pompeipanoLo scorso 27 giugno si è conclusa a Phnom Penh, in Cambogia, la 37sima riunione UNESCO. In tal sede l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha aggiornato la lista del patrimonio mondiale dell’Umanità prendendo in esame le candidature di beni ambientali e culturali di ogni Paese.
L’Italia ha messo a segno altri tre riconoscimenti: si tratta del vulcano Etna, in Sicilia, delle Ville e Giardini medicei in Toscana, mentre l’Archivio LUCE è entrato nel Registro della Memoria del Mondo.
Per il Bel Paese tuttavia non sono giunti solo onori, ma anche un legittimo richiamo al senso di responsabilità che gli deriva dal fatto di vantare il più grande numero di siti UNESCO, 49 in tutto.

A preoccupare è in particolare la condizione dell’area archeologica di Pompei tanto che dai vertici dell’Organizzazione è stato lanciato un ultimatum volto a ripristinare le ottimali condizioni del sito entro il prossimo 31 dicembre.

La sfida è ardua ma dal Ministero giungono voci ottimiste: Bray rassicura che due dei cinque cantieri previsti sono già stati avviati, il terzo partirà nei prossimi giorni, ma i rimanenti sono bloccati in attesa di verifiche supplementari relative alla trasparenza (considerazione non certo edificante). Secondo il neo ministro entro il 2015 saranno attivi a Pompei 39 cantieri in tutto, ma nel frattempo, gli scioperi dei dipendenti MiBAC avvenuti nei giorni scorsi non consentono previsioni rosee.
Nel sito campano i principali problemi, purtroppo comuni a molti altri luoghi della cultura italiani, sono: carenze strutturali, danneggiamenti, costruzioni abusive, carenza di fondi e mancanza di personale.

 

Il Progetto Grande Pompei prevede l’impiego di ben 105 milioni di euro, in parte messi a disposizione dall’Unione europea, e alcuni privati, come l’imprenditore Pietro Salini, hanno avanzato l’intenzione di donare denaro per il restauro del sito.
E’ necessario ora non disperdere tali risorse, come purtroppo è accaduto in passato, al fine di avviare quel processo di recupero che già da tempo doveva essere partito. Il piano di manutenzione programmata di Pompei è stato infatti approvato già nel marzo 2012 e, sebbene la sovrintendente Cinquantaquattro assicuri che tra il 2011 e il 2012 sono stati messi in sicurezza “oltre cento punti della città antica”, è bene dare ulteriori segnali.

L’ultimatum dell’UNESCO è in realtà la richiesta, entro la fine dell’anno, di un rapporto sulle attività svolte per la conservazione del sito; il presidente della commissione italiana Giovanni Puglisi chiarisce inoltre che il governo e il ministero sono a conoscenza di tale documento e dunque perfettamente pronti a collaborare.

Il 31 dicembre è tuttavia molto più vicino di quel che sembra e per recuperare la credibilità perduta, anche a livello internazionale, c’è davvero molto da fare e non ci si può certo rilassare sugli allori.
Il successo della mostra in corso al British Museum di Londra, dedicata proprio ai reperti pompeiani, ci ricorda del resto quanta stima verso il nostro patrimonio abbiano all’estero, ma anche la grande responsabilità che l’Italia deve assumersi.