wearemoreDal Culture Action Europe allo European Network for Cultural Centres, dal Circle allo European Institute for Progressive Cultural Policies, negli ultimi dieci anni i network culturali europei si sono moltiplicati, andando oggi a costituire una categoria di organizzazioni vasta e per molti versi omogenea.

Ognuno di essi s’interessa di specifici ambiti di quello che può essere definito il mare magnum della cultura, l’EENC – European Expert Network on Culture si focalizza sulle politiche culturali, l’ENCC – European Network for Cultural Centres s’impegna a promuovere il dibattito fra i centri culturali dei vari Paesi Membri, l’ENCATC – European Network of Cultural Administration Training Centers è attivo sul fronte del management e dell’education e come loro anche le altre reti europee si sono ricavate una serie di ambiti prioritari di intervento.

Tra le attività intraprese c’è il progetto We Are More, partito nell’ottobre 2010 e che in questi giorni giunge a conclusione. Dopo anni di discussione si attendono ora le conclusioni relative alla rinegoziazione del budget europeo per l’Agenda 2014-2020 e al destino del programma Cultura 2007-13, temi di cui l’iniziativa si è occupata, interrogando gli operatori nel settore culturale.

L’azione di questi organismi si articola prevalentemente secondo tre modalità: ricerca, indirizzamento e lobbying. Studi, pubblicazioni, attività di divulgazione sono solo alcune delle modalità operative chiamate in causa per esercitare influenza sui target di riferimento: i policymaker europei e nazionali. In un contesto in cui arrivare al bersaglio e condizionarne le decisioni rappresenta lo scopo prioritario dell’azione, la frammentazione può costituire un grosso rischio. Riusciranno questi soggetti a far sentire con forza la loro voce nel panorama europeo?!

La rete costituisce il paradigma della contemporaneità, dal mondo dell’informatica a quello della governance, la sua presenza sta plasmando la realtà che ci circonda e ridefinendo i nostri modelli concettuali. Nell’era del web 2.0, nella quale l’innovazione si evolve con ritmi vertiginosi, le organizzazioni, anche se costruite secondo un modello reticolare, devono essere pronte a confrontarsi con una crescente fluidità e con l’incertezza globalizzata.

In questo contesto, la struttura di questi network potrebbe rivelarsi troppo statica per fronteggiare l’evolversi degli eventi, il rischio che si pone per le reti europee è che manchi loro il grado di flessibilità necessario a conservarsi un ruolo forte nel dibattito culturale.

Sempre più spesso, inoltre, l’infrastruttura informativa e relazionale creata dai social media costituisce il punto di partenza per la creazione di aggregazioni bottom up, voci destinate a veder crescere progressivamente il loro ruolo di catalizzatori ed opinion leader. Questi strumenti stanno penetrando sempre più a fondo nella vita e nella società contemporanea e lo stesso settore della ricerca scientifica è stato preso d’assalto e colonizzato.

Riusciranno le reti europee della cultura a difendere la legittimità del proprio ruolo e la visibilità che hanno avuto nel recente passato? La frammentazione da un lato e il progressivo prendere piede dell’associazionismo informale, promosso dal web, rischiano di minacciarne la visibilità e la partecipazione, due requisiti fondamentali per il proseguire delle loro attività. La rinegoziazione del ruolo dei network europei della cultura può considerarsi aperta e il successo del loro posizionamento dipenderà dalla capacità dei membri di costruire un ponte solido fra le organizzazioni e i policymaker europei.