Le sommosse in Turchia non sembrano placarsi: Piazza Taksim continua ad essere palcoscenico degli scontri tra manifestanti e polizia, in un clima rovente che attanaglia il Paese ormai da settimane, senza accennare ad una soluzione.

Come spesso accade in queste situazioni, gli artisti e i creativi colgono l’occasione per contribuire alla causa dei diritti attraverso il loro talento. Ecco allora che anche ad Istanbul e Ankara i messaggi di protesta vengono affidati a graffiti e murales, così come accadde durante la primavera araba, e nascono così simboli di una ribellione che lascerà il segno, speriamo positivamente.

Tra questi i “pinguini”, apparsi su molti muri turchi, a rappresentare la vigliaccheria dei media nazionali, che invece di dar visibilità alla principale manifestazione organizzata in piazza, hanno trasmesso un documentario su questi esemplari.
Vicino ai pinguini campeggia il volto di Erdogan mascherato da joker e frasi slogan che ricordano l’utilizzo di gas contro la popolazione manifestante.

 

penguin

C’è chi invece ha voluto esprimere il proprio dissenso nei confronti del governo turco attraverso la musica di un pianoforte. Per di più si tratta di un artista italiano: lui è Davide Martello e al centro di Piazza Taksim ha intonato con il suo piano brani dei Beatles, sciogliendo per qualche minuto le tensioni tra cittadini e forze armate.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=Wmolk-Kx7Go]
Anche l’artista turca Sukran Moral, da sempre attiva a favore dei diritti umani, ha voluto prestare la propria arte alla cause della rivolta, inscenando una performance nel Gezi Park. La donna, avvolta in candidi drappi di lino, si è inflitta dei tagli sul ventre con una lametta, lasciando scorrere sul suo corpo rivoli di sangue, a rappresentazione delle vittime della protesta.

 

sukran

 

La scorsa notte è stata invece la volta della performance del coreografo Erdem Gunduz, il quale per cinque ore e mezza è rimasto immobile in piedi nella piazza gremita, proprio dinnanzi al ritratto dell’eroe nazionale Ataturk. La sua forma pacifica di protesta è stata pian piano abbracciata da molti dei manifestanti presenti, che hanno compreso la forza del gesto: l’immobilismo per un coreografo è infatti un ossimoro. In vari luoghi della città altre persone hanno seguito l’esempio di Gunduz, che ha avuto grande risalto anche sul Web, tanto che l’hashtag #duranadam (uomo in piedi) è divenuto in pochi minuti un trend mondiale. Il ballerino turco è stato trattenuto dalla polizia ma, una volta rilasciato, ha rilanciato l’appuntamento dell’Uomo in Piedi alle ore 20,00  di ogni giorno.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=fFIKnn_0Ekg]

 

 

Stime non ufficiali parlano infatti di circa 600 feriti, più o meno gravi, e tra loro spicca l’immagine di un’altra donna, la studentessa Ceyda Sungur che, con il suo vestito rosso, è stata colpita dal gas urticante lanciato dalla polizia, opponendo una pacifica resistenza.

 

Ceyda-Sungur-2

 

Anche Gezi Park, dove tutto ha avuto inizio, è stato occupato dai manifestanti che lo hanno trasformato in un luogo di incontro e scambio di idee. Qui ha preso vita un albero, creato con il fil di ferro e intitolato “Gezi Speaks”, dove chiunque può lasciare dei messaggi e affidare pensieri, proprio a testimonianza di un forte bisogno di democrazia e libertà di espressione.

 

gezispeaks