prezzoPoniamo per assurdo che il principio di autoderminazione dei consumatori si estendesse a quel piano cartesiano dove la curva della domanda incontra la curva dell’offerta nel processo di definizione del prezzo di un bene e ne alterasse la natura.

Poniamo sempre per assurdo che tale nuova attitudine iniziasse a spaziare nella vastità dei settori merceologici attuali e lentamente diventasse una pratica comune e alternativa. Facciamo, infine, finta che questo fosse il risultato – forse un tempo utopico? – di un processo di democratizzazione delle regole di mercato classiche che porrebbe la posizione della domanda in una sorta di primato e, oserei dire, di dirigismo nella definizione del prezzo di un determinato bene.

Escludiamo ora il congiuntivo imperfetto, d’obbligo nelle frasi ipotetiche del terzo tipo, e poniamo tutto al presente indicativo, otteniamo affermazioni di realtà contingente:  quanto detto in premessa ora è attualità e sempre più notiamo una crescente trasformazione del ruolo dei consumatori e quindi delle reazioni dei produttori e commercianti.
Urge testimoniare con degli esempi quanto affermato in premessa per capire che oggi la pratica del prezzo-fai-da-te non è un’assurdità ma una realtà sempre più sperimentata. Altri Paesi, vedi Spagna, Gran Bretagna, Portogallo, Olanda e Germania, la praticano da tempo e con grande riscontro di pubblico.

In Italia invece si è affacciata da un paio di anni con timidi esperimenti legati più a realtà imprenditoriali di quartiere. Mi riferisco per esempio a un ristorante a Massino Visconti, piccolo paesino sul Lago Maggiore in provincia di Novara, dove si arriva al ristorante, si ordina, si mangia e quando è il momento del conto è il cliente a decidere quanto corrispondere in base alla qualità del cibo e del servizio ricevuto. Oppure percorrere l’Italia fino a Sud, a Napoli, e aspettare l’ultimo mercoledì del mese quando, su prenotazione, è possibile rifarsi il look dai fratelli Luca e Vincenzo, proprietari di un salone di bellezza in una delle zone più chic ed esclusive di Napoli a Piazza Amedeo: taglio, piega, colore o colpi di sole insomma qualsiasi servizio reso e poi pagato ad un prezzo deciso dallo stesso cliente.

È auspicabile evidentemente che nel processo che porta un cliente a stabile il prezzo da corrispondere entrino in gioco, il buon senso e un altissimo senso di civiltà e rispetto del lavoro e della professionalità altrui e di chi ha rimesso il proprio lavoro, il proprio servizio e la propria credibilità nella buona fede del consumatore e nella sua fiducia.
Non solo servizi che si traducono in qualcosa di materiale ma anche la sfera dell’immateriale è stata toccata in questa innovativa pratica del prezzo-fai-da-te. Più propriamente mi riferisco alla sfera della cultura e del mercato editoriale.

La casa editrice Edizioni Progetto Cultura 2003 ha lanciato il progetto Filo della fiducia con la pubblicazione di “Antologia di Racconti” – volume I della collana Il Filo della Fiducia. Progetto a loro dire “rivoluzionario”. La rivoluzione consiste nel rimettere al libero arbitrio del lettore la decisione del prezzo e far sì, in questo modo, che il senso di responsabilità del lettore e la sua fiducia incentivino il difficile mercato editoriale premiando la meritocrazia e i 12 autori della Antologia di Racconti. Sul sito www.filodellafiducia.it vi sono le istruzioni per diventare i protagonisti di questa inedita esperienza di fruizione della cultura.

Gli esempi potrebbero continuare – vedi il mercato dell’energia del gas e della luce – ma è bene concludere affermando che la pratica del prezzo-fai-da-te riporta in auge l’antico senso di responsabilità del fruitore/consumatore e il suo sentimento di fiducia nei confronti di chi lavora per il pubblico, traducendo in concreto la risposta del commerciante o libero professionista “fate voi”, molto comune nel meridione d’Italia, alla domanda “quanto vi devo?”!