Avete mai provato a spulciare il bilancio di una Fondazione? Provateci e vi accorgerete che trovare documenti chiari, concisi e di facile lettura, sarà molto più arduo di quanto pensiate. Probabilmente vi troverete impanati su dati, numeri e percentuali che poco vi illustreranno la situazione economica di questi istituti, nati da più di vent’anni con lo scopo di scorporare le funzioni imprenditoriali da quelle di diritto pubblico. Obiettivo allora era quello di portare così alla separazione delle fondazioni dalle banche che da pubbliche sono state privatizzate in s.p.a appetibili per il mercato. Tuttavia ad oggi al di là di quali siano le loro erogazioni e in quali settori queste ricadono, il fine del proprio operato, da nessuna parte viene spiegato in maniera esaustiva dove questi fondi per operare vengono raccolti.

Ma andiamo con ordine per fare luce sulla genesi e su quali sono queste leggi che regolano questo mostro giuridico, come definito dallo stesso padre si queste istituzioni, il prof. Giuliano Amato:

– tutto inizia nel 1990 con la legge n 218/90 e Dlgs n 365/90 attraverso i quali viene avviato il processo di ristrutturazione del sistema bancario nazionale a seguito del quale le Casse di Risparmio (depositi di risparmio privato)e gli Istituti di Credito di Diritto pubblico venivano convertiti in società per azioni

– legge 494/94 e direttiva Dini del novembre 94: si cerca di dismettere quanto più possibile il controllo pubblico delle banche e a tal fine venivano introdotti degli incentivi fiscali in favore di quegli enti che avrebbero compiuto questa privatizzazione nei cinque anni successivi (94/99)

– legge Ciampi 1999 la quale ha delineato e riconosciuto la natura giuridica privata e la piena autonomia statutaria e gestionali delle Fondazioni.

– Legge Tremonti 2001 che ha riorganizzato e limitato i settori di intervento, al fine di impedire l’uso dei finanziamenti a pioggia per i progetti da realizzare, ma delineandone un piano di gestione triennale e i settori interessati

– Finanziaria del 2004 che elegge le incompatibilità per coloro che rivestono cariche di controllo e amministrazione all’interno delle Fondazioni

– Decreto legge del 2010 che introduce un’autorità di vigilanza che deve relazionare entro il 30 giugno di ogni anno sull’attività della Fondazione

Queste le linee generali, ma nella pratica l’iter di separazione delle ingerenze politiche dalle banche ormai quotate in borsa e quindi passibili di dividendi e ricavi, non è mai avvenuto completamente. Ad oggi, infatti attraverso l’istituto della Fondazione Bancaria i componenti dei consigli d’amministrazione si trovano a possedere percentuali di maggioranza (in genere in capitale azionario) delle banche, da cui originariamente erano state scorporate. Capitale azionario equivale non solo quindi a remunerazione di dividendi, ma inoltre, come nel caso ben noto della Monte dei Paschi di Siena, è sinonimo di controllo nelle decisioni prese durante le assemblee ordinarie e straordinarie negli istituti di credito. Tuttavia, il patrimonio delle fondazioni non si limita alle quote bancarie. Sebbene sia difficile dai siti istituzionali risalire ad un quadro chiaro delle partecipazioni in società private, ecco qualche dato sul giro d’affari delle nostre fondazioni:

il patrimonio totale delle 88 fondazioni bancarie presenti nel nostro paese ( di cui una maggioranza cospicua hanno sede al nord piuttosto che al sud, perché originariamente la casse di risparmio erano lì situate) ammonta a 43,034 miliardi di euro, così suddivisi:

Fondazione Cariplo, nata dalla ex banca Cariplo che una volta fusa con il Banco Ambrosiano ha dato vita a Banca Intesa, è presieduta dal 1997 da Giuseppe Guzzetti, 78 anni (ex democrazia cristiana) e possiede un patrimonio di 5,3 miliardi di euro, gestiti dalla Polaris Investimenti. Oltre a quasi il 5% di Banca Intesa San Paolo, la Fondazione ha investito 476 milioni di euro in Generali, Mediaset, A2A, Fiera Milano, Acsm. Patrimonio totale 6,449 miliardi

Compagnia di San Paolo, il cui presidente è l’ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino, detiene quasi il 10% di Intesa San Paolo, il 4,2% di fondi azionari, 30% di obbligazioni e il 6% di fondi monetari investiti attraverso la Fondaco sgr. Patrimonio totale 5,559 miliardi

Fondazione cassa di risparmio Verona o Cariverona, presieduta da Paolo Biasi (74 anni) uno degli uomini più importanti della finanza italiana. Possiede il 3,50% di Unicredit e quasi il 2% di Mediobanca. Ha inoltre investito 767,5 milioni in obbligazioni. Le sue partecipazioni in borsa gli hanno fruttato 55,7 milioni di dividendi. Patrimonio totale 2,647 miliardi.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, il cui presidente in scadenza è Antonio Maria Marocco, in carica dal 2009 e proveniente dal consiglio d’amministrazione di Unicredit. Anche in questo caso non sono esigue le quote bancarie in mano alla Fondazione: 2,5 % di Unicredit insieme a partecipazioni nel Banco Sabadell, Mediobanca e Société Générale. A questo si aggiunge il 6% di Atlantia e l’1% di Cassa Depositi e Prestiti per un patrimonio totale che ammonta a 1,914 miliardi.

Antonio Finotti a 84 anni gestisce invece 1,733 miliardi della Fondazione Cassa di risparmio Padova e Rovigo: il 4,7% è la quota di Intesa San Paolo, 1,03% della Cassa Depositi e Prestiti, l’1,6% del Fondi italiani infrastrutture (il cui amministratore delegato Vito Gamberale ha appena acquisito il 44% degli aeroporti di Milano), il 23,37% di Fondaco Sgr, 35%di Gradiente Sgr. 11,4 milioni della Fondazione sono stati investiti in Fondazione per il Sud, 6,7 milioni in Sinloc Spa e 7 milioni in Banca Prossima.

Dello scandalo scoppiato della Mps forse non è mai stato sottolineato quali sono le partecipazioni effettive della Fondazione: oltre al 34,94% dell’omonima banca, di cui a seguito delle indagini tuttavia cederà un 10%, possiede 100% di Siena Biotech, 1% di Sator, 1% di Treccani spa, 30 % di Finanziaria Senese Sviluppo, e 34,6 milioni dei suoi fondi sono investiti in Fondazione per il Sud. Il suo presidente Gabriello Mancini ha iniziato la sua carriera politica nella Dc per continuare nel Pd e ad oggi gestisce un patrimonio di 1,283 miliardi

Poco di più, intorno ai 1,294 miliardi invece amministra Iacopo Mazzei, ex manager Fingen, che con i suoi 58 anni è a capo di Ente Carifirenze, che possiede il 3,32% di Intesa San Paolo, 1% di Cassa Depositi e Prestiti, il 17,5% dell’aeroporto di Firenze, 40 milioni di obbligazioni Unicredit, 6,5 milioni in Generali, 46 milioni in azioni Enel.

Infine la Fondazione Roma di Emmanele Emanuele, discendente di una nobile famiglia spagnola, si ritrova a gestire tuttavia un patrimonio più esiguo, 1,432 miliardi. Questo probabilmente perché è l’unica fondazione ad essere quasi completamente uscita dal controllo bancario: detiene solo lo 0,48% di Unicredit, 4,25% di Esi, 0,1% di Banca Nuova Terra, 2,17% di Sator e 1,71% della Fondazione per il sud.

Alla luce di queste ripartizioni due sono le considerazioni su cui riflettere:

l’ammontare di denaro gestito dalla Fondazioni è piuttosto rilevante e, nella maggior parte dei casi, la separazione tra fondazione e banca conferitaria non è mai stato portato a termine. Se a questo aggiungiamo il particolare che i fondi derivano dalla ex Casse di Risparmio (e quindi si tratta di risparmi privati) e non da ultimo che tutte 88 insieme detengono una partecipazione del 30% su Cassa Depositi e Prestiti che equivale a dire gestire i risparmi dei libretti postali degli italiani, capire da dove provengono tutti quei miliardi che le fondazioni sono in grado di gestire, non è difficile.

La seconda è che, pur essendo riconosciute come enti di diritto privato, in realtà le fondazioni sembrano rivestire, in modo molto incisivo, il ruolo di un autentico rifugio per coloro che le presiedono: si tratta, infatti, di personalità con alle spalle una lunga carriera politica destinata a finire proprio con il premio di una poltrona ai vertici di questi istituti per presiederne l’organizzazione e gestione finanziaria.