eatwithViaggiare, conoscere nuovi territori, ampliare i propri orizzonti, assaporare nuove culture. Molte persone si mettono in viaggio per esplorare, scoprire e sperimentare il diverso, guardare con i propri occhi gli scenari conosciuti attraverso i media, riconoscere le icone di fama internazionale, assaggiare sapori autentici.

Una startup nata nel 2012 offre al turista interessato una possibilità in più per testare l’autenticità, far conoscenza con le persone del luogo e provare la vera cucina, quella domestica, preparata e offerta nell’intimità di casa. Stiamo parlando di EatWith, la versione culinaria di Airbnb, un portale che consente ad aspiranti host e guest di entrare in contatto fra loro, conoscersi e condividere un’esperienza unica nel suo genere.

L’idea è nata ad un giovane di Tel Aviv, Guy Michlin, quando un giorno, nel corso di una vacanza in Grecia, si è ritrovato a cena presso una famiglia che non conosceva, con la quale era entrato in contatto attraverso conoscenze più o meno dirette. L’esperienza ha preso una piega così positiva che, una volta ritornato a casa, ha subito iniziato ad pensare a come rendere disponibile a molti quella che per lui era stata un’occasione per conoscere persone interessanti e assaporare l’autentica cultura greca.

Poche cose come i prodotti tipici locali e le ricette di chi di giorno in giorno vive il territorio sanno comunicare l’identità del luogo con tanta immediatezza. La possibilità di trovarsi faccia a faccia con le persone che vivono i diversi Paesi può aprire a conoscenze interessanti, confronti stimolanti e inediti punti di vista su quello che s’immagina essere una certa cultura o un certo contesto. All’altro capo del filo, l’host può coltivare il suo amore per la cucina, ricevere persone provenienti da ogni angolo del mondo direttamente nel proprio salotto e condividere con loro i suoi piatti preferiti, facendosi testimone della sua cultura e delle sue passioni.

EatWith offre una proposta sociale e culinaria che per le sue caratteristiche si pone in estrema antitesi rispetto ai ristoranti turistici, i cosiddetti tourist-trap, omologati come la raffigurazione globalizzata delle icone cittadine, dal Colosseo al Ponte di Rialto. E il web, ancora una volta, offre l’infrastruttura che permette di unire punti lontani, aprire a possibilità inedite e testare nuovi modelli di business.

La community ad oggi è attiva in due Paesi e una città: Israele, Spagna e New York. Accedendo al portale, fra le altre cose, è possibile filtrare le varie proposte a seconda dell’area, del tipo di esperienza che si è interessati a provare – tourist, local o age 40plus – e, chiaramente, al tipo di cucina e il range di prezzo. Dalla cucina italiana, a quella vegetariana, a quella Kosher le proposte sono numerose e per ogni host è possibile visionare il profilo, leggere le recensioni degli utenti, vedere le fotografie di casa e dei piatti proposti. Ogni host ha una sua storia, che viene raccontata anche grazie ai suoi piatti, e il cibo diviene la base su cui costruire un dialogo culturale e personale, che nasce dai prodotti del territorio, prosegue attraverso le ricette di casa e arriva al turista, offrendogli uno spaccato della realtà autentica del Paese in cui si trova.