Al Palazzo di Vetro di New York, le Nazioni Unite discutono per giungere allo storico accordo relativo alla compravendita internazionali di armi, volto a regolamentare tale mercato multimilionario nel rispetto dei diritti umani.
Interessi economici e politici rendono tuttavia ancora difficile la conclusione di questo trattato, che avrebbe almeno il merito di impedire l’esportazione di armi verso Paesi in stato di guerra, dove sono in atto genocidi o vi sono attività terroristiche.

In attesa che l’ONU compia questo primo importante passo verso la limitazione dell’utilizzo di armi, c’è chi crede che lo scoppio dei fucili e le esplosioni dei vari strumenti di morte possano tramutarsi magicamente in musica.


Si tratta di otto visionari, grandi esperti delle sette note, che si fanno chiamare Post War Orchestra e realizzano strumenti musicali attraverso il riciclo di armamenti vari: il loro progetto nasce nel 2009 da un’idea dell’artista Hilary Champion e sta raccogliendo il plauso di un pubblico sempre più ampio, sorpreso nel vedere un’orchestra suonare chitarre costituite da fucili o bonghi ricavati da componenti di vario genere come elmi e parti di cingolati.

La loro prima esibizione si è tenuta all’UCA, University for Creative Arts, nel Surrey, in Inghilterra, riscontrando un grande successo e portandoli ad esibirsi più volte per diffondere il loro messaggio positivo.
Trattandosi tuttavia di un gruppo di volontari, il reperimento di armi, la lavorazione necessaria per modificarle e le altre attività volte a portare avanti il progetto costano loro, oltre che impegno, che sembrano mettere con grande entusiasmo, anche denaro.
Hanno dunque lanciato una raccolta fondi per sostenere l’iniziativa della Post War Orchestra attraverso Kickstarter, la più grande piattaforma on line di fundraising.
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La Post War Orchestra è del resto la dimostrazione che creatività, arte e, soprattutto, buon senso possono davvero cambiare il mondo e far suonare musica con i cannoni.