icsDire ICS, in riferimento allo sport, fa pensare al pareggio qualsiasi appassionato di calcio.
Eppure non parleremo qui di pareggio (anzi, forse di una sconfitta) bensì di un acronimo, quello dell‘Istituto del Credito Sportivo, ultima banca pubblica italiana la cui funzione principale, come intuibile dal nome, è quella di erogare finanziamenti al settore sportivo, sostenendo interventi mirati alla costruzione, ampliamento, acquisto di strutture e attrezzature sportive o iniziative di promozione legate allo sport.
La Legge Finanziaria del 2004 ha disciplinato l’ampliamento della sua sfera di competenza anche ai Beni e alle Attività Culturali anche se, c’è da dirlo, le azioni intraprese in questo campo sono state finora limitate alla sponsorizzazione del Padiglione Italiano Expo Universale di Shanghai e a quella di DNA ITALIA, Salone delle Tecniche e Tecnologie per la Cultura.
Ma non è questa di certo la critica che recentemente è stata rivolta verso l’Istituto: il motivo per cui l’ICS è balzato agli onori (?) della cronaca è l’indagine della Corte dei Conti sulle anomalie riscontrate in fatto di ripartizioni degli utili.
Facciamo un passo indietro: l’istituto del Credito Sportivo è ad oggi finanziato sia da soggetti privati (soprattutto altre banche) sia (prevalentemente) dallo Stato attraverso i ricavi dei Concorsi Pronostici (le “nostre” scommesse).

Nel 2004, in occasione della modifica dello Statuto operato da Mibac e Mef, si è cercato di soddisfare la richiesta di maggior rappresentanza per gli enti locali ed è stato inoltre variato il sistema di ripartizione degli utili.
Il risultato di questa modifica è che lo Stato, a fronte di conferimenti di quasi 60 milioni di euro nel periodo 2005-2010, ha avuto indietro solo 2 milioni e 800 euro, mentre le altre banche si sono spartite più di 80 milioni di euro nonostante avessero versato decisamente meno del Pubblico.

Una anomalia che ha tutta l’aria di non essere una svista e notata solo a causa del commissariamento (partito nel 2011) da parte della Banca d’Italia, dalla quale sono partite una serie di segnalazioni a livello ministeriale.

A questa andrebbero poi accostate altre “stranezze” che vedono protagonista l’Istituto: come i prestiti e gli interessi a tassi particolarmente competitivi a comparti, come quello calcistico ad esempio, che di certo non sono tra coloro che necessitano di maggiori tutele assistenziali.
In tutto ciò, il fatto che per definire la situazione si faccia ricorso a termini quali “svista”, “anomalia” o a locuzioni come “si sono accorti” risulta quanto meno inquietante.

Mettere il sale nel caffè al posto dello zucchero è una svista, trovare quel caffè comunque di proprio gusto è una anomalia. Sorseggiarlo tranquillamente mentre magari si dirottano 80 milioni di euro, però, è sicuramente anti-sportivo.

Per approfondire:
http://www.mondoeconomia.com/la-corte-dei-conti-indaga-sull-ics
http://www.repubblica.it/economia/2013/07/02/news/indagine_della_corte_dei_conti_sull_istituto_di_credito_sportivo-62227573/
http://www.gioconews.it/cronache/70-generale20/36966-che-fine-han-fatto-i-proventi-dal-gioco-indagine-della-corte-dei-conti-sull-istituto-di-credito-sportivo
http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Credito-Sportivo-governo-Monti-azzera-statuto-scontro-banche/22-04-2013/1-A_006063140.shtml