Uscirà nelle sale il prossimo 30 maggio, il film “Slow Food Story”, nel quale il regista Stefano Sardo ripercorre la storia di Carlo Petrini, inventore e fondatore di Slow Food. La pellicola, presentata all’ultimo festival di Berlino, racconta di un percorso di cambiamento e di responsabilità sociale, nato in un piccolo paesino del Piemonte, Bra, dalla passione per il buon vino e per il buon cibo di un gruppo di amici, tra i quali spicca il carismatico Carlo Petrini.

Negli anni ’80, due eventi segnano quella che potremmo definire la storia dell’alimentazione italiana ed europea: da un lato, lo scandalo del vino al metanolo, prima di una serie di crisi che hanno visto il concetto di sicurezza alimentare dilatarsi, per essere inteso non più solo nel senso di sicurezza degli approvvigionamenti, ma anche come sicurezza dell’alimento per il consumatore; dall’altro, la comparsa dei fast food, che con l’avvento della globalizzazione si sono diffusi a macchia d’olio e che ne possono essere considerati veri e propri emblemi.

Queste le premesse e il contesto che hanno spinto Petrini a fondare l’associazione “Arcigola”, alla quale a distanza di tre anni, nel 1986, farà seguito la fondazione del movimento internazionale “Slow Food”: slow in antitesi al fast, filiera breve in antitesi a filiera lunga, territorio e valori in risposta alla standardizzazione degli alimenti e dei luoghi di consumo. Una “rivoluzione culturale e gastronomica”, così come significativamente l’ha definita il regista della pellicola, perché il cibo è cultura, è tradizione, è simbolo. Un percorso e un invito al cambiamento che va avanti da 25 anni e che da questo piccolo paesino del nord Italia si è diffuso in ben 150 Paesi, formando una fitta rete che oggi conta oltre 100.000 iscritti e 2.000 comunità, impegnate a produrre alimenti le cui caratteristiche fondamentali sono “buono, pulito e giusto”. Questo è, in effetti, il motto di Slow Food, che come si legge nel sito istituzionale, al concetto di bontà, intesa come qualità organolettica – colore, odore, sapore – dell’alimento, associa elementi afferenti i legami affettivi, identitari e, dunque, culturali, il rispetto dell’ambiente e la giustizia sociale, tanto in riferimento ai produttori, quanto in riferimento ai consumatori.

Una pellicola celebrativa che fa da corona al forte e costante impegno dell’associazione non-profit, nella formazione, nella tutela della biodiversità e delle comunità locali. Si pensi al recente accordo di collaborazione che è stato stipulato tra la Fao e Slow Food per aiutare i piccoli agricoltori dei paesi più poveri, assicurando loro più cibo e, al tempo stesso, valorizzando i prodotti e le ricette locali, in modo tale da immetterli sul mercato a sostegno dell’economia. Attività e azioni che denotano un forte impegno per il territorio e che coinvolgono il territorio stesso, alla riscoperta di un’alimentazione e di uno stile di vita più sostenibile.

 

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