Due vicende importanti stanno cambiando il panorama dell’editoria nel nostro paese: la prima rappresenta l’estrema conseguenza di una crisi del settore inarrestabile dal 2008 ad oggi, che sta portando ad un abbandono sempre più consistente del quotidiano cartaceo in favore dell’informazione online, fruibile nella maggioranza dei casi gratuitamente. La seconda, invece riguarda l’effettivo passaggio di consegne della presidenza del Gruppo L’Espresso, da Carlo De Bendetti ai suoi tre rampolli.

Così dopo anni di bilanci inattivi e di redazioni in sofferenza economica, nonostante i sostanziosi contribuiti pubblici versati ogni anno all’editoria, l’ultima vittima illustre dei tagli al settore e del calo delle vendite sarà la casa editrice che stampa il quotidiano italiano più antico: la Rcs Media Group, comprendente il settore quotidiani, periodici e pubblicità del gruppo, ha annunciato infatti, per bocca del suo nuovo amministratore delegato Pietro Scott Jovane, un piano di ristrutturazione per rientrare dal deficit di 880 milioni di euro. Saranno 800, quindi, i giornalisti e poligrafici che verranno licenziati (640 in Italia e il restante in Spagna, dove Rcs edita El Mundo), sarà abbandonata la storica sede di via Solferino, dove ha sede la redazione del CorSera, e saranno chiuse le redazioni di 8 testate, tra cui A, Bravacasa, Yacht & Sail, Max, Europeo, Astra, Novella, Visto, Ok Salute.

Una situazione desolante, cui i giornalisti hanno risposto con due giorni di sciopero (questo mercoledì e giovedì il Corriere non è uscito) e con tre comunicati sindacali in cui hanno accusato la direzione manageriale di aver sperperato milioni nell’acquisto di Recoletos, gruppo multimediale spagnolo che edita El Mundo, e aver elargito buone uscite agli stessi manager che hanno portato il gruppo a chiudere il bilancio in forte passivo, attraverso azioni sconsiderate, non tenendo conto delle possibili conseguenze.

Il gruppo Rcs è composto da un azionariato molto composito e diversificato:

-il 14 % è in mano a MedioBanca

-il 10% a Fiat e alla famiglia Agnelli

-il 7% a Giuseppe Rotelli

-il 5% a Dorint Holding di Diego della Valle

-il 5% a Pirelli di Marco Trochetti Provera

-il 5% al Gruppo Benedetton

-il 5% a Banca Intesa San Paolo

-il 4% ad Assicurazioni Generali

-il 3% a Banco popolare

-il 3% a Gruppo UBS

-il 2% al Gruppo Merloni

Questa ripartizione frammentaria è stata controbilanciata da una politica che prevede la necessità della maggioranza assoluta dei membri in carica per approvare qualsiasi decisione, a prescindere da quale sia la loro percentuale azionaria.

Atmosfera completamente diversa quella che si respira nella sede della Società Editoriale L’Espresso, fondata e gestita, sin dalla sua fondazione avvenuta nel 1955, da Adriano Olivetti coadiuvato da Arrigo De Benedetti ed Eugenio Scalfari. Carlo De Benedetti ha ufficializzato il passaggio di testimone della Cir- Cofide, le holding di famiglia azionista di maggioranza della casa editrice del quotidiano Repubblica, ai suoi tre figli. Rodolfo, il primogenito già amministratore delegato da 18 anni della Cir ne assumerà la presidenza esecutiva e sarà affiancato da Monica Morandini, che occuperà così la doppia carica di amministratore delegato al Cir oltre a quella che già ricopre nel Gruppo L’Espresso. L’ingegnere De Benedetti ha chiuso i bilanci del 2012 con un debito di 278 milioni bilanciati da una liquidità di 133 milioni. Pur avendo una tiratura minore rispetto a quella del venerando Corsera, Repubblica rimane il primo quotidiano letto in Italia (3milioni 523 mila lettori rispetto ai 3 milioni 340 mila del Corriere) e dal 1976 si è guadagnato, grazie ad iniziative guida nel campo del web, sempre più spazio soprattutto tra le giovani generazioni.

I tre rampolli De Benedetti stanno ereditando dal padre, che rimarrà presidente onorario per assumere la carica di editore puro, una rarità nel nostro paese, un impero editoriale che, nonostante la crisi della carta stampata, grazie a Repubblica online, attivo dal 1996, ed esperimenti come la piattaforma Kataweb, continua a macinare numeri a discapito dell’autorevole Corriere.

Forse la storia parallela di queste due realtà editoriali dimostra ancora una volta che le aziende a conduzione familiare, tramandate nel corso delle generazioni, vengono gestite con maggiore attenzione nel rispetto delle tradizioni.

Non a caso, l’unico che in questi giorni si è recato a trovare l’ex editore del Corriere, accusato di bancarotta ed implicazioni con la P2, Angelo Rizzoli, infermo nel letto del padiglione penitenziario dell’ospedale Sandro Pertini di Roma, a causa della sua sclerosi multipla degenerativa, è stato il giornalista di Repubblica, Corrado Zunino.