Il 18 e 19 aprile Torino ospita la rassegna DNA.italia, l’evento che quest’anno giunge alla sua terza edizione con tante novità. La principale risiede nella modalità di incontro: sei aree tematiche, ciascuna tassello del più ampio panorama della filiera culturale italiana, all’interno delle quali i player e professionisti avranno modo di incontrarsi, confrontarsi e intessere relazioni volte alla crescita. A spiegarci meglio il tutto è Maurizio Poma, presidente di DNA.italia.

 

Dott. Poma, la rassegna DNA.italia giunge quest’anno alla sua terza edizione. Quali sono le principali novità del 2013?
Nella costruzione progressiva del progetto, del tutto innovativo, ci siamo resi conto di una cosa, cioè che la filiera che valorizza, gestisce e promuove il nostro patrimonio è una filiera complessa e articolata, che per essere compresa e scandagliata, è bene segmentare e ricomporre. Abbiamo perciò scelto di indagare sei aree specifiche che vengono poi ricollegate l’una all’altra in un unicum completo. E’ qui che risiede la sostanziale novità: incontrare i player di ogni singola area al fine di inquadrare bene il contenuto del settore, consentendo a chi vi lavora di riconoscersi perfettamente e di non confondersi in una filiera troppo ampia e per molti incomprensibile, così da inserirsi poi coscientemente in essa.

Quali saranno le tematiche affrontate durante la rassegna e quale sarà l’approccio con cui le tratterete?
Le aree sono sei, riguardano il recupero e la conservazione, il turismo culturale e la creatività, il paesaggio in tutte le sue forme, le nuove tecnologie per la comunicazione; l’approccio di ognuna di queste tematiche è organizzato in tavole rotonde puntali e rigorose, che intendono affrontare tutte le novità del settore dal punto di vista pratico e di business, in termini di impresa: ovvero si analizza chi e come offre quel servizio, chi ne necessita e le modalità di incontro.
Abbiamo denotato infatti che non c’è allineamento di linguaggio tra domanda e offerta, non ci si capisce: riteniamo dunque opportuno avviare un percorso culturale per consentire di sfruttare l’opportunità di crescita e di sviluppo, quindi di business, da cui entrambi le parti possono trarre vantaggio. Questo è un’altro dei macro obiettivi che ci siamo posti.
Nell’organizzare l’edizione 2013 di DNA.italia abbiamo costituito dei focus group, all’interno dei quali ci siamo resi conto che il settore soffre di una serie di carenze e inadeguatezze, cui intendiamo porre rimedio attraverso appuntamenti be to be, elevator pitch e camp e con tutto ciò quel che attiene il market place di aree di business.

Questa edizione punta tutto sul dialogo: sulla filiera che si incontra per proporre strategie e soluzioni per uscire dalla crisi facendo sistema. E’ questo secondo lei il problema principale della cultura oggi?
Non posso dare un giudizio rigoroso al riguardo, ma dalla mia esperienza nelle imprese del mondo della cultura, il loro approccio al mercato è molto diverso rispetto a quelle appartenenti ad altri settori, come ad esempio quello produttivo e dell’industria più tradizionale. Molto spesso nelle piccole imprese innovative c’è la mente geniale, progettuale, e manca magari l’aspetto di marketing, comunicazione o quello commerciale: questo fa si che prodotti straordinari restino chiusi nella scatole che li hanno prodotti e inventati, e non arrivino al mercato. Tale meccanismo evidentemente non facilita la crescita del mercato che, invece, avvalendosi di questi prodotti innovativi potrebbe svilupparsi molto.
Dopo di che c’è da risolvere il grandissimo equivoco alla base dell’economia della cultura, per cui si identifica la cultura come un costo e non come un’area che può produrre dell’economia e delle opportunità di reddito per le imprese; questo è invece un salto di qualità che il nostro Paese dovrebbe fare e che purtroppo non avviene perché gli attacchi trasversali sulla cultura, tenuta sempre di minor priorità, continuano ad interrompere i percorsi di crescita in tal senso.

La “cultura” a DNA.italia verrà affrontata in maniera molto trasversale. Ci sarà la finanza, l’urbanistica, il restauro, l’industria culturale, la creatività, la formazione e anche le sart-up che si affacciano al mondo imprenditoriale per la prima volta. Come può essere riassunto secondo lei il panorama culturale italiano oggi e quali le sfide che ha bisogno di affrontare?
Ci sono due elementi fondamentali da tener presenti: il primo è la necessità di svecchiare la catena di comando della gestione del patrimonio in Italia, ancora troppo ancorata a schemi tradizionali, non avendo fatto i passi di innovazione e modernizzazione registrati in altri ambiti imprenditoriali; il secondo punto è nel consentire sia a chi offre, sia al mercato culturale vero e proprio, la possibilità di internazionalizzarsi, avendo relazioni e contatti, creando aree di business con altri paesi. Questo per due ragioni: perché vuol dire ringiovanire l’approccio imprenditoriale degli operatori culturali italiani e ciò consentirebbe poi di portare reddito fresco e soldi veri nelle casse delle aziende. Questi sono i due pivot sostanziali su cui lavorare.
Il resto viene poi da sé perché abbiamo veramente un’ottima materia prima: da un lato la creatività, la fantasia, la capacità di produrre, e dall’altro il mondo su cui applicare, provare e sperimentare tutta questa innovazione.

Perché è importante partecipare a DNA.italia?
La ragione principale per cui partecipare a DNA.italia risiede nel fatto che in questa rassegna è davvero possibile scoprire e incontrare delle competenze diverse rispetto a quelle con cui si è abituati ad imbattersi. Ho sentito troppo spesso dire durante gli eventi fieristici, che si occupano di questo mondo in modo più tradizionale, “ci incontriamo come al solito tra di noi, siamo sempre gli stessi”. Ecco, il fatto di essere più trasversali e attenti al mondo delle start up, della finanza e dei servizi, e non solo a quello dell’artigianato e dell’industria, probabilmente allarga la sfera, il target delle figure che si incontreranno a DNA.italia, facendo scoprire che esistono anche altre professionalità con le quali può essere molto costruttivo parlare, perché consentono di scoprire altre chiavi di interpretazione di questo mondo.