lettagianSullo sfondo delle dinamiche inerenti la gestione dei Beni Culturali degli ultimi decenni, vi è stata una silenziosa ma fondamentale misura legislativa, emanata nel 1993 e fortemente voluta dal ministro a cui deve la denominazione con cui oggi molti la ricordano. Stiamo parlando della Legge Ronchey, una misura importante che ha segnato l’apertura del mercato dei servizi aggiuntivi dei musei e delle aree archeologiche statali ai privati, ai quali finalmente veniva data la possibilità di subentrare nella gestione e sviluppare imprenditorialità in un settore tanto strategico quanto bisognoso di rilancio ed innovazione.

Quella che voleva essere una spinta verso la privatizzazione, si è però tradotta in una liberalizzazione mancata e in un generale fallimento del mercato. Osservando lo scenario attuale vediamo le distorsioni tipiche degli oligopoli modellare un settore che troppo a lungo ha aspettato i benefici auspicati. La Legge Ronchey dei primi anni Novanta non si è infatti limitata a disciplinare l’ingresso dei privati nel mercato. Questa ha introdotto la possibilità di costituire società pubbliche cui affidare la gestione dei servizi – entità capaci di intervenire nel settore culturale con l’efficienza dei privati – e la programmazione negoziata, quale modalità di intervento congiunto, pubblico e privato. Tali condizioni, coadiuvate da una logica di spartizione politica e da un gioco di ruoli in stile cross-directorship, hanno dato vita ad una situazione di oligopolio mascherato e conflitto d’interessi.

In Italia, infatti, la scena dei servizi aggiuntivi è dominata da pochi grandi nomi, che singolarmente o congiunti in ATI, si spartiscono la stragrande maggioranza dei Beni Culturali statali. Electa Mondadori, PRC Codess, Civita, Zetema, sono tutte società invischiate in una ragnatela di nomi, cariche e interessi mascherati, in relazione alla quale il pubblico, lungi dall’essersi esiliato, è invece presente sotto nuove e molteplici spoglie.

In questo contesto non può destare stupore la recente nomina di Gianni Letta a presidente dell’Associazione Civita, società che insieme ai suoi diversi bracci operativi, si afferma come uno dei grandi attori a livello nazionale.
Nata nel 1987 da un’intuizione di Gianfranco Imperatori, con l’obbiettivo di traghettare la tutela e la valorizzazione della cultura verso un nuovo modello di sviluppo economico, Civita ha progressivamente ampliato la sua sfera di influenza vincendo numerose concessioni, assorbendo altre società di servizi aggiuntivi -come Ingegneria della Cultura – e acquisendo partecipazioni in altre realtà imprenditoriali attive nel settore, si pensi a Gebart e Opera Laboratori Fiorentini. Oggi gestisce i servizi aggiuntivi di più di ottanta siti culturali statali ed è presente in nove regioni.
Nel 1998 con Acea e Costa Edutainment ha dato vita a Zetema, società oggi partecipata al 100% dal Comune di Roma nonché una delle grandi protagoniste dell’oligopolio dei servizi aggiuntivi della Capitale.

Confrontando l’organigramma delle due società, Civita e Zetema, c’è un nome che ritorna con forza, quello di Albino Ruberti, amministratore delegato tanto di una, quanto dell’altra. Lo stesso Ruberti è presente nel consiglio di amministrazione di Civita Tre Venezie e Civita Sicilia, nonché componente del consiglio direttivo di Federculture e per molti protetto dello stesso Letta. Anche lui è una delle personalità invischiate nella ragnatela, come Alessandro Nicosia, Emanuele Emanuele, Salvo Nastasi.

Laureato in giurisprudenza e dedicatosi al giornalismo per molti anni, Letta ha una lunga storia di cariche prima in relazione alla testata Il Tempo, poi per il gruppo Fininvest e quale capo dell’ufficio stampa della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. E’ stato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel susseguirsi dei governi Berlusconi e dal 2007 è membro dell’advisory board di Goldman Sachs International, società la quale si occupa di consulenza strategica per l’opportunità di sviluppo degli affari, con focus particolare sull’Italia.
E’ uomo di relazioni, apostrofato da alcuni come Eminenza Azzurrina del sistema culturale italiano, considerato il collante fra figure come Mario Ciaccia, Mario Tosello e Salvo Nastasi, considerati i re dei commissariamenti d’oro. Di Nastasi, attuale vertice della Direzione Generale per lo Spettacolo dal Vivo, è stato anche testimone di nozze.

In questo quadro risulta difficile interpretare costruttivamente le proposte avanzate dall’Associazione Civita durante l’Assemblea dei Soci che ha sancito la nomina a presidente dell’on. Letta, svoltasi venerdì 5 luglio presso i Musei Capitolini. Ruberti in persona ha dato voce a quelle che sono state definite le priorità per il mondo culturale italiano e che per certi versi sicuramente lo sono: la riforma delle condizioni fiscali nei rapporti fra pubblico e privati che vogliono sostenere la cultura – dal regime delle detrazioni e delle deduzioni all’introduzione dell’IVA agevolata per il restauro e i contratti di sponsorizzazione -, l’innovazione del sistema delle concessioni in termini di maggiore attrattività e redditività, l’introduzione di nuove modalità di gestione integrata tra Amministrazione Pubblica e operatori privati, la minore frammentazione dei servizi messi a gara e la revisione delle strategie tariffarie in direzione di un ripensamento della gratuità e del generale aumento dei prezzi.

Nell’ascolto di queste proposte, si pone un problema fondamentale in termini di fiducia. La situazione di mala gestione del mercato dei servizi aggiuntivi ha infatti assunto dimensioni talmente epiche che qualche anno fa è stato lo stesso Antitrust a descrivere le situazioni di monopolio e ingiustificato vantaggio competitivo che si vengono ripetutamente a creare nel settore. L’organismo ha parlato, infatti, di una serie di imprese che, grazie alla partecipazione pubblica o a reti di relazioni fra privati, risultano avvantaggiate nell’assegnazione dei servizi aggiuntivi nei siti statali. In un quadro come quello delineato viene difficile guardare a Civita come al soggetto più idoneo per indicare la rotta della ripresa e dello sviluppo economico. Espressione stessa delle distorsioni del sistema, guidata da alcuni fra gli attori chiave della scena politica attuale, la Civita di Gianni Letta fa parte della grande ragnatela che avvolge il settore culturale italiano e come gli altri nodi della rete è invischiata in una fitta trama di relazioni e interessi, che sarà difficile districare.

 

Per approfondire:
www.civita.it
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/10/27/oltre-il-giardino.html
http://marcotravaglio.mastertopforum.net/printview.php?t=2909&start=0
http://www.italica.rai.it/galleria/numero12/istituzioni/zetema.htm
http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=1900
http://www.roma5stelle.com/forum/181-valorizzazione-patrimonio-culturale/16047-zetema?limit=6&start=12
http://www.lettera43.it/cultura/nastasi-corsa-alla-scala_4367567313.htm
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/la-carica-dei-letta-letta-da-anni-decidono-sui-milioni-di-euro-di-fondazioni-40373.htm
http://www.ilfoglio.it/soloqui/4551
http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2012/10/22/news/oltre_il_giardino-45039795/