Presto il teatro Elfo Puccini di Milano offrirà il suo palco per raccontare la storia di uno sportivo italiano indimenticabile: parliamo di Marco Pantani, che dopo grandi successi e lo scandalo del doping, ha trovato una morte prematura. A parlarci della pièce, tratta dal romanzo di Philippe Brunel, “Gli ultimi giorni di Marco Pantani”, sono Marco Martinelli e Marcella Nonni, rispettivamente il direttore artistico e la direttrice organizzativa del Teatro delle Albe di Ravenna, nonché ideatori dello spettacolo “Pantani”.

 

Intervista a Marco Martinelli, direttore artistico del Teatro delle Albe di Ravenna

Dal 3 all’8 maggio 2013 al teatro Elfo Puccini di Milano andrà in scena lo spettacolo Pantani, dedicato a questa grande figura dello sport morta a soli 34 anni. Come mai la scelta di rappresentare una storia così particolare ed enigmatica?
Della vicenda di Pantani mi ha colpito il fatto che è al tempo stesso la storia di un individuo, di una persona che muore tragicamente, e di un grande atleta che diventa una vittima sacrificale. Nella sua morte siamo implicati tutti noi.
Sicuramente è un eroe tragico dello sport. Lui, prima di quel 5 giugno 1999 in cui fu incastrato con un dubbio esame che rivelò l’ematocrito alto, aveva riportato il ciclismo all’epica di Coppi e Bartali. Era imprevedibile. Inventava la corsa, senza calcoli da ragioniere. Era un artista: fin da piccolino la bicicletta era il suo violino. Sposava la cura maniacale dei dettagli tecnici all’estro. Avversari e cronisti non sapevano mai cosa poteva inventare.
La nostra scelta è quella di tenere aperti tanti interrogativi. Per restituire dignità a un grande campione che è stato trascinato nel fango. Dopo l’episodio di Madonna di Campiglio, Pantani vive cinque anni di agonia e deriva personale, un inferno privato che lo porta a morire nel 2004. La sua storia ha davvero molto del mito, è una leggenda che si fa raccontare perché, in maniera modernissima, ripercorre degli archetipi.

Tratto dal libro del giornalista francese Philippe Brunel, “Gli ultimi giorni di Marco Pantani” (Rizzoli), lo spettacolo racconta del mito e della sua distruzione, dipingendo Pantani come una vittima mediatica la cui tragedia si consuma caduta dopo caduta…
Brunel nel suo libro sostiene che dietro la morte di Pantani a Rimini e attorno all’intera vicenda ci sono lati oscuri.
I dati che ho ricostruito nello spettacolo ci dicono di una lapidazione collettiva senza motivazioni. Pantani fu un capro espiatorio. L’esame del 5 giugno 1999 dopo pochi mesi, per esempio, fu dichiarato nullo, ma intanto aveva distrutto un campione. Ed è provato che Pantani era pulito.
Prima di quella data, il Coni era nell’occhio del ciclone, perché c’erano stati vari scandali e il loro presidente era stato costretto a dimettersi. Per riacquistare credibilità, hanno pensato di prendere di mira gli atleti. E’ una storia complessa. Io ho voluto intitolare così lo spettacolo, PANTANI, perché allude contemporaneamente a Marco Pantani e ai pantani della repubblica, ai fanghi e alle paludi in cui siamo sempre immersi, e da cui ci illudiamo di uscire con un rogo.
In scena, accanto alle figure di Tonina e Paolo Pantani, interpretati da Ermanna Montanari e Luigi Dadina, c’è anche una figura importante che è quella dell’Inquieto: un giornalista francese che si ispira alla figura di Philippe Brunel. Ma l’Inquieto è anche una mia controfigura, la controfigura di tutti quelli che non si accontentano delle chiacchiere da bar.

 

Intervista a Marcella Nonni, direttrice organizzativa di Ravenna Teatro

Il testo dello spettacolo è di Marco Martinelli, colui che assieme a lei, Ermanna Montanari e Luigi Dadina fondò nel 1983 il Teatro delle Albe, celebre istituzione culturale di Ravenna a cui il Teatro milanese Elfo Puccini dedica un focus particolare. Come è nata questa sinergia tra i due teatri?
Il Teatro delle Albe e il Teatro Elfo-Puccini dialogano da molti anni.
Sono entrambi due cooperative culturali indipendenti che creano da più di trent’anni un fecondo rapporto con le istituzioni delle proprie città Ravenna e Milano.
Hanno costruito due inediti stabili teatrali: Ravenna Teatro “Teatro Stabile di Innovazione” fondato nel 1991 dal Teatro delle Albe e dalla Compagnia Drammatico Vegetale, si è posto fin dall’inizio come “stabile corsaro”, portando avanti un’originale pratica di “coltura” teatrale fortemente legata alla “polis”, che intreccia le programmazioni del teatro contemporaneo al Teatro Rasi, cantiere del “nuovo”, e la Stagione di Prosa del Teatro Alighieri, “teatro di tradizione”.Alla gestione del Teatro Rasi e ai progetti di ospitalità, si unisce un’intensa attività produttiva che vede le due compagnie impegnate sul piano nazionale e internazionale.
Il Teatro dell’Elfo, Teatro Stabile Privato, è nato nel 1973, ha segnato la storia del teatro italiano e oggi nella nuova sede al Puccini, rappresenta la realtà più viva e feconda della città di Milano.
La personale del Teatro delle Albe a maggio 2013 è frutto di un confronto tra queste due comunità che si alimentano e si vivificano nella relazione con la città e gli spettatori .

 

 

 

Lo spettacolo “Pantani” è al Teatro Elfo Puccini di Milano dal 3 all’8 maggio 2013.
Per gli iscritti a SAM, Strategic Arts Management master class, sarà riservato l’ingresso a tariffa agevolata.