moveonSi è tenuta giovedì 20 giugno a Roma, in una sala messa a disposizione della Camera dei Deputati, una riunione promossa da MoveOn per rilanciare le loro radicali proposte per una riforma del servizio pubblico radiotelevisivo.

L’invito recitava: “Il sapere è di tutti. Una Rai indipendente al servizio della libertà di informazione. Tavolo di lavoro Parlamento – società civile”. E si leggeva: “Siamo al 57° posto al mondo come libertà di informazione. Costruiamo un servizio pubblico tv prendendo ad esempio i modelli europei più avanzati. Per una Rai senza il totale controllo dei partiti e del governo, con una legge di stampo europeo proposta dalla società civile”.

Il movimento, coordinato dal pugnace Marco Quaranta, ha tra i propri esponenti la ex parlamentare Tana de Zulueta (senatrice dal 1996 al 2001 nelle fila dei Ds, rieletta nel 2001 e passata nel 2004 ai Verdi, nelle cui liste viene rieletta nel 2006), e tra i simpatizzanti l’editorialista de “la Repubblica” Giovanni Valentini e l’ex senatore Vincenzo Vita (che è intervenuto all’incontro ormai come rappresentante di Articolo 21).

Si è trattato di un’occasione interessante soprattutto per cercare di comprendere le idee del neo Presidente della Commissione di Vigilanza Roberto Fico, che ha seguito con attenzione tutti i lavori, e ne ha tracciato le conclusioni. In verità, è forse la prima volta nella nostra esperienza professionale (e forse nella storia della politica televisiva in Italia) che un ruolo istituzionale così importante e delicato viene affidato ad un giovane dai modi assolutamente informali e dal look certamente “casual”.

Sono intervenuti nel dibattito sia operatori del settore noti (l’ex commissario Agcom Nicola D’Angelo, l’ex direttore di Rai Educational Renato Parascandolo, l’ex responsabile cultura di Rifondazione Comunista Sergio Bellucci… da osservare una presenza di molti “ex” ed anche ciò deve stimolare una riflessione su chi è attualmente fuori dalle “istituzioni”) sia ignoti (lavoratori “di base” della Rai, giornalisti non particolarmente famosi…). Si sono ascoltate quindi tesi evolute e storiche (molto appassionato l’intervento veramente fuori dal coro di Corradino Mineo, ex direttore di RaiNews ed attualmente parlamentare del Pd, così come quello di Loris Mazzetti, che ha ricordato la passività di molti a fronte del famigerato “editto bulgaro”), ma anche argomentazioni – come dire?! – ingenue e “semplici”. Complessivamente, si è trattato di una iniziativa stimolante, per quanto non innovativa, se non nella rara occasione di un esponente istituzionale molto dialogico.

Move On ha promosso un “tavolo”, del quale faranno parte politici, tecnici, esponenti della società civile, che intendono impegnarsi per una Rai “dalla parte dei cittadini”.

Sullo scenario, si agitano spettri di varia natura: la prospettiva (parzialmente rientrata) della chiusura del “psb” in Grecia, le curiose valutazioni “economicistiche” della Rai elaborate da Mediobanca (come a segnalare che il “psb” potrebbe andare “sul mercato”), l’audizione del Vice Ministro Catricalà che non ha escluso l’assegnazione del servizio pubblico attraverso una gara, e quindi senza garantire l’esclusiva Rai (una vecchia tesi cara ai liberisti oltranzisti).

Premesso che riteniamo che l’attuale assetto governativo non determinerà alcuna proposta di riforma né della Gasparri, né di altre norme sul sistema dei media (troppo contrapposti sono gli interessi per addivenire ad un compromesso), è prevedibile che la proposta di Move On sia destinata, purtroppo, a restare lettera morta, esattamente come è avvenuto – a suo tempo – con la proposta di legge di Tana De Zulueta.

Ciò non significa che iniziative di provocazione non debbano essere promosse: anzi. Che si gettino nuovi sassi nel vecchio stagno. Prima o poi, forse, qualcosa accadrà. Sarebbe accaduto certamente qualcosa se il Pd avesse seguito la prospettiva Rodotà. L’attuale governo conferma invece una dinamica gelatinosa di consociativismo, allorquando crediamo che il Paese abbia necessità, urgente, di riforme, radicali.

Ricordiamo che il “MoveOn italiano” nasce su ispirazione del movimento americano che ha contribuito alla vittoria di Obama e quindi all’approvazione della nuova riforma sanitaria. Scopo dichiarato del movimento “è promuovere la Democrazia attraverso azioni partecipate al livello locale, nazionale e, insieme ad analoghe reti straniere, internazionale. Vorremmo stimolare la partecipazione tra i cittadini e i partiti, per contribuire – tutti assieme – ad un reale cambiamento delle condizioni politiche e culturali del nostro Paese”. MoveOn vorrebbe una televisione pubblica libera di “fare da cane da guardia ai poteri”.

Tra le tesi di MoveOn:
1. superamento dell’anomalia per la quale l’azionista del servizio pubblico è il Ministero dell’Economia;
2. al posto della Commissione Parlamentare di Vigilanza, costituzione di un Consiglio per le Comunicazioni Audiovisive, composto in maggioranza – 11 su 20 – da esponenti della società civile;
3. il Consiglio nomina i vertici della concessionaria del servizio pubblico (Rai), manager che devono essere selezionati in base a criteri di professionalità, competenza, indipendenza;
4. il Consiglio nomina altresì i componenti dell’Agcom, anche in questo caso garantendo criteri selettivi basati su esigenze di competenza, indipendenza, trasparenza;
5. il Consiglio si pone al servizio degli utenti Rai, stimolando modalità interattive di controllo e valutazione, e garantendo ai cittadini un uso attivo e consapevole dei media del servizio pubblico.

Correlata battaglia è rappresentata dall’esigenza di nuove norme antitrust.

Una petizione può essere firmata sul sito di www.change.org.

Il Presidente Fico si è impegnato a partecipare al “tavolo”, e già questa è una notizia inedita, dato che il Presidente di una Commissione Parlamentare si caratterizza spesso per un ruolo in qualche modo “a-partisan”. Fico invece, evidentemente, intende schierarsi, eccome.

Nelle sue conclusioni Fico ha auspicato di poter essere il Presidente “dell’ultima Commissione di Vigilanza Rai”, ma questo auspicio reca, come sottotesto, il rischio di una scomparsa della Rai (il che è male) e non soltanto del “controllo partitico del servizio pubblico” (il che è bene). Secondo Fico, “la Rai è un patrimonio pubblico che non va smantellato, ma risanato e a cui va dato un nuovo assetto di governo puntando al superamento della stessa Commissione di vigilanza”. Temiamo che il Movimento 5 Stelle, nel tentativo di attuare alcuni dei suoi nobili propositi, potrebbe finire per buttare dalla finestra… anche il bambino, oltre che l’acqua sporca.

Fico ha annunciato che approfitterà del parere che la Commissione è tenuta a manifestare sul nuovo contratto di servizio Rai in gestazione, per convocare audizioni eterodosse: nonostante i funzionari della Commissione gli abbiano segnalato che lui può audire soltanto “dirigenti” della Rai, Fico ha annunciato l’intenzione di non rispettare questa indicazione, e di convocare anche lavoratori Rai… non titolati, ed esponenti della società civile.

Effettivamente, se Fico riuscisse a concretizzare questo intendimento, ne potremmo vedere delle belle!

Temiamo però che il dissidente Fico possa finire per svolgere un ruolo, certamente utile in termini dialettici, ma purtroppo non determinante nell’economia politica complessiva del sistema. Come sta accadendo ai due consiglieri dissidenti in Rai: in effetti, non ci sembra che dalle posizioni “resistenziali” di Colombo e Tobagi stia emergendo alcuna correzione di rotta Rai, ma semplicemente la sacrosanta rivendicazione di un’idea altra di servizio pubblico.
Non è questo che una buona metà degli italiani si attende dalla Rai. O dalla Vigilanza. E non è casuale che i due dissidenti Rai abbiano inviato un messaggio ai promotori dell’iniziativa MoveOn: Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo che hanno espresso il loro pieno appoggio ai 5 punti del Manifesto di MoveOn, precisando che di queste proposte c’è bisogno per “l’impatto nefasto della attuale forma di governance sulla vita aziendale”. Tobagi e Colombo sostengono che “le energie dei cittadini e della politica debbano convergere sullo sforzo di riformare quel grande patrimonio collettivo che è il servizio pubblico”, e che non è il caso di “disperdersi in diatribe sulla privatizzazione”. In vista del rinnovo della concessione del servizio pubblico nel 2016, ritengono che “sia necessario sviluppare un dibattito ampio e organizzare una consultazione che coinvolga in maniera seria e strutturata i cittadini”.

L’incontro si è chiuso con l’impegno di avviare il tavolo di lavoro nelle prime settimane di luglio. Attendiamo, fiduciosi, lo sviluppo dell’iniziativa.

Per martedì 2 luglio, intanto, Articolo 21 ha promosso un incontro di riflessione critica, sempre sulle tematiche del servizio pubblico, dalle ore 10 alle ore 14, presso il Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro): prevedibilmente un dibattito utile… pur ospitato nei saloni di un ente ritenuto inutile dai più (ed immaginiamo cosa ne possa pensare Beppe Grillo).

Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’IsICult – Istituto italiano per l’Industria Culturale