Roma fa schifo, Cambia Catania, Sos Firenze, La peggio Rimini. Non sono nomi di partiti politici, e nemmeno slogan elettorali, ma alcuni dei tantissimi blog nati dall’esasperazione dei cittadini. Da Nord a Sud, dalla piccola cittadina di provincia alle realtà metropolitana non si salva nessuno.
Torino, Ascoli Piceno, Aprilia, Fiumicino, Varese, Taranto, Savona, Pontremoli, Ferrara, Prato; per ognuna di queste città esiste un blog dedicato in cui la parola d’ordine è: degrado. Strumenti di denuncia ma forse anche semplicemente valvole di sfogo per chi si sente inerme nel vedere la propria città abbandonata all’incuria e non si arrende a rimanere semplice spettatore dello scempio. In quasi tutte le pagine ci sono sezioni apposite dove ogni cittadino può fare segnalazioni.

Volendo stilare una top five delle azioni più indigeste troviamo al primo posto quelle legate al mondo delle quattroruote: dalla sosta selvaggia al parcheggio creativo, i cittadini sono stanchi di vedere i centri storici e i luoghi di maggiore interesse culturale delle loro città trasformarsi in quinte sceniche oscurate da macchine e camion.
Al secondo posto si classifica la sporcizia nel senso più ampio del termine: dallo sporco ai bordi delle strade ai cassonetti stracolmi, fino alle esposizioni improvvisate di mobili ed elettrodomestici che spopolano in tutta Italia sui marciapiedi.
Cartelloni pubblicitari e consanguinei si aggiudicano il terzo posto. Questa famiglia è composta da molti rappresentanti: gli adesivi che dominano ogni superficie, gli striscioni calati da tetti e balconi e tutte la varianti, per dimensioni e temi, di cartelloni stradali che in quanto a numero sono secondi solo ai semafori.
A seguire si posizionano le firme e le sigle dei writers, soprattutto quando vengono realizzate sui mezzi pubblici, sulle pensiline degli autobus e sui palazzi privati, discorso completamente a parte per i disegni compositi eseguiti sui muraglioni delle periferie per i quali c’è apprezzamento.
Al quarto posto c’è la selva oscura ovvero la vegetazione selvaggia e non curata, sia quella dei parchi pubblici dove si trovano, a cercarle bene, panchine sommerse dall’erba, sia quella cresciuta ai bordi delle strade che talvolta diventa così fitta e radicata da sventrare pavimentazioni stradali.
Conclude la classifica l’asfalto che non c’è, espressione che include tutte le buche e le crepe su strade e marciapiedi che diventano sempre meno sicure per i pedoni e per quegli sventurati a cui piace prendere la bicicletta.

La menzione speciale va al cantiere infinito perché anche se si trattava di una top five non potevamo non menzionare gli osceni pannelli che delimitano cantieri la cui origine si perde nella notte dei tempi e che in ogni città sono diventati discarica, superficie per private affissioni o vespasiani moderni.

Mentre in Italia succede tutto questo in Europa cosa accade? Qualcosa di diverso probabilmente, perché a parte qualche blog per Marsiglia e Madrid su internet non si trovano denunce analoghe alle nostre. Evidentemente molte città europee sono proprio come ci appaiono quando le visitiamo da turisti e il timore è che l’Italia appaia a molti turisti proprio come la vediamo noi cittadini.