La prossima sfida del web si chiama Internet.org ed ha un obiettivo a dir poco ambizioso: tutto il mondo connesso.
E’ questa la grande rivoluzione che stanno preparando per l’intera umanità i 6 colossi del web Facebook, Ericcson, MediaTek, Nokia, Opera, Qualcomm e Samsung che puntano a rendere la rete accessibile a 5 miliardi di persone.

internetorg
Ad oggi, infatti, solo un terzo della popolazione mondiale è connesso ad internet e di questi, circa la metà utilizza Facebook.
Una semplice trovata di marketing? Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, assicura che non lo è: “Non si tratta di soldi. Se si trattasse solo di questo, ci potremmo ritenere già soddisfatti perché quel milione di utenti ad oggi attivo su internet rappresenta la fascia più ricca della popolazione mondiale. Ciò a cui puntiamo – tiene a specificare – è l’economia della conoscenza che è l’unico volano di sviluppo possibile nel futuro.”

Il progetto, che si chiama appunto Internet.org, si presenta con un video di poco più di 1 minuto dai colori caldi e dal sonoro che richiama l’ “I have a dream” di Martin Luther King: ad essere protagonisti soprattutto le popolazioni africane, i paesi in via di sviluppo dove a malapena l’1% degli abitanti conosce internet e riesce a connettersi.

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Un mondo in cui tutti sono connessi riuscirebbe sicuramente ad eliminare le distanze fisiche, una bella sensazione che abbiamo in parte già provato e sperimentato e di cui di certo non riusciremo più a fare meno.
Tutti sanno, di contro, che internet è tanto prezioso quanto potente e che il suo utilizzo può anche essere indirizzato a limitare la privacy e la libertà degli individui.
Ma è pur sempre una risorsa che, come tale, ha suoi pro e i suoi contro. Sarebbe come non vivere per paura di morire e questa filosofia non è quella vincente alla soglia del terzo millennio.

3 i punti chiave dell’operazione: riduzione del costo degli smartphone e quindi dei trasferimenti dati, miglioramento della larghezza di banda per abbattere il digital divide, modelli aziendali innovativi che consentano la riduzione dei costi.

Ovvio che l’intento di business c’è ed è anche palese: in un mercato ormai saturo, le aziende produttrici di tecnologia devono espandersi altrove, conquistando fette di mercato molto appetibili ma ahimè ostacolate da limiti infrastrutturali troppo grandi. E allora, come la montagna che va da Maometto, Zuckerberg &Co. se ne vanno a bussare alle porte delle aziende proprietarie delle infrastrutture web, per fare mercato assieme. Tu mi dai la rete, io ti connetto il mondo. Perché se è vero che oggi questa manciata di aziende vendono a 100 un servizio a costo 10, domani potranno vendere a 300 la stessa cosa a costo 5 vedendo così quasi raddoppiati i loro guadagni.

internetaccessibile

Manca qualcuno? Google, che sta tentando un’operazione simile, ma in solitaria, con Project Loon una serie di palloni aerostatici muniti di antenne in grado di espandere la connettività, e Microsoft, che per il momento rimane a guardare e anzi, sminuisce il tutto condensando nelle poche parole di Bill Gates tutto l’affaire: “Se un bambino in Africa muore di fame o di dissenteria, non sarà certo una connessione internet a salvarlo”.
Verissimo. Ma se nella vita non ci fosse sempre bisogno di un aut-aut? Se quella connessione ad internet servisse anche a far capire che ci sono altri modi per curare una dissenteria?
La risposta a questi interrogativi è quella che diamo alla domanda: “grazie ad internet ho imparato qualcosa in più? Posso dire che internet ha aumentato il mio grado di conoscenza?”. Se ce l’abbiamo fatta noi forse ce la possono fare tutti. Vale la pena tentare.