Hegel nelle sue “Lezioni sulla filosofia della storia” nega all’Africa un posto e un ruolo all’interno della cultura affermando che “…essa non è una porzione storica del Mondo; non ha alcun movimento o sviluppo da esibire”: niente di più sbagliato. Come tristemente ci ricorda la cronaca, in Mali, paese dell’Africa occidentale a sud del Sahara afflitto da alcuni mesi da una guerra civile causata da estremisti islamici, sono molti i siti e le opere che rischiano di sparire per sempre o che purtroppo sono già stati colpiti.

In particolare, la città di Timbuctu, caduta nelle mani dei ribelli jihadisti e poi liberata dall’esercito maliano e francese, ha subito gravissimi danni.
Crocevia di diversi popoli già nel Medioevo, quando si trovava al centro delle rotte per il commercio del sale e dell’oro, Timbuctu ha rappresentato un vivace centro di diffusione della religione e della cultura islamica, in cui confluirono molteplici saperi, stili e conoscenze.

L’attacco da parte degli estremisti dello scorso gennaio alla Biblioteca Baba Ahmad, istituita nel 1973 dal Governo del Mali su richiesta dell’Unesco come centro per la conservazione e la ricerca, ha arrecato una profonda ferita all’intero paese e non solo.
Il tesoro culturale conservato a Timbutcu e nei territori vicini comprende circa 300 mila manoscritti risalenti a un periodo compreso tra il XII e il XVI secolo e redatti in lingua araba e nelle lingue locali songhai, tamashek e bambara. I testi abbracciano i temi più svariati dalla filosofia, all’astronomia, dalla musica alla matematica, dalla medicina alla poesia, fino alla sharia, al diritto islamico e ai diritti delle donne. L’intera collezione offre quindi un quadro fondamentale per la comprensione dello sviluppo intellettuale e scientifico dell’Africa, fornendo, attraverso le competenze specialistiche e calligrafiche, una panoramica sul contesto storico della regione.

Fortunatamente gran parte delle opere, poco prima che i militanti prendessero il controllo della città, sono state messe in salvo trasportandole in luoghi segreti e sicuri. Gli jihadisti, in fuga di fronte all’avanzata delle truppe alleate francesi e maliane, hanno però dato fuoco alla Biblioteca Baba Ahmad e si stima che circa il 5% del patrimonio sia andato perso, trafugato o distrutto e con esso parte della storia dell’umanità.

Gli antichi manoscritti non sono stati però l’unico bersaglio delle offensive degli estremisti, undici dei sedici mausolei dedicati ai santi musulmani sono stati travolti dalla furia ribelle e con essi anche la Tomba di Askia, gravemente danneggiata. Il monumento dalla spettacolare struttura piramidale, eretto nel 1495 in onore dell’imperatore Askia Mohammed, è un tipico esempio delle tradizionali costruzioni in fango della regione del Sahel.

Già all’inizio della crisi in Mali la tomba di Askia insieme ai manoscritti e ai mausolei erano stati inseriti nella lista del patrimonio mondiale in pericolo dell’Unesco, che si era mostrata particolarmente preoccupata per la difficile situazione, che nel corso dei mesi è andata precipitando. In seguito ai numerosi attacchi alla realtà intellettuale e artistica del paese poche settimane fa l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura ha istituito a Parigi la ”Giornata di sostegno al Mali” alla quale hanno partecipato diversi esperti internazionali tra cui i Ministri della Cultura del Mali e della Francia. Durante l’incontro è stato presentato un “Piano d’azione per la riqualificazione del patrimonio culturale del Mali e la salvaguardia dei manoscritti antichi” per il quale si stima un costo di circa undici milioni di dollari. Gli obiettivi principali del piano sono definiti da tre parole chiave: valorizzazione, protezione e formazione. Valorizzazione del patrimonio devastato dalla guerra civile grazie anche all’aiuto diretto della popolazione locale; protezione dei manoscritti e dei beni scampati alla distruzione; formazione della comunità nei settori della conservazione in modo che i primi due punti possano essere adeguatamente attuati. L’Unesco ha inoltre rinnovato il suo impegno nella tutela e nella cura del patrimonio promettendo il suo appoggio nel restauro e nella ricostruzione degli edifici distrutti o danneggiati e nella lotta contro il traffico illecito dei beni culturali.

La crisi in Mali ha mostrato da un lato la fragilità del patrimonio culturale, ma dall’altro la sua incredibile forza simbolica, evidenza del carattere intrinseco e distintivo di un popolo. Gli attacchi ai manoscritti, ai mausolei o agli altri monumenti non rivelano altro che la volontà di cancellare il passato e la storia maliana e con essa le tracce delle differenze culturali. Se Timbuctu è denominata la “perla del deserto” è come se alcuni degli strati più lucenti e preziosi gli fossero stati portati via, ad essere derubata di un’immensa ricchezza non è solo il Mali o l’Africa, ma l’umanità intera.