In un momento di crisi, in un mondo che corre, i grandi centri commerciali si affollano, mentre i piccoli negozi stentano ad arrivare a fine mese. Negozi storici, nel senso che hanno segnato la storia di quel quartiere o di quella città, perché quando eravamo bambini era proprio lì che i nostri genitori compravano le caramelle per noi. Negozi meritevoli perché attenti nel proporre prodotti sostenibili, nel diversificare l’offerta in un mondo globalizzato o, semplicemente, perché importanti per il quartiere. Negozi che a causa della crisi e nella totale indifferenza delle istituzioni potrebbero chiudere da un momento all’altro.
Cosa può fare allora ciascuno di noi per dare un momento di tregua a queste piccole realtà? Una risposta innovativa viene dalla rete. È il Cash Mob.
Ci si incontra ad un’ora e in un luogo preciso con un obiettivo comune. Aiutare almeno per un giorno un’attività commerciale in difficoltà o ritenuta meritevole, che rimane segreta fino alla fine, spendendo una cifra simbolica in acquisti. Come nei flash mob, dai quali deriva, l’appuntamento si organizza in rete e si diffonde tramite il passaparola garantito dai social network, dagli sms e dalle e-mail: ciascun membro della comunità è invitato a partecipare con un semplice gesto di solidarietà.
Il primo Cash Mob è stato organizzato nell’estate del 2011 da Chris Smith, reporter radio, ingegnere e blogger di Buffalo, nello stato di New York. Il suo obiettivo era quello di salvare dalla chiusura l’enoteca della città, la City Wine Merchant. Un centinaio di persone hanno partecipato all’evento e l’enoteca è oggi ancora aperta. Il successo di questa iniziativa ha contribuito ad una rapida diffusione di gruppi di cash mob in tutti gli Stati Uniti. Il gruppo di Cleveland, guidato dall’avvocato Andrew Samtoy, ha organizzato il secondo Cash Mob e ha cercato di individuare delle regole comuni per uniformare gli eventi in tutto il mondo. Sul sito si legge “We each do a little. We all do a lot”. È questa la frase chiave del successo dei Cash Mob. E a fare la differenza non è tanto il valore economico derivante dall’acquisto di massa che per un giorno rimpingua le casse nel negozio in difficoltà, quanto piuttosto la vicinanza, la solidarietà della comunità locale nei confronti del commerciante, che può tornare a sperare di risollevare la propria attività. Conoscere e riconoscersi nella propria clientela: è questa la vicinanza che i Cash Mob aiutano a creare.
Il 24 marzo si festeggerà il secondo Cash Mob Day in tutto il mondo. Il fenomeno si è, infatti, rapidamente diffuso all’estero.

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