nel carcere di Busto Arsizio e in quello di Piacenza. La motivazione: trattamento inumano e degradante.
L’umanità è, infatti, l’elemento fondamentale che si trascura. Prima ancora che colpevoli, i carcerati sono persone, uomini e donne. Una volta che avranno ripagato il loro debito, questi uomini e queste donne dovranno riprendere le fila della loro vita e tentare di reinserirsi nella società con tutte le enormi difficoltà e resistenze che questo comporta. Indispensabili, dunque, tutti quei progetti che mirano a coinvolgere i detenuti in attività, corsi di formazione o di qualificazione professionale. Iniziative che aiutano a non dimenticare l’umanità che alberga in ciascun essere umano e offrono maggiori spazi di reinserimento, evitando così che l’esclusione sociale o l’impossibilità di trovare un lavoro possano indurre a commettere nuovi reati.
Significativa in questo senso l’esperienza della Casa di Reclusione di Bollate, nella periferia milanese, che ha individuato con successo nei corsi di formazione sulle nuove tecnologie lo strumento idoneo a fornire una qualificazione professionale ai detenuti. Già da diversi anni, infatti, è attiva presso il carcere una Cisco Networking Accademy, ovvero una sezione locale della più ampia rete della Cisco System, società di formazione informatica che opera a livello internazionale. La partecipazione a corsi di alto profilo ha permesso già a molti detenuti di conseguire la certificazione CCNA (Cisco Certified Network Associate), ampiamente accreditata, agevolandone il reinserimento nel mondo lavorativo. Se a Bollate il mezzo per incentivare il reinserimento sociale passa per le nuove tecnologie, a Padova l’istituto penitenziario Due Palazzi ha individuato nella cultura l’elemento chiave per favorire l’integrazione tra la città e i detenuti. Ha, infatti, esordito nei giorni scorsi presso l’auditorium del carcere, lo spettacolo “Experti”, che ha visto dodici detenuti portare in scena la piéce liberamente tratta dal racconto kafkiano “Relazione per un’accademia”, legato al tema della metamorfosi, e arricchita con testi e improvvisazioni degli stessi. Lo spettacolo è la naturale conclusione del laboratorio teatrale condotto da Tam Teatrocarcere, compagnia padovana che da tempo collabora con il penitenziario e che fa parte della rete europea “Edgenetwork” del Centro europeo Teatro carcere.  

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